La Cattedrale di Palermo

Speciale Sicilia: cosa vedere, dove dormire, dove mangiare

Due giorni perfetti a Palermo
di Clio Morichini
leggi in [eng]

COSA NON PERDERE
Bella e impossibile, non si può iniziare un viaggio in Sicilia senza vedere Palermo. Il capoluogo della regione è una città enigmatica di contrasti e contraddizioni, da sempre teatro di domini, scontri, mescolanze ed influenze millenarie, metropoli (ha un milione di abitanti) che sintetizza al meglio il crocevia di popolazioni mediterranee e non che hanno contraddistinto la Sicilia, e che qui a Palermo ha i suoi più grandi lasciti storici, artistici e culturali. Grandi sfarzi e tesori da un lato, decadenza e abbandono dall’altro, Palermo non conosce vie di mezzo. Noi abbiamo organizzato questo viaggio con la Lonely Planet a farci da bussola, (www.lonelyplanet.com/italy/sicily) preziosa e immancabile compagna di avventure, che offre uno sguardo colto, mai banale e sempre ironico sul tessuto urbano, sociale e storico delle città e dei Paesi.
Corso Vittorio Emanuele con Porta Nuova - © Clio Morichini
Distesa ai piedi del Monte Pellegrino, il cuore di Palermo si sviluppa attorno alle due strade emblematiche che segmentano il centro storico in quattro quartieri icona: sono Via Maqueda che corre per orizzontale e via Vittorio Emanuele che corre per verticale e “scende” verso il mare. Nell’intersezione di queste due lunghissime arterie si trovano i Quattro Canti, fulcro, cuore pulsante e simbolico della città, scandito da quattro imponenti palazzi barocchi da ammirare con il naso rivolto all’insù. I quartieri sono la Kalsa, Il Capo, la Cala e l'Albergheria, un intricato dedalo di viuzze più o meno percorribili a seconda dell’orario del giorno, dense di vita, di odori, di mercati, di imponenti chiese logorate dal tempo e di palazzi nobiliari sgretolati. Esplorare Palermo vi renderà esausti ma verrete ripagati dalle gemme architettoniche e artistiche che la città custodisce gelosamente.
Abbandonate ogni speranza di usare i mezzi e mettetevi un paio di scarpe comode perché il centro storico si lascia (e si deve) visitare a piedi, soprattutto adesso che è stata finalmente introdotta la ZTL e le vie più belle sono perciò quasi interamente pedonalizzate. L’itinerario può iniziare a Palazzo dei Normanni, eretto dagli arabi nel IX secolo e oggi divenuta sede dell’Assemblea regionale siciliana e dalla Cappella Palatina, anche lei di epoca normanna e tesoro indiscusso che già da sola varrebbe il viaggio. Costruita da Ruggero II nel 1130 e dal 2008 completamente restaurata, la Cappella Palatina costituisce secondo molti uno degli esempi più clamorosamente belli della maestria bizantina per i mosaici, intrecciata all’architettura araba e normanna. Proseguite l’itinerario ed entrate nel centro storico in grande stile passando sotto l’imponente e manierista Porta Nuova, in cima a Corso Vittorio Emanuele e procedete finché, come una visione, vi apparirà la Cattedrale di Palermo. Con la sua stratificazione di stili, racchiude in un unico monumento la storia della città, perché la Cattedrale fu eretta nel 1184 e divenne Basilica, Moschea e di nuovo chiesa devota al culto cristiano convertita in ultima sede dai normanni.
La Cattedrale di Palermo - © Clio Morichini
L’esterno sorprende più dell’interno e vale la pena salire i gradini angusti della torre campanaria per arrivare sul tetto della Cattedrale ed avere una visuale a 360 gradi della città. Proseguendo per Corso Vittorio Emanuele arriverete ai Quattro Canti e imboccando subito Via Maqueda verso est vi troverete in Piazza Pretoria, dove svetta l’omonima fontana barocca. Poco più in là, su Piazza Bellini, si trovano anche la Chiesa di San Cataldo e della Martorana, quest’ultima eretta nel 1143 da un ammiraglio di Ruggero II e decorata al suo interno da mosaici bizantini che, insieme a quelli della Cappella Palatina, costituiscono il più antico ciclo musivo della città. Proseguendo a piedi l’itinerario per le vie della Kalsa, quartiere arabo per eccellenza (il nome viene dalla parola araba Al-Kalisah che significa l’Eletta) in piena fase di riqualificazione, fate in modo di spuntare in Piazza Garibaldi, al cui centro si trova l’albero più vecchio di Palermo, uno straordinario Ficus Benjamin che in tutta la sua gloria centenaria (150 anni) abbraccia il piccolo parco. Addentrandovi ulteriormente dentro la Kalsa, percorrete via Alloro per raggiungere Palazzo Abatellis, magnifico ex convento in stile rinascimentale e oggi sede del Museo Regionale della Sicilia, che custodisce due opere d’arte d’inestimabile pregio: Il Trionfo della Morte in stile gotico internazionale e l’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina.
Villa Giulia - © Clio Morichini
Da lì si raggiunge in cinque minuti Villa Giulia, giardino all’italiana e cuore verde nel centro di Palermo e l’adiacente Orto Botanico, paradiso subtropicale e silenzioso. Prendendo via Lincoln che scende verso il mare ci si ritrova in pochi minuti sul lungomare e si può, percorrendo il Foro Italico Umberto I, rientrare in centro, questa volta passando sotto Porta Felice (all’estremità opposta di Porta Nuova) e risalire per Corso Vittorio Emanuele verso i Quattro Canti. Una volta raggiunto nuovamente il cuore cittadino, svoltando a destra e percorrendo Via Maqueda verso ovest, si raggiunge il grandioso Teatro Massimo, una delle icone della città, teatro più grande d’Europa ed il terzo per dimensione del mondo, perfetto anche per una sosta all’interno nel suo elegante caffè. Da non perdere infine gli storici mercati del centro storico (la Vucciria, il Capo e Ballarò) che la Lonely Planet inserisce fra le esperienze irripetibili della Sicilia e che accomuna ai Bazaar nordafricani. I profumi dei banchi di frutta e di verdura si mescolano ai sentori di fritti appena sfornati e carni appese per la vendita, i mercati sono uno straordinario sguardo sulla veracità della vita locale. Fra i 3, il Capo è a detta dei locali quello più autentico, dove trovare anche pezzi di antiquariato e memorabilia siciliane. Per chiudere la visita della città in maniera antitetica basta intrufolarsi in uno dei numerosi Palazzi Nobiliari disseminati in giro per il centro storico, fra cui Palazzo Mirto e Palazzo Gangi Valguarnera (solo previo appuntamento) all’interno del quale fu girata la scena del ballo nella pellicola del Gattopardo.
Duomo di Monreale - © Clio Morichini
Prima di partire da Palermo (e il soggiorno minimo è di almeno 2 notti, per potersi gustare con la giusta calma quello che la città ha da offrire) non perdetevi la Cattedrale di Monreale. Costruita da Guglielmo II di Altavilla, Re di Sicilia dal 1166 al 1669, la cattedrale è famosa in tutto il mondo per i suoi strabilianti mosaici bizantini, dal 2015 sotto tutela dell’Unesco come patrimonio dell’umanità. La magnificenza del suo interno vi lascerà senza parole.
Capitolo a parte va dedicato invece alla Palermo della Belle Époque il cui massimo rappresentante fu Ernesto Basile che decorò la città con i suoi palazzi in stile Liberty, sostenuto e finanziato dalla borghesia industriale dell’Epoca i cui esponenti di spicco furono i Florio, committenti colti e illuminati che in un periodo di prosperità economica, rilanciarono Palermo e la Sicilia grazie ai loro investimenti nell’arte e nell’architettura. Il Villino Florio e Villa Igiea sono tra i massimi esempi del rinnovamento Liberty palermitano, quest’ultima divenuta oggi sede di un lussuoso albergo a cinque stelle. Così, se dopo una giornata di visite l’energia vibrante e intensa di Palermo vi ha sfiancato, non c’è miglior rifugio per ritrovare la pace interiore e dei sensi che al Villa Igiea.

DOVE DORMIRE
Villa Igiea dal mare - © courtesy Hotel Villa Igiea
Sontuoso albergo a pochi chilometri dal centro città, il Grand Hotel Villa Igiea (www.villa-igiea.com/it/) racchiude la quintessenza del lusso siciliano ed è un preziosissimo esempio di architettura Liberty. Situato ai piedi del Monte Pellegrino sulla salita Belmonte e affacciato sul porticciolo dell’Acquasanta, è uno dei luoghi più celebri della Sicilia e nacque grazie alla lungimiranza della famiglia Florio che commissionò la progettazione ad Ernesto Basile nel 1908, il quale costruì l’edificio sovrapponendolo ad una costruzione già esistente. Doveva diventare un sanatorio di lusso (e mai lo divenne) affacciato sul blu del mediterraneo, luogo ameno in cui la borghesia d’élite europea potesse andare a curarsi. Rimase invece per molti anni la residenza della famiglia Florio, salotto mondano dell’alta società e degli intellettuali dell’epoca, italiani e internazionali, finché non divenne un hotel di lusso. Pensata dai Florio come sfarzosa stazione invernale, il Villa Igiea ospitò fra i tanti la famiglia Reale Inglese, il Re del Siam e la Regina di Romania. Ancora oggi l’albergo attira una clientela internazionale alla ricerca di un angolo di Sicilia aristocratico e baciato dal sole per la maggior parte dell’anno. La struttura conserva intatto il mobilio originale di Ducrot e gli affreschi di Ettore De Maria Bergler, che risplendono nel Salone Basile, in cui anche Benigni girò una scena di Johnny Stecchino. Oggi il Villa Igiea ha saputo coniugare gli sfarzi del passato con i servizi di un albergo a cinque stelle e all’interno della struttura si trova un elegante ristorante con cristalli, luci soffuse e candelabri Art Nouveau, un lounge bar in una sala di arcate con vista sul golfo di Palermo e 122 stanze decorate in stile liberty, con tanto di drappeggi e carta da parati a fiocco. Imperdibile una passeggiata nel giardino lussureggiante di piante mediterranee, fiorito anche in autunno, e un tuffo nella piscina vista mare dalle forme morbide, dove svetta un piccolo tempio dedicato alla ninfa della Salute. La colazione luculliana vista mare e giardino si fa con granita di mandorle, torte dei Monsù, succhi di frutta appena spremuta, lievitati e tanto altro, servita nella sala affrescata. Completa il tutto una discesa a mare privata arredata con tappeti persiani e cuscini, luogo idilliaco per l’aperitivo.

Pane e Panelle di Franco U Vastiddaru

DOVE MANGIARE
Capitolo a parte e di cui si potrebbe scrivere in maniera estensiva è la gastronomia Siciliana. E Palermo è senza dubbio una delle capitali del cibo di strada Siciliano, Italiano, Europeo e mondiale. Lo street food dei nostri giorni era una tradizione importante per la città perché serviva per sfamare la popolazione più povera. Niente evoca Palermo e le sue tradizioni socio culinarie quanto il panino con la meusa (la milza). Almeno una volta nella vita vale la pena assaggiarlo e un indirizzo sicuro è la Focacceria di San Francesco, storico locale del 1834 aperto da Salvatore Alaimo, maestro di cucina al servizio dei Principi di Cattolica, che aprì la Focacceria all’interno di una cappella sconsacrata regalatagli proprio dalla famiglia dei Principi. La sede storica è ancora lì e la Milza è uno dei piatti forti del locale: viene cotta nello strutto e il panino condito a piacimento con ricotta, limone e un formaggio locale a scaglie. Il retrogusto pungente tipico delle interiora fa si che questa delicatessen possa essere apprezzata solo dagli stomaci forti. Astenersi dunque i palati deboli. Da non perdere anche Pane e Panelle e le crocchè di patate. A Palermo Franco u Vastiddaru su Corso Vittorio Emanuele è un’istituzione, consigliato dai locali ma anche dalla Lonely Planet e da Slow Food, e con due euro e cinquanta avrete tra le mani un panino fumante ripieno di panelle di ceci calde e appena fritte. Croccanti fuori e meravigliosamente morbide, si possono abbinare con le crocchè di patate, da mangiare ancora roventi mentre passeggiate per la città. Per un pasto siciliano completo invece, non potete andare via da Palermo senza aver fatto una sosta da I Cascinari. Il locale, segnalato da tutte le guide internazionali e locali, è una pietra miliare della cucina palermitana ed è frequentato tanto dai turisti come dai palermitani. Imperdibili gli spaghetti con capone, finocchietto e mandorle e le commoventi polpette di melanzane con il pomodoro. Servizio sorridente e cordiale. I prezzi si aggirano tra gli 8 ai 12 euro massimo a piatto.

Sicily Lonely Planet

 

Per avere una visione ancora più approfondita della città, dei suoi monumenti e delle sue ricchezze, vi consigliamo di munirvi della guida della Sicilia di Lonely Planet (a Dicembre uscirà quella aggiornata al 2016), casa editrice che dal lontano 1972 accompagna i viaggiatori di tutto il mondo alla scoperta della vera identità storica, culturale e sociale dei territori.

www.lonelyplanet.com
shop.lonelyplanet.com/italy/sicily-travel-guide-6/

Galleria Fotografica

La Cattedrale di Palermo - © Clio Morichini Palazzo dei Normanni - © Clio Morichini Cappella Palatina - © Clio Morichini Mosaici della Cappella Palatina - © Clio Morichini Porta Nuova - © Clio Morichini Corso Vittorio Emanuele con Porta Nuova - © Clio Morichini La Cattedrale di Palermo - © Clio Morichini Il tetto della Cattedrale - © Clio Morichini Il museo diocesano - © Clio Morichini I Quattro Canti - © Clio Morichini La Fontana Pretoria - © Clio Morichini Strade della Kalsa - © Clio Morichini Il Ficus Benjamin a Piazza Garibaldi - © Clio Morichini Scorci di Palermo - © Clio Morichini Palazzo Abatellis - © Clio Morichini Villa Giulia - © Clio Morichini Duomo di Monreale - © Clio Morichini Villa Igiea dal mare - © courtesy Hotel Villa Igiea Il giardino del Villa Igiea - © courtesy Hotel Villa Igiea La Piscina del Villa Igiea - © courtesy Hotel Villa Igiea Salone Basile a Villa Igiea - © courtesy Hotel Villa Igiea Panino con la milza - © Clio Morichini Pane e Panelle di Franco U Vastiddaru - © Clio Morichini I primi Ai Cascinari - © Clio Morichini Sicily Lonely Planet

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.