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Clima

Leader religiosi: “Richiamo alla coscienza”
di A. D. McKenzie

Col permesso dell’Autore pubblichiamo il suo articolo, già pubblicato dall’IPS, col titolo «Faith Leaders Issue Global “Call to Conscience” on Climate»
PARIGI, 24 Luglio 2015 (IPS) – “Abbiamo ricevuto un giardino come nostra casa, non dobbiamo trasformarlo in un deserto per i nostri figli.”
Queste parole del Cardinale Peter Turkson riassumono l'appello lanciato da decine di leader religiosi ed etico filosofi in occasione del Vertice di “Coscienza per il Clima”, un raduno di un giorno a Parigi, all'inizio di questa settimana [della settimana scorsa, n.d.t.] destinato a sviluppare l'azione in vista della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 21) che si terrà tra poco più di quattro mesi nella capitale francese.
“La nostra preghiera è che i governi in occasione della COP 21 si impegnino come stiamo facendo noi”, ha detto Turkson, presidente del Consiglio Pontificio per la Giustizia e la Pace e uno dei consiglieri per la stesura dell’enciclica di Papa Francesco sui cambiamenti climatici, pubblicata nel mese di giugno.
Con lo slogan “Perché devo occuparmene”, il summit di coscienza ha attirato partecipanti da tutto il pianeta, in rappresentanza delle principali religioni del mondo - Buddismo, Cristianesimo, Induismo, Islam ed Ebraismo - ed altre confessioni e movimenti.
Rappresentanti di governo si sono uniti ad attivisti di gruppi ambientalisti, a comunità indigene e a settori delle arti per sollecitare una fine della “cultura consumistica dell’usa e getta” mondiale e della “disastrosa indifferenza per l'ambiente”, come dice Turkson.
“Il vero grande ostacolo a cambiare rotta è la nostra mente e il nostro cuore”, ha detto, dopo aver ricordato che “il cambiamento climatico viene portato da coloro che hanno per lo meno contribuito ad esso”.
Il summit è servito per sottolineare a livello internazionale un “Richiamo alla coscienza per il clima” e per promuovere una nuova organizzazione chiamata “Green Faith in action”, finalizzata ad accrescere la consapevolezza sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile tra i seguaci di religioni differenti.
I partecipanti hanno formulato una lettera che verrà consegnata alle 195 Parti governative in occasione della COP 21, firmata dai relatori del summit, tra cui il Principe Alberto II di Monaco; Sheikh Khaled Bentounès, Sufi Master della Alawiya in Algeria; Rajwant Singh, direttore di un network internazionale chiamato Eco sikh; e Nigel Savage, presidente dell'organizzazione ambientale ebraica Hazon.
Facendosi portavoce delle preoccupazioni dei gruppi e dei leader religiosi, la lettera è anche una riflessione delle sfide affrontate dalle comunità indigene, che hanno fatto sentire la propria voce a Parigi, descrivendo per esempio, gli attacchi ai loro territori e i comportamenti assunti dall'industria petrolifera.
“Non siamo una sorta di tradizione folkloristica, siamo esseri viventi”, ha detto Valdelice Veron, portavoce del popolo Guarani-Kaoiwa del Brasile, articolando il suo discorso in abito tradizionale.
Lei e altri delegati indigeni hanno parlato delle proprie tradizioni, ma anche delle decimazioni sofferte a causa della monocultura, là dove grandi piantagioni di soia stanno provocando dei danni ecologici.
“Siamo qui perché vogliamo che le voci dei popoli indigeni siano ascoltate,” ha detto all’IPS Patricia Gualinga, rappresentante della comunità Serayaku della parte amazzonica dell'Ecuador.
"Condividiamo le preoccupazioni per il clima e anche noi ne subiamo le conseguenze in molti modi diversi", ha detto.
Ségolène Royal, ministro francese dell'Ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell'energia, parlando alla fine del summit, ha dichiarato che l'appello dei partecipanti è stato “prima di tutto, un invito ad agire”.
“Il cambiamento climatico dovrebbe essere considerato come un'opportunità - per business, tecnologia, [ed altri settori]”. Secondo Royal “abbiamo bisogno di pavimentare la strada insieme”.
Per Samantha Smith, leader del “Global Climate and Energy Initiative” del gruppo verde del WWF, il Summit di Coscienza riflette una “mobilitazione sociale davvero grande e senza precedenti” della società civile, che spera continuerà oltre COP 21.
"Quando ho letto l'ultimo rapporto scientifico sul clima, sono stata sveglia tutta la notte. Ma quando vedo la mobilitazione e la forza della convinzione, divento ottimista”, ha detto la Smith in un'intervista a margine del summit.
“Ora non è il momento di concentrarsi su dove non siamo d'accordo. Ora è il momento di lavorare insieme”, ha aggiunto.
Ma non tutti sono invitati allo stesso tavolo - le alleanze non necessariamente si estendono ad aziende del settore dei combustibili fossili, ha detto la Smith.
“Quando dico che abbiamo bisogno di restare uniti, non significa che dobbiamo essere uniti con l'industria dei combustibili fossili”, ha detto Smith all'IPS. “Quella è un’industria che ha contribuito notevolmente al problema e finora non sta mostrando un contributo sostanziale alla sua soluzione.”
Il settore del business, compresi i produttori di petrolio, ha tenuto la propria conferenza a maggio, col titolo il Summit del Business e del Clima. A quell’evento, che ha avuto luogo anche quello a Parigi, circa 2000 rappresentanti di alcune delle più grandi aziende del mondo hanno dichiarato che volevano “un accordo globale sul clima che consentisse di ottenere emissioni zero nette” e che si auguravano di vederlo realizzato in occasione della COP 21.
Poi, all'inizio di luglio, centinaia di rappresentanti delle autorità locali, membri della società civile e altri esponenti non governativi, hanno partecipato al summit mondiale su Clima e Territori a Lione, Francia.
Lì, i partecipanti si sono impegnati sulla “sfida” per il mantenimento delle temperature globali sotto un aumento di 2 gradi Celsius “allineando le loro azioni locali e regionali con l’eliminazione delle emissioni di anidride carbonica dallo scenario dell'economia mondiale”.
La comunità scientifica ha anche tenuto il proprio incontro sul clima questo mese presso la sede di Parigi della U.N. Educational and Scientific Organisation (UNESCO).
Nella maggior parte di queste conferenze, il presidente francese François Hollande è stato un oratore fondamentale, ribadendo il suo messaggio che la posta in gioco è alta e che i governi devono dimostrare impegno per raggiungere un accordo globale giuridicamente vincolante in occasione della COP 21, che si svolgerà dal 30 novembre all’ 11 dicembre.
“Abbiamo bisogno dell'impegno di tutti per raggiungere questo accordo”, ha detto Hollande in occasione del Summit della Coscienza. “Abbiamo bisogno di capi di Stato e di governo ... attori locali, imprese. Ma abbiamo anche bisogno dei cittadini.”
Quando ha pronunciato il suo discorso, un'altra conferenza sul clima si stava svolgendo - in Vaticano, con i sindaci di circa 60 città i quali con Papa Francesco si sono impegnati alla lotta contro le emissioni di gas a effetto serra.
I sindaci provenienti da tutto il mondo si incontreranno di nuovo, a Parigi durante la COP 21, con un'iniziativa organizzata dal sindaco di Parigi Anne Hidalgo, e da Michael Bloomberg, inviato speciale delle Nazioni Unite per le città e il cambiamento climatico ed ex sindaco di New York. Voluto come il summit Climate dei leaders locali, questo incontro si terrà il 4 dicembre e dovrebbe riunire 1.000 sindaci.
Una domanda che alcuni osservatori si stanno ponendo è come si fa a tagliare tutti questi grandiosi e ripetitivi discorsi incessanti nei “summit” e perseguire una reale azione sostenibile?
Nicolas Hulot, l’“inviato speciale del presidente francese per la salvaguardia del pianeta” e il principale organizzatore del Summit di Coscienza, ha detto che ha dovuto affrontare domande simili.
“Mi è stato chiesto «a cosa sarà utile?»” ha detto. “Ma una luce è sorta oggi, e io spero che questa luce aumenterà.”
Hulot ha cercato di incoraggiare i gruppi indigeni arrivati dal Sud America, dall’Africa e da altre regioni a Parigi per l'evento, promettendo loro continuo supporto.
“Non dubitate del fatto che siamo tutti coinvolti, e non ci arrenderemo mai alla disperazione”, ha detto. “Vogliamo essere sicuri che ciascuno ascolti il vostro messaggio perché noi abbiamo sentito.”

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