Speciale

Immigrazione fuori controllo. UE inadeguata
di Giorgio Castore

Questo mese di agosto ha registrato temperature infuocate anche sul versante della immigrazione. Il dibattito italiano è stato avviato con le dure critiche di mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, oltre che nei confronti del mondo politico anche verso l’inerzia governativa.
Mentre i media davano conto dei flussi di immigrati in crescita esponenziale, il dibattito si è subito allargato ad altri paesi, prima con gli sbarchi provenienti dalla Turchia sulle isole della Grecia, poi con i flussi da Calais verso il Regno Unito, sfociati in un bilaterale con la Francia, poi sulle frontiere extra UE della Macedonia, che si interpone tra la Grecia e la Serbia, quest’ultima confinante con quell’Ungheria dell’Unione Europea e del muro di filo spinato in costruzione lungo gli oltre 200 chilometri di frontiera.
Infine, lunedì 24 agosto abbiamo potuto registrare anche il bilaterale con Hollande della Merkel la quale, presumibilmente, avverte su di sé il carico politico di guida dell’Europa ed il rischio di dover affrontare in prima linea l’onda d’urto degli 800mila richiedenti asilo attesi in Germania entro la fine di quest’anno, secondo le affermazioni del suo ministro dell’interno Thomans De Maiziere. Non per polemica, però, dobbiamo ricordare che le stime della UE indicano, invece, in 400mila i richiedenti attesi per tutte la UE. Evidentemente almeno qualcuno sbaglia le proprie stime.
Per dovere di cronaca dobbiamo registrare anche una preoccupante dichiarazione del nostro ministro per gli affari esteri, Gentiloni, che in un’intervista rilasciata il 23 al Messaggero dice «È a rischio uno dei pilastri fondamentali dell’Unione europea: la libertà di circolazione delle persone». In altre parole è a rischio la libera circolazione dei beni e delle persone secondo il trattato di Schengen, che finora è stato ciò che realmente ha contraddistinto l’Unione Europea: non a caso dei 27 paesi che aderiscono alla UE oggi soltanto Regno Unito ed Irlanda non hanno aderito al trattato di Schengen, mentre per Croazia, Romania e Bulgaria la procedura di adesione non è ancora completata, riducendo così a 22 i paesi della UE aderenti a Schengen. Di contro, Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, che non fanno parte dell’Unione Europea hanno scelto di appartenere allo spazio Schengen.
Del futuro ancora molto incerto, fanno parte anche le iniziative avviate per ridurre i flussi di richiedenti asilo con la creazione nei paesi di provenienza di condizioni più favorevoli per la sopravvivenza ambientale ed economica.
Si tratta di una strategia di lungo periodo fondata su due tipologie di azioni: l’aiuto a paesi con economia debole ma con condizioni socio politiche che ne consentano lo sviluppo ed il sostegno politico ed eventualmente militare alla Libia, se e quando si riuscirà a conseguire un accordo che coinvolga tutte le espressioni politiche anti Daesh.
Sulla base di tale tipo di accordo si ipotizza anche un intervento di polizia contro i trafficanti di esseri umani con base sulle coste libiche sostenuto da USA, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania ed Italia, da ultimo con un documento congiunto approvato lo scorso 17 agosto.
Gli ostacoli a tale tipo di accordo, tuttavia, sono consistenti.
Primo tra tutti l’assenza di un accordo politico all’interno della Lega Araba, che nella riunione del 19 agosto si è limitata ad un appello a favore di una strategia militare pro-Libia, senza tuttavia alcun riferimento al “nemico”, assenza giustificata molto probabilmente dal timore di ciascun paese di essere a sua volta oggetto delle attenzioni delle forze del califfato. Ma ha pesato certamente anche l’embargo che gli USA hanno da tempo dichiarato all’invio di armamenti ad alcuni dei componenti la Lega Araba. Un insuccesso diplomatico, dunque, che sarebbe stato bene evitare.
Tornando allo stato attuale dell’immigrazione, va segnalato il silenzio sui numeri da parte del nostro ministero dell’Interno, fermo nelle sue pubblicazioni al mese di marzo 2015, mentre delle cifre sulle risorse approvate dalla UE che ammontano a 2,4 miliardi di euro per 7 anni, si dà conto nell’articolo “Immigrazione UE: le risorse” pubblicato su questo stesso numero.
E proprio sulle politiche del nostro Ministero dell’Interno si sofferma il monito del duo Merkel – Hollande con la richiesta dell’immediata attivazione in Italia e Grecia dei centri che devono provvedere, con la partecipazione della UE, all’identificazione degli immigrati ed alla prima istruttoria sul giusto titolo del richiedente asilo per provvedere al suo smistamento o, in caso contrario, alla negazione del diritto all’asilo.
In buona sostanza le decisioni politiche faticosamente assunte ed ancora allo stato embrionale rischiano di rimanere lettera morta se non si realizza neanche quel poco di redistribuzione dei migranti che hanno diritto all’asilo.

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