"Finland female MPs 1907" Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

Nelle retribuzione ancora vige il maschilismo

Parità lontana tra uomo e donna
di Lorenzo Testa

Parità tra uomo e donna è una di quelle polemiche che si trascinino da secoli, ma che in questi ultimi decenni ha visto le donne risalire di moltissimi posti la vetta della tanto agognata parità.
Non c'è professione, fino a poco tempo fa di esclusiva pertinenza maschile, che non veda le donne poliziotto, minatore, astronauta, dirigente d'azienda per non parlare poi del numero di laureate dove ancora il sesso, un tempo debole, supera in molte facoltà i maschi per numero e qualità di studi.
Tutto a posto, possiamo allora mettere in soffitta le numerose battaglie femministe che hanno scosso la nostra storia recente.
Niente affatto, almeno a leggere un dato che possiamo definire preoccupante del Global Gender Gap Report per il quale occorrerà almeno un secolo perché alle donne sia riconosciuta la stessa retribuzione lavorativa degli uomini.
L'equità retributiva rimane ancora lontana per moltissimi Paesi coinvolti nella ricerca, ben 145, anche se, per correttezza, in parametri come istruzione, sanità o coinvolgimento politico il divario si è quasi azzerato del 4% in soli 10 anni ed economico del 3%, ma la retribuzione è ancora lontana dall'equità, se pensiamo, facendo una media, che l'attuale retribuzione, ad esempio, di una donna americana è uguale a quella che prendeva dieci anni fa un uomo, mentre per quest'ultimo la retribuzione è aumentata e di molto.
Nel 2006 una donna americana prendeva in media 6mila dollari l'anno, un uomo 11 mila, oggi 2015, la donna ha 11 mila dollari annui e l'uomo 21 mila.
Sembra assurdo eppure le cifre parlano chiaro.
Una situazione irrazionale se pensiamo al numero di donne laureate con il massimo dei voti, ma in proporzione non troviamo lo stesso numero nei ruoli importanti nel mondo del lavoro. Un vero spreco di cervelli e opportunità per lo sviluppo economico di una nazione in genere, ma possiamo affermare è un problema planetario.
I dati sui Paesi dove questo divario è minore troviamo tra i primi dieci l'Islanda che in pratica ha tagliato quasi del tutto il divario, seguita da Norvegia, Finlandia, Svezia, Irlanda e al sesto posto, può sembrare incredibile, troviamo il Ruanda, seguito niente meno che dalle Filippine e, con un certo distacco, addirittura dalla Svizzera, dalla Slovenia e dalla Nuova Zelanda, infine,agli ultimipostidella classifica, Yemen, Pakistan, Siria, Ciad e Iran.
E in nostro Paese come è messo in questa classifica?
Purtroppo al 45° posto, ma se pensiamo che solo lo scorso anno era niente meno che al 69° posto, il balzo è stato a dir poco gigantesco.
Ciò nonostante, secondo il rapporto 2014 sulla parità di genere pubblicato dalla Commissione europea, il divario tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne nel nostro Paese è equivalente al 7%, una cifra di molto inferiore alla media europea, che arriva al 16%, ma lontana dallo zero che vorrebbe l’uguaglianza tra i sessi.
Se a questo pensiamo che le donne italiane lavorano meno degli uomini, infatti, solo una su due è occupata, contro una media Ue del 63%, con una disparità occupazionale nel nostro Paese tra uomini e donne che raggiunge il 21%, contro la media dell’Unione è del 12%.
Purtroppo secondo alcuni ricercatori il futuro se non ci sono cambiamenti effettivi sarà ancora peggio. La strada verso l’uguaglianza è ancora decisamente in salita.

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