Lo sbarco dei Mille a Marsala da un disegno di un ufficiale osservatore, a bordo di una nave inglese. Autore sconosciuto - The Illustrated London News, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6395285

Speciale Risorgimento: prefazione parte terza

Il Regno d’Italia e Roma sua capitale
di Giuseppe Stipo

Sintesi del numero precedente (o leggilo tutto)
Le correnti di pensiero che esprimevano la volontà di liberarsi del giogo straniero: il neoguelfismo, gli albertisti, la rivoluzione repubblicana, il neoghibellinismo. Insomma per quale Italia si doveva lottare: un’Italia monarchica o repubblicana, unitaria o federalista, laica o cattolica?
La I guerra d’indipendenza si concluse con una disfatta (Custoza, Novara) ed il Piemonte si salvò per l’intervento diplomatico della Francia. Grazie al dualismo Francia – Austria, ed all’intervento di Napoleone III, la II guerra d’Indipendenza si concluse con la disfatta dell’Austria e favorevolmente per il Piemonte.

SommarioPietro Aldi L'incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Affresco del 1886 nella sala del Palazzo Pubblico di Siena Di Pietro Aldi (1852 - 1888) – Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23689422
Subito dopo la disfatta dell’Austria e la pace con i francesi (1859) gli stati satellite furono inglobati sotto il dominio Piemontese, mentre Garibaldi organizzava la conquista del sud dell’Italia e la consegna al Re del Piemonte. Nel marzo 1861 a Torino venne proclamata la nascita del Regno d’Italia e nel 1865 la capitale fu trasferita a Firenze. Nel 1866, alle sconfitte di Custoza e Lissa, subite dal Regno d’Italia nella III guerra d’indipendenza, si opposero i successi di Garibaldi diretto a Trento ma fermato dall’imposizione del vittorioso Bismark contro l’Austria.
Rimanevano, così, in mano austriaca solo il Trentino, il Friuli orientale, la Venezia Giulia e la Dalmazia. Nell’agosto 1870 i francesi furono costretti a lasciare Roma ed il 20 settembre l’esercito piemontese occupò Roma. Nel 1871 Roma divenne capitale d’Italia.

Carlo Bossoli: Il corteo reale all'apertura del Parlamento del Regno d'Italia Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37035527La disfatta dell’Austria nella II guerra d’indipendenza lasciò abbandonati gli Stati satelliti del Granducato di Toscana (con a capo Leopoldo di Lorena discendente di Pietro Leopoldo, prima granduca di Toscana e poi imperatore d’Austria nel 1790), del Ducato di Modena (con a capo Francesco V appartenente alla famiglia Asburgo-Este), del Ducato di Parma (Luisa di Borbone, duchessa reggente per il figlio, il Duca Roberto), che furono pacificamente occupati dai piemontesi e poi annessi attraverso vari plebisciti. Altrettanto avvenne nelle Legazioni pontificie delle Romagne (Bologna, Ravenna, Forlì e Ferrara): gli appelli del Papa alle altre nazioni rimasero inascoltati.
Sulle ali dell’entusiasmo Garibaldi, ufficialmente inconscio il governo piemontese, assieme, tra gli altri, a Rosolino Pilo, Nino BixioLa battaglia di Lissa dipinta da Constantine Volanakis nel 1867, olio su tela cm 283 x 169, Museo di belle arti, Budapest. Di Konstantinos Volanakis - [1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9079319 e Francesco Crispi, organizzò la spedizione dei Mille in Sicilia, secondo le direttive inglesi, che avevano vari motivi per eliminare il governo borbonico, tutelando i loro interessi in Sicilia nell’estrazione dello zolfo.
Occupata la Sicilia, Garibaldi entrò a Napoli. Cavour colse l’occasione per approfittare dei successi di Garibaldi e lo costrinse, minacciando una guerra civile, a cedere Napoli e la Sicilia al futuro Re d'Italia. Cavour organizzò in fretta sollevazioni nei domini pontifici come pretesto per invadere le Marche e l’Umbria e quindi procedere alla loro annessione, lasciando allo Stato della Chiesa il territorio intorno a Roma. I legittimisti e i cattolici si indignarono per l’invasione dello Stato Pontificio, ma Cavour trovò l’abile scusa che soltanto così sarebbe stato possibile impedire all’anticlericale Garibaldi di occupare Roma e rovesciare lo stesso governo del Papa: “il fine è stato santo e ciò varrà a giustificare l’irregolarità dei mezzi cui abbiamo dovuto ricorrere”.
Fu così che Vittorio Emanuele giunse a capo delle truppe piemontesi a Teano e, avuta da Garibaldi la consegna delle terre conquistate, fece il suo ingresso a Napoli e proseguì la guerra contro i Borboni di Francesco II, che operarono l’ultima resistenza a Gaeta.
Quindi nel marzo 1861 a Torino venne proclamata la nascita del Regno d’Italia; nel 1865 la capitale fu trasferita a Firenze.La Breccia di Porta Pia, fotografia del 21 settembre 1870 di sconosciuto - romasegreta.it, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1439532
Nel 1866, per precedenti accordi con Bismarck, La Marmora Presidente del Consiglio respinse l’offerta dell’Austria di cedere pacificamente Venezia. E si gettò a capofitto nella guerra senza nessuno dei preparativi indispensabili, subendo una sconfitta a Custoza ed altra sconfitta navale si ebbe a Lissa. Garibaldi invece marciava vittoriosamente verso Trento. Nel frattempo Bismarck aveva ottenuto contro gli austriaci una schiacciante vittoria a Sadowa e firmò una tregua imponendo a Italia e Austria la fine delle ostilità. Garibaldi fu pertanto fermato dalla firma dell'armistizio di Cormons: ricevuta la notizia dell'armistizio e l'ordine di abbandonare il territorio occupato, rispose telegraficamente "Obbedisco". L'Italia guadagnò Mantova, Venezia con l'intera antica terraferma veneta (che comprendeva l'attuale Veneto, salvo l'ampezzano e il Friuli occidentale); rimanevano in mano austriaca il Trentino, il Friuli orientale, la Venezia Giulia e la Dalmazia.
Allo scoppio della guerra franco-prussiana, nell’agosto 1870 i francesi, garanti dello Stato pontificio, furono costretti a lasciare Roma per accorrere sul fronte del Reno. Approfittando di ciò, l’esercito piemontese occupa Roma il 20 settembre con i bersaglieri al comando del generale Raffaele Cadorna (1815-1897), attraverso la breccia di Porta Pia. Nel 1871 Roma divenne capitale d’Italia.

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