Foto da satellite. [Vista delle Alpi austriache]. Attraverso Wikipedia

Tracce dell’antico popolo e curiosità sull’astrofisica

L'Austria nelle tavolette sumere
di Antonello Cannarozzo
Tavoletta d’argilla sumerica Planisphere of Nineveh British Museum, inventory number K8358, foto Wikimedia Commons

Affermare che l'antichissimo popolo dei Sumeri, vissuti nell'odierno Iraq circa tremila anni a. C., potevano conoscere i fenomeni geologici sviluppatesi nelle Alpi austriache ha dell'inverosimile o, peggio, una burla degli archeologi, ma come ogni “giallo” che si rispetti, anche ciò che racconteremo ha degli elementi che potrebbero sembrare fuorvianti, ma, in realtà, hanno la loro ragione d’essere come in un filo che tiene unita tutta la trama di un thriller.
Gli elementi sono due: un disastroso evento accaduto circa 11 mila anni fa, secondo i dati del carbonio 14, e una tavoletta d’argilla sumera di appena 14 centimetri scritta con le lettere cuneiformi circa 5 mila anni fa.
Andiamo allora con ordine e ci rechiamo con l’immaginazione sulla catena delle Alpi austriache al confine italiano vicino al luogo della scoperta del famoso uomo di Similaun.
Qui avvenne, come accennato, in epoca assai lontana un cataclisma geologico che, per un impatto ancora da definire, spostò una massa spessa almeno 500 metri lungo una dorsale di oltre 5 chilometri. Un evento disastroso che cambiò per sempre la morfologia del territorio.
Il perché avvenne questo disastro non è facile da chiarire, ci sono sull’argomento numerosi studi scientifici, ma tutti, almeno per ora, rimangono solo ipotesi più o meno credibili.
La più plausibile, a nostro modesto avviso, tra le tante, rimane l’impatto sulla Terra di un asteroide di almeno 1300 metri di diametro, ipotesi convalidata dai i resti di un cratere ancora visibile del diametro di 1,5 Km nei pressi della vicina cittadina di Köfels.
Un piccolo asteroide, tutto sommato, che inizialmente orbitava intorno al Sole e che per motivi inspiegabili si è staccato dall’orbita e ha pensato bene di venirci a trovare anche se in modo un po’ brusco.
Le conseguenze di questo tremendo impatto furono, come accennato, catastrofiche sia per il luogo dell’impatto e sia per altri territori circostanti addirittura a centinaia di chilometri di distanza perché per il calore originato dall’esplosione e dall’onda d’urto si propagò nell’atmosfera come un’enorme onda sismica.
Altri scienziati però non condividono questa teoria, ma avallano la possibilità che la roccia fusa sia il risultato del calore generato dall’attrito opposto dalla parete montuosa all’avanzata della frana divenendo, quest’ultima, non più l’effetto, ma causa del catastrofe.
Certo non ci sono documenti scritti del tempo per poter affermare una teoria rispetto ad un’altra, tuttavia due ingegneri britannici Alan Bond e Mark Hempsellhanno pubblicato nel loro libro “Una osservazione sumera di evento delle Köfels” la teoria che il cataclisma non solo fu determinato da un meteorite, ma addirittura il drammatico evento ha ispirato numerosi miti nelle culture antiche come: la distruzione di Sodoma e Gomorra e quella del mito greco di Fetonte, il figlio di Apollo, il Sole, che montato sul carro del padre, prese fuoco schiantandosi al suolo e altri vari miti, ma da qui inizia il “giallo”.
Gli autori affermano che l’evento sia stato registrato nientemeno che su un’antica tavoletta d’argilla sumerica ritrovata sulle rive del fiume Eufrate e catalogato come K8538.
Una teoria affascinante, solo con una discrepanza non proprio irrilevante.
Come abbiamo già sottolineato, la datazione dell’evento alpino fu calcolato attraverso il radiocarbonio 14, e precisamente su alcuni tronchi d’albero pietrificati dalla frana, definendo un’età di circa 9800 anni, dunque ben 4 mila anni prima che la tavoletta sumera venisse scritta.
Le possibili soluzioni a questa discrepanza cronologica possono essere così sintetizzate: la teoria dei due ingegneri britannici è errata e in realtà la tavoletta sumera annota un avvenimento diverso e non ancora conosciuto.
Altra ipotesi e che le conclusioni al radiocarbonio potrebbero essere state viziate, come a volte capita, da difetti nei campioni oppure i sumeri conoscevano il rovinoso impatto accaduto 4 mila anni prima, e vollero tramandarlo ai posteri sulla tavoletta prodotta nel 3123 a.C., ma le sorprese non finiscono qui.
È stata trovata ed accertata la descrizione sulla parte della tavoletta leggibile, di un oggetto abbastanza grande da farsi notare.
L’osservazione suggerisce che possa trattarsi di un asteroide facente parte del gruppo di quelli vicino alla Terra del quale però non abbiamo altra indicazione e né sappiamo dove sia caduto, anche se dal volume dell’oggetto doveva essere stato anche questo un evento drammatico.
Oltre la questione di una eventuale registrazione dell’evento di Köfels, ciò che rimane è il dato incontrovertibile della capacità di conoscere, da parte di antichi popoli come i sumeri, tutte le nozioni in maniera perfetta della volta celeste, con dati confermati anche dai moderni strumenti solo pochi decenni fa.
Potremmo discutere a lungo sull’argomento dibattuto ormai da decenni in sede scientifica, ma fino a quando non ci saranno dati più certi tutto è nel mondo della teoria ed anche se i presupposti delle teoria di Alan Bond e Mark Hempsell siano in gran parte accettati, rimane pur sempre, come notato, il dubbio sulla discrepanza cronologica tra il planisfero sumero e del sito di Köfels.
La soluzione di queste due storie legate ad un nostro lontano passato terrestre e non è solo una questione di curiosità scientifica, ma potrebbe rivelare agli studiosi sorprendenti conclusioni per la storia della civiltà e, dunque, anche la storia di tutti noi.

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