Pannelli solari in stazione di servizio autostradale. Un esempio

Cambiamento climatico e suoi luoghi comuni
di Leon Bendesky
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Col permesso dell'Autore e dell'Editore pubblichiamo questo articolo, già pubblicato su OtherNews www.other-news.info/noticias/2015/12/cambio-climatico-y-sus-cliches/

Ci sono considerazioni relative al  problema dell’ambiente che tendono a distorcerne la discussione. Henry Paulson, ex Segretario del Tesoro degli Stati Uniti al momento della crisi finanziaria del 2008, ora è co-presidente del Progetto Risky Business. Questo si occupa di quantificare i rischi economici del cambiamento climatico su settori chiave dell'economia degli Stati Uniti.
Per Paulson vi è una somiglianza tra la gestione della crisi finanziaria e quella del clima. Poiché era il debito eccessivo che ha causato il primo, ed è l'eccesso di CO2 che causa il secondo. Entrambi sono, a suo parere, influenzati da fallimenti politici pubblici e incentivi perversi che portano ad una espansione dei rischi assunti dalle imprese. Ciò che fa la differenza, dice, è che in termini finanziari il governo ha impedito la crisi con azioni di ultima istanza – da lui stesso applicate – mentre tale opzione non esiste rispetto all’ambiente.
L'intervento a cui si riferisce e di cui è stato artefice ha evitato una crisi di ampia scala come quella del 1929-33, anche se l'economia americana ha registrato una grave recessione, elevata disoccupazione e un enorme accumulo di debito pubblico. Le risorse pubbliche usate salvarono il sistema finanziario, con alcune vittime di rilievo; ma anche diffusero la crisi a livello globale. Nel nostro caso hanno portato al rallentamento dell'attività economica nei paesi emergenti indebolendo le loro valute.
La fragilità finanziaria non è stata superata, una prova è la persistenza di tassi di interesse vicino allo zero per cento negli Stati Uniti, una situazione anomala nella gestione monetaria. Inoltre, è precaria la situazione economica in Europa, con la Grecia come esemplare eccezionale. La Banca centrale europea è intervenuta nello stesso modo in cui è avvenuta l’espansione monetaria da parte della Federal Reserve senza ottenere un aumento degli investimenti e dell'occupazione. Ora si deve cercare di evitare la deflazione. Secondo le istituzioni finanziarie internazionali, i bilanci delle grandi banche commerciali continuano ad avere grandi buchi, e le risorse pubbliche sono destinate a prevenire la caduta, a scapito della spesa sociale. La politica fiscale è anche molto compromessa.
Così che le affermazioni di Paulson sono controvertibili. E’ vero che i governi e le banche centrali in tutto il mondo hanno attuato politiche coerenti per prevenire il collasso. Un aspetto di queste politiche è stato il grande aumento della disuguaglianza economica, una questione che ha scalato l'ordine del giorno delle discussioni tecniche e politiche, pur riconoscendo che è avvenuto con poche conseguenze pratiche.
In materia ambientale, la politica pubblica a livello nazionale e internazionale è molto limitata in termini di azioni specifiche e, soprattutto, in termini di risultati che riducano gli effetti del cambiamento climatico. La Cina è in questo senso un caso importante. La rapida crescita economica e le condizioni di utilizzo dell'energia associate con essa hanno portato a livelli elevati di inquinamento e degrado ambientale che sottolineano l'incapacità di sostenere l'espansione. Gli Stati Uniti restano il più grande consumatore di carbone e la sua economia è altamente contaminante.
Politicamente è stata dispiegata con maggiore intensità la discussione sulle misure per contenere l'aumento dell'inquinamento e l'effetto del riscaldamento globale. Ma c'è ancora un rifiuto molto attivo e primitivo di questi fenomeni, sulle prove scientifiche che si generano e le loro conseguenze, come indicato nelle posizioni dei politici repubblicani in America, che ostacolano ogni azione al riguardo. In altri paesi ci sono situazioni simili ed in molti in più le discussioni sono ancora molto precarie, se esistono.
Poi si ripetono una serie di luoghi comuni sul problema in questione. Tra quelli ci sono questi più ricorrenti: "Se non agiamo ora, i rischi aumenteranno e si perderanno le possibilità di evitare risultati peggiori. Le aziende devono integrare nelle loro decisioni di investimento i pericoli del cambiamento climatico e richiedere azioni di politica pubblica. Quando si manifestano le gravi conseguenze dei cambiamenti ambientali siamo tutti a pagare”.
Gli economisti favoriscono in modo prevalente le misure associate alla compensazione finanziaria  dell’inquinamento e i meccanismi di regolazione indotti dal mercato. Cosa che ancora una volta ci ha messo sul terreno di Paulson, che sapeva molto bene che il mercato mai sarebbe andato a smorzare la crisi finanziaria e che il governo sarebbe dovuto intervenire in modo decisivo. La competenza e le condizioni di redditività degli investimenti produttivi non si adattano ai segnali del mercato quando esprimono alterazioni dei costi (compresi quelli del lavoro) dei prezzi di vendita e dei margini finanziari. Si tratta di percorsi che non convergono.
I governi non agiscono con decisione nel campo dei cambiamenti climatici, come anche per quanto riguarda le condizioni per un confronto placato ora con la guerra e il terrorismo. La violenza sociale è forse correlata alla violenza ambientale. Ci sono molti interessi coinvolti. Mi scuso per questa banalità.
La ripetizione, se vi ho già accennato, può nella vita quotidiana servire per qualcosa; uno scherzo può essere ripetuto più volte ed essere ancora divertente, in politica questo comportamento porta necessariamente a luoghi comuni. 07/12/15

Leon Bendesky - La Jornada, Messico

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