Angoli di Monemvasia

La mitica regione della Grecia in 9 tappe imperdibili

Il Peloponneso - Viaggio attraverso la terra degli Dei
di Clio Morichini


Cuore epico
della Grecia, terra delle leggende e degli Dei sospesa fra mito e poesia. Il Peloponneso è forse una delle regioni più speciali dell’intero mediterraneo, poco intaccata dal turismo, armoniosa e scarsamente abitata. È qui che troverete paesaggi impressionanti di un entroterra superbo, abbracciato dal folto dei boschi, gole profonde e torrenti di acqua cristallina purissima, spiagge e lagune dai mari azzurri, colline ed estensioni a perdita di occhio ricoperte di ulivi e cipressi, paesi di pietra dal sapore antico affacciati sul mare e villaggi di montagna dimenticati nel cuore dell’Arcadia. A primavera questa terra profuma di zagare e gelsomini, le giornate sono lunghe, l’aria molle, è dolce percorrere le sue strade vuote e tortuose dai bordi traboccanti di oleandri e ginestre. Un viaggio alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi del mediterraneo.

Corinto e Nemea
Canale di Corinto
A poco più di un’ora d’auto da Atene si raggiunge Corinto, vero e proprio ingresso nella regione del Peloponneso e città di una delle opere ingegneristiche più sorprendenti del mondo, il Canale. Concepito per la prima volta da Periandro (tiranno dell’Antica Corinto nel settimo secolo a.C.) ma realizzato dai francesi nel 1800, è lungo 6 chilometri, ha pareti che cadono a picco nel mare per 90 metri ed è largo 23. Del passato glorioso della città rimangono poche tracce ma belle, soprattutto Acrocorinto Antica, che dalla cima di un piccolo monte domina i territori sottostanti e le cui mura fortificate meritano una visita, così come la sottostante Corinto Antica. Prima di proseguire il viaggio, addentrandovi nella dolce penisola dell’Argolide, fate una sosta anche a Nemea, territorio vocato alla viticultura e sede dell’Antica Nemea, luogo dei giochi Nemei tenutesi in onore di Zeus. Come Olimpia, anche questa non era una città ma un Santuario dedicato a Zeus, e dei resti rimangono in piedi tre colonne originali del tempio dorico, circondate da un paesaggio ondeggiante coperto di vigneti.
Nemea

Epidauro e l’Argolide
Epidauro
Lasciandosi Corinto alle spalle e scendendo lunga la costa ovest, la strada tortuosa attraversa una fitta vegetazione di pini smaglianti che diradano fino al mare e segue la costa inframmezzata di cale pittoresche, bagnate da sprazzi di turchese che fanno capolino sotto gli scogli. La regione è anche gremita di agrumi che in primavera inondano la macchina dall’odoroso e stordente profumo di zagare. È all’interno della verdeggiante regione dell’Argolide (venendo da Atene è la prima penisola del Peloponneso che si incontra e che separa il golfo Saronico dal golfo Argolico), che si concentrano la maggior parte dei siti antichi del Peloponneso, fra cui lo straordinario teatro di Epidauro, uno dei teatri di epoca greca meglio conservati al mondo, dall’acustica stupefacente: si dice che una moneta lasciata cadere al centro del teatro venga udita anche nei sedili più alti. Fermatevi una sera sulla costa, nella nuova Epidauro, e dormite da Magda’s Apartments, di fronte al mare e circondati da un giardino di agrumi e fiori. Stanze modeste ma curate, colazione di marmellate fatte in casa di fronte alla spiaggia di ciottoli. Per cena, andate da To Perivoli, piatti tradizionali e giardino esterno di agrumi e gelsomini.
L'Argolide

Naufplio, Micene e Argo
Naufplio
Siamo ancora nella preziosa terra dell’Argolide, il cui nome è stato dato dalla città di Argo. Era in questi luoghi che visse e regnò Agamennone che con il suo impero Miceneo governò la Grecia per quasi quattrocento anni, dal 1600 al 1100 a.C. Le tracce di questa leggendaria civilizzazione costellano la penisola, la più importante fra tutte è Micene stessa che accoglie i visitatori dalla leggendaria porta dei leoni. Dopo aver visitato la cittadella dell’Antica Micene e percorso le strade lastricate sulle quali passeggiava Agamennone, passate a vedere anche Argo e il Castello di Larissa, che sovrasta la piana sottostante. Sulla strada per Naufplio non perdetevi Tirinto, acropoli micenea dalle magnifiche mura ciclopiche. La sosta per la sera è a Naufplio, porticciolo gioiello della costa e prima capitale della Grecia dopo l’indipendenza nel 1834. La cittadina, romantica e curata, è abbellita dalle case veneziane, ville neoclassiche, attraenti e pittoresche stradine lastricate dove trovare boutique, caffè colorati e buganvillee che come drappi scendono dai pergolati dei locali. Al tramonto salite sull’antica fortezza veneziana di Palamidi, che gode di una vista impareggiabile sulla baia sottostante e sulle montagne in lontananza. Per dormire c’è l’Amymone e Adiandi Boutique Hotel in uno dei vicoli più colorati del centro, arredato in maniera ingegnosa con mobili di recupero industriali. La stanza mansardata ha anche un piccolo terrazzo e la vista sulla fortezza e i tetti della città.
Il Castello di Larissa

Sparta e Mystras
Mystras dall'alto
Da Naufplio il viaggio prosegue all’insegna di una delle tappe più memorabili del viaggio: Sparta e Mystras. Il territorio della Lakonia occupa ancora oggi la stessa terra racchiusa fra le montagne sulla quale regnava Menelao durante l’epoca micenea. È la terra di Sparta, casa dei guerrieri più sanguinari e leggendari di tutti i tempi, che sconfissero Atene e tutta la Grecia durante le guerre del Peloponneso che durarono dal 431 al 404 a.C. Il panorama in questo angolo della Lakonia è impervio e dolce al contempo, dominato ad ovest dalla catena montuosa del Taigeto ed ad est dal Monte Parnone; in mezzo ai due profili montuosi a perdita d’occhio distese di ulivi e cipressi. Oggi di Sparta non rimane quasi nulla, probabilmente perché la città non era circondata da mura o fortificazioni. Mystras invece è una visione: fu l’ultima roccaforte dell’Impero Bizantino e le sue rovine svettano in tutto il loro splendore sulle pendici delle montagne Taigeto. Sono rovine, alcune intatte, di chiese, biblioteche, palazzi e roccaforti, oggi patrimonio dell’umanità, aggrappate s’una parete scoscesa e rigogliosa della catena montuosa, cinte da una natura esuberante di macchia mediterranea che negli anni ha ricoperto le pareti di pietra di fiori e piante rampicanti e che a detta di molti è il sito medievale più importante del Paese.
La catena montuosa del Taygetos dietro Mystras

Monemvasia
Monemvasia
La strada che da Mystras prosegue giù verso la seconda penisola del Peloponneso attraversa un paesaggio morbido di basse colline ondulate, pochissime case, molti ulivi, cipressi, cespugli di ginestre e file interminabili di oleandri che bordano i fianchi della strada. Sulla costa d’un tratto il profilo si fa più aspro e poi appare Monemvasia, la nave di pietra. Questo paese antico è costruito s’un lembo di terra collegato alla terraferma da un piccolissimo ponte. La macchina si lascia fuori ed il paese non si vede finché non si attraversa lo stretto ingresso scavato nella cinta muraria: le parole non bastano per descrivere il sapore e la magia di questo angolo fuori dal tempo affacciato sul blu del mediterraneo, quasi poggiato sulle scogliere di roccia che lo chiudono da un lato e che dall’altro precipitano nel mare per centinaia di metri. Conservato perfettamente, l’unico modo per vederlo è perdersi nei suoi vicoli in un sali e scendi continuo, mano mano che appaiono stradine e anfratti che si svelano dietro ogni angolo. La salita al Kastro merita tutta la fatica, per la vista impagabile di Monemvasia dall’alto e del mare dall’altro lato delle scogliere, con qualche brivido dovuto al precipizio.
Monemvasia dal Kastro

Il Mani
Vathia
È la penisola più ruvida ed aspra del Peloponneso, famosa per le sue centinaia di torri di pietra che svettano solitarie e guardinghe di fronte al mare e ricordano ancora oggi la strenua difesa dei territori dagli invasori. Il Mani è un terra ancora selvaggia i cui abitanti si dicono discendenti degli spartani, tanto che neppure i Turchi riuscirono a sottometterli. I paesi di pietra si perdono tra gli alberi di ulivi e le spiagge sono solitarie, alcune complicate da raggiungere, per questo poco frequentate anche in estate. La litoranea che scivola lungo la costa ovest attraversa un paesaggio brullo, battuto dal vento, dove le torri fanno da sentinella e scandiscono il tragitto. Spingetevi fino a Kokinogia, la punta più a sud della penisola poi lasciate la macchina e inerpicatevi sulla collina rocciosa per arrivare a Capo Tenaro, uno dei punti più a Sud d’Europa dove un faro dimenticato scandisce la fine della terraferma. Risalendo la costa est della penisola fermatevi a Vathia, il paese di torri meglio conservato della regione; da lì la strada prosegue e fa tappa a Gerolimenas, porticciolo dalle case di pietra chiara e ancora Aeropoli, capoluogo del territorio Maniota. A Limeni  il mare si infrange sulle case sospese davanti all’acqua e da Takis si mangia il pesce freschissimo a pochi metri dalle onde. Per dormire, all’interno della stessa baia, c’è il bellissimo Petra & Fos Boutique Hotel, costruito in perfetto stile maniota, pietra chiara e stanze essenziali vista mare. Non lasciate questa parte della regione impervia senza aver visto le sbalorditive grotte di Diros, abitate fin dal tempo del Neolitico, visitabili solo con una piccola imbarcazione che scivola quieta tra le stalattiti e stalagmiti che si riflettono nell’acqua scura.
Baie del Mani

La Messinia
Antica Messeni
L’ultima penisola del Peloponneso è la Messinia, paesaggisticamente più intaccata dai centri abitati ma custode di molti tesori. Il primo fra tutti è l’Antica Messeni, a detta di alcuni ancora più impressionante di Olimpia. Rimane oggi uno stadio emozionante, il più vasto e intatto fra tutti gli stadi dell’antica Grecia, un Santuario dedicato ad Esculapio, un anfiteatro, i resti di una villa e un poetico mausoleo che chiude l’area archeologica di fronte ad una piana di ulivi. Da lì proseguite per Pylos (la pilo sabbiosa di cui parla Omero nell’Odissea e dove approda Telemaco in cerca del padre, Ulisse) e facendo tappa lì una notte, visitate la fortezza veneziana di Methoni, circondata dall’acqua, la baia di Gialova e la spiaggia a mezzaluna di Voidokilia (eletta tra le spiagge più belle del mondo) e il mitico palazzo di Nestore, colui che prese parte all’impresa degli Argonauti. Per dormire c’è Tina’s House a Pylos, con vista sulla baia di Navarino e per mangiare la taverna Koukos che offre una cucina semplice e dai sapori netti.
Methoni

Olimpia
Olimpia
È il sito archeologico più famoso del Peloponneso, uno dei più celebri del mondo. A Olimpia il mito e la storia si perdono nella notte dei tempi: si narra che Zeus tenne qui i primi giochi olimpici per celebrare la sua vittoria sul padre, Crono. È anche il luogo in cui nacque l’ideale dello sport come ponte fra persone e classe sociali, ideale che ancora oggi ogni quattro anni riunisce gli atleti di tutto il mondo che gareggiano insieme senza differenze culturali, religiose e politiche. Le rovine dell’antica Olimpia oggi giacciono immerse nel verde degli alberi di giuda, che a primavera tingono tutto di rosa. La fiamma olimpica viene ancora accesa in questo luogo sacro in occasione delle Olimpiadi e sono arrivati fino ai nostri giorni, fra le altre cose, il Ginnasio, i bagni, la palestra per le lotte e il tempio dedicato a Hera. Da non perdere anche il museo archeologico che racconta la storia di questo luogo straordinario ed i suoi protagonisti.
Olimpia a primavera

L’Arcadia
L'Arcadia
Da Olimpia prosegue il viaggio di ritorno verso Ovest e ci si addentra nel cuore del Peloponneso, l’Arcadia che, a detta della mitologia, era il luogo prediletto da Pan, divinità che non apparteneva all’olimpo e che aveva l’aspetto di un satiro. L’Arcadia, antica già nel nome, è l’idillio rurale per antonomasia, una terra verdissima e poco costruita. Boschi e gole rigate dai torrenti, questo angolo di Grecia è rimasto indifferente allo scorrere del tempo e il ritmo della vita è ancora meravigliosamente lento e pacato. La strada si arrampica su per le montagne che circondano il monte Menalo ed è un eldorado per gli appassionati di trekking: qui si snoda il Menalon Trail, una rete di sentieri che attraversa il folto delle foreste seguendo il percorso del fiume Lousios, che dà il nome all’omonima gola. Si tratta del primo percorso di trekking greco a ricevere la certificazione europea ed a essere annoverato tra i cammini naturalistici di “Leading Quality Trails – Best of Europe”.
Bisogna fermarsi nel paesino addormentato di Stemnitsa, tutto in pietra, e dormire da Mpelleiko, un B&B all’interno di una vecchia casa di montagna del 1600, dove occorre accendere il camino anche in primavera e l’arredamento, tutto in legno, sembra uscito da un libro delle favole. A poco più di 10 km si trova invece Dimitsana, delizioso villaggio di pietra medievale con piccoli negozi di artigianato, affacciato sulla gola di Lousios. Per scoprire un angolo di Tibet anche in Grecia, non perdetevi il Monastero di Prodromos, aggrappato ad una parete sopra la gola, scavato nella roccia e ancora oggi centro culturale e religioso della regione.
Stemnitsa

Greece. Crediti foto Lonely Planet

All’interno della guida Lonely Planet della Grecia troverete una sezione dedicata al Peloponneso con tutti i consigli utili per pianificare questo viaggio meraviglioso con la guida più pratica e divertente che ci sia.

Tutte le foto pubblicate, ad eccezione di quella della copertina della Lonely Planet, sono della stessa autrice dell’articolo Clio Morichini

 

Galleria Fotografica

Acrocorinto, foto di Clio Morichini Aeropoli, foto di Clio Morichini Angoli di Stemnitsa, foto di Clio Morichini Il Mani, foto di Clio Morichini Il mare dietro la scogliera di Monemvasia, foto di Clio Morichini Il monastero di Prodromos, foto di Clio Morichini La fortezza di Methoni, foto di Clio Morichini La fortezza di Palamidi, foto di Clio Morichini Le grotte di Diros, foto di Clio Morichini Mystras, foto di Clio Morichini Sparta, foto di Clio Morichini Un convento a Mystras, foto di Clio Morichini Vicoli di Monemvasia, foto di Clio Morichini

Stampa

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