The preserved remains of the Oseberg Ship, now located in the Viking Ship Museum (Oslo). By Hofi0006 - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=268551

Ipotesi affascinante: tracce dei romani nel Nuovo Mondo

Giulio Cesare in giro per New York
di Antonello Cannarozzo

Il titolo è certamente esagerato, anche perché il grande romano non avrebbe potuto vedere la città che ancora ai suoi tempi non esisteva, ma forse, come vedremo, non è poi una idea troppo inverosimile sulle capacità nautiche dei romani.
La storia potrebbe riservarci delle sorprese fin'ora impensabili tali da riscrivere i libri su chi ha scoperto veramente il Nuovo Continente. Andiamo con ordine.
Cristoforo Colombo il 12 ottobre del 1492 entrò nella storia con lo scoprire l'America, così almeno nella storiografia ufficiale che abbiamo imparato fin dalle scuole elementari, ma numerosi storici affermano, da tempo, che il navigatore genovese non fosse il primo a posare il piede sul suolo americano anzi, come vedremo, sono tantissimi coloro che aspirano a questo primato.
Tra i più probabili scopritori delle Nuove Terre, molti indizi portano ai vichinghi grazie ai racconti trasmessi oralmente attraverso le numerose saghe scandinave arrivate sino a noi dove apprendiamo che prima del fatidico 1492, l’Atlantico era già stato solcato da uomini coraggiosi, che non temevano certamente l’ignoto a bordo delle loro navi, le velocissime drakkar. Ma solo i vichinghi sono stati tra primi conquistatori del Nuovo Mondo?
No di certo. Possiamo citare di volta in volta, secondo ricerche più o meno fantasiose: i celti, gli ebrei, i fenici o gli irlandesi, giunti alla nuova terra dal versante Atlantico, mentre dalla parte del Pacifico abbiamo segnalazioni di navigatori cinesi e addirittura polinesiani e, certamente, in questo gruppo di sedicenti scopritori non potevano certo mancare i misteriosi Templari o, con tesi sempre più enigmatiche, i famosissimi Ufo che avrebbero fatto di questo continente addirittura una loro base di lancio.
Ognuno di questi possibili esploratori, ovviamente, meriterebbe un capitolo a parte, molte notizie, ipotesi, prove più o meno discutibili affermano queste storie di viaggiatori, ma, sicuramente, ancora mancava un tassello importante e assai meno fantastico di quanto si potrebbe supporre da una prima lettura.
Sembra, il condizionale è quanto mai d'obbligo, che gli antichi romani, già nel I secolo dopo Cristo, conoscessero, se non il Continente americano nel suo insieme, certamente la costa dell’isola canadese di Oak nella Nuova Scozia, di fronte allo Stato del Québec.
L'ipotesi nasce da alcuni esperti del famoso canale televisivo internazionale History Channel chehanno ritrovato niente meno che i resti di una nave romana, datata al primo secolo dopo Cristo, insieme ad una daga o spada corta, della stessa provenienza.
Jovan Hutton Pulitzer, del team di ricercatori, ha assicurato al giornale Boston Standard che: "La spada da cerimonia è venuta dal relitto, è al 100% di epoca romana" e, sullo stesso giornale, in edizione on line, si può vedere anche un breve filmato sulla scoperta.
L’arma, in realtà, fu ritrovata più di venti anni fa da un padre e un figlio pescatori, che per timore di incorrere nelle leggi contro i cercatori abusivi di tesori, l’hanno nascosta per tutto questo tempo e solo ora l’avrebbero resa pubblica.
Grazie alla spettrofotometria XRF, la tecnica di analisi non distruttiva che consente di sapere la combinazione elementare di un campione attraverso lo studio della radiazione di fluorescenza X, è stata confermata la presenza sulla spada di tracce di arsenico e piombo, presenti in altri numerosi manufatti romani.
In merito poi alla nave "il relitto è ancora lì e non è stato mai portato alla luce – ha concluso Hutton Pulitzer – Siamo riusciti ad individuarlo e a osservare come si tratti, senza ombra di dubbio, di una nave romana. Purtroppo non sarà facile farsi dare un permesso di scavo dal governo della Nuova Scozia".
Solo per curiosità, sempre sulla stessa isola di Oak, nello scorso secolo furono rinvenuti altri oggetti di epoca romana, da monete d’oro fino addirittura ad un fischietto d’oro forse di un legionario.
Fantasie, uno scherzo di qualche buontempone?
Tutto può essere, ma ciò che fino a qualche tempo fa poteva sembrare una semplice battuta oggi bisogna riflettere con un po' più d'attenzione.
Innanzi tutto, testi alla mano di Plinio, Cicerone, Plutarco, Lucrezio, Tolomeo, Seneca, Diodoro Siculo e anche autori greci, spiegano che gli antichi Romani sapevano, insieme ad altri popoli di grande civiltà, come gli Indiani o i Babilonesi, che il mondo era in realtà una sfera la quale, con una immagine assai suggestiva, “galleggiava” nell’universo.
Non solo, sapevano benissimo che si poteva raggiungere l’India navigando verso Ovest, come affermava lo stesso Aristotele, perché, al di la di una certa mitologia dell’ignoranza, nella letteratura antica non c’è alcuna affermazione certa in merito alla credenza che il mondo fosse piatto, inoltre sapevano molto bene che il giorno e la notte dipendono dal fenomeno di rotazione.
I Romani, secondo lo studioso e ricercatore Elio Cadelo nel suo libro 'Quando i Romani andavano in America' afferma che i nostri antenati viaggiavano normalmente da e verso il Nuovo Continente solo che non lo sapevano, pensavano che fosse solo la parte orientale delle Indie, convinti della veridicità aristotelica che abbiamo già accennato, ma anche se, è bene ricordare, molti scienziati greci avevano ipotizzato che tra il cosiddetto continente indiano e l’Europa doveva esserci un altro continente che separava l’oceano in due.
Per dare veridicità a questa ipotesi, il problema era sapere come i romani potevano affrontare simili viaggi con le loro navi. Occorrevano, infatti, scafi adatti all'impresa e puntualmente grazie a nuovi scavi archeologici è stato dimostrato che i Greci e i Romani avevano grandi navi rivestite di piombo non solo per proteggerle dai molluschi che rovinavano il legno in mare, ma con questo stratagemma potevano rimanere per lungo tempo in mare con una certa affidabilità.
Sappiamo, inoltre, che molti, tra i popoli antichi, padroneggiavano le carte stellari, vere carte nautiche utili per mantenere la rotta con mappe geografiche molto affidabili.
I Romani avevano addirittura un porto commerciale in India, Arikamedu, ormai convalidato storicamente anche da recenti scavi archeologici, dove ogni anno, già in età Imperiale, approdavano almeno 150 navi mercantili scortate da navi militari romane.
A conferma di ciò a Roma, sulla tomba di Augusto, a Largo Augusto Imperatore, è scritto: “Incrementò i traffici con l’India”, ma navi romane sappiamo per certo giunsero anche in Cina tanto che a Canton sono state trovate le tracce di ciò che possiamo definire oggi un’agenzia di cambio del II secolo d.C. Ma la navigazione dei romani non si arrestava. Navi imperiali giunsero anche in Indonesia per acquistare il pepe (che valeva più dell’oro) insieme ad altre pregiate spezie.
Infine, tracce della presenza romana sono state trovate in Corea, addirittura in Nuova Zelanda e in l’Australia, ma per queste ultime due mete la ricerca è ancora molto discutibile.
Altre prove più vicine come a Pompei, è stata ritrovata una statua romana del III secolo d.C. con un ananas in mano (museo archeologico di Napoli) e una simile è stata ritrovata anche a Roma, se ciò non bastasse ancora, abbiamo la presenza del mais ben prima che Colombo lo importasse ufficialmente.
Plinio, già nel I secolo d.C. scriveva delle pannocchie che venivano coltivate nella Pianura padana.
Tornando poi alla presenza dei romani nel nuovo continente, abbiamo ancora brani della letteratura del XVI secolo in cui si parla del ritrovamento di tombe romane in America descritte nei testi dello scrittore veneziano Gian Lorenzo D’Anania sono raccolte le relazioni dei viceré spagnoli che in uno dei loro viaggi alla scoperta di nuove terre descrivono addirittura la tomba di un soldato romano insieme ad alcune monete ritrovate in loco con la datazione augustea.
Ma poi c’è la prova principale che è il planisfero di Claudio Tolomeo (100 d.C.) nel quale è rappresentata la costa del Sud America e la città di Cattigara - che illustra il porto dei cinesi - molto frequentata perché da lì si importava l’oro da tutto l’Oriente ed è ancora proprio Tolomeo a indicare la rotta per giungere in America nel suo famoso planisfero ricostruito e stampato a Venezia trent’anni prima della scoperta ufficiale di Colombo.
Un’altra meno conosciuta, ma interessantissima mappa, datata intorno al 1519, è quella che troviamo affrescata ancora del castello di Tiglio sull’Adda, dove si possono ammirare non solo le due Americhe, ma addirittura l’Antartide e l’Australia.
Ancora pensiamo che sia stato impossibile per gli antichi romani andare in America?

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.