Apertura del Giubileo della Misericordia: proiezione di immagini.

L'Anno santo rischia di passare sotto silenzio

Giubileo tra speranze e flop
di Antonello Cannarozzo

Ciò che colpisce di questo Anno Santo straordinario è la sua invisibilità. Dopo tanto parlare, intrecciando la Misericordia giubilare con un rilancio dei consumi stile Expo Milano, ci si accorge, lasciando da parte ogni implicazione religiosa, che siamo per ora davanti ad un mezzo flop di presenze, se non annunciate almeno prevedibili.
Basti vedere le strade intorno al Vaticano di questi giorni per comprendere come sta andando l'evento.
Se una telecamera appena la mattina tre giorni dopo l'evento, avesse ripreso la scena dall’alto allargando via, via l’obiettivo, avrebbe scoperto strade e piazze semi vuote, dove il primo “miracolo” era quello degli autobus che passavano veloci e quasi senza passeggeri.
Roma, pur mantenendo, forse ancora per poco, la sua centralità nella Chiesa, si è vista declassare per il Giubileo al pari delle altre diocesi sparse per il mondo.
In ogni nazione, come è noto, ogni fedele può, usando un termine antico ma pertinente, lucrare l'indulgenza plenaria varcando la fatidica porta non più solo nelle basiliche romane, ma nella propria diocesi o, addirittura, per i detenuti nel proprio carcere.
Davanti a questa rivoluzione giubilare ci si pone la domanda, perché pensare che dovevano giungere a Roma frotte di fedeli, si è parlato di alcuni milioni, da tutto il mondo, come era successo per gli scorsi anni santi, quando comodamente a pochi passi da loro e senza spendere soldi potevano usufruire di questa possibilità spirituale?
Se poi ci mettiamo il fattore sicurezza da attentati, il flop era garantito e, dunque, un plauso a quegli eroici 50 mila fedeli che tra pioggia, posti di polizia e in fila dalle sei di mattina hanno assistito all'apertura della Porta santa in piazza san Pietro.
Ma, finito il gran giorno, la città sembra dimenticare il Giubileo, non se ne parla né ho visto le parrocchie organizzare incontri, pellegrinaggi, giornate di studio e di preghiera, come nei precedenti Anni, per questo evento centrale per la cristianità, forse mi sfugge perché certamente non sono presente nelle oltre 300 parrocchie romane, ma avverto una certa apatia parlando sia con semplici fedeli e sia con religiosi.
A simboleggiare che qualcosa è cambiato nella percezione di questo Anno santo, è stato anche lo spettacolo, a dir poco discutibile, che ha visto la meravigliosa facciata della Basilica di san Pietro e della sua ancora più celebre cupola, divenire schermo per proiettare, tra luci e suoni, una serie di immagini della natura, animali, piante e popoli di altre religioni, ma assolutamente nulla, ma proprio nulla, che riguardasse la figura di Gesù, perno fondamentale proprio del Giubileo e il tutto davanti ad una piazza ovviamente buia e poche migliaia di persone di buona volontà.
Uno spettacolo importante, invece a detta di alcuni vaticanisti, per rappresentare la luce del mondo che illumina la Chiesa, ma non viceversa, come si è pensato per duemila anni e trasformare il Giubileo indetto più per combattere contro il cambiamento climatico che non un momento spirituale per le anime dei fedeli.
Altro fattore che si raccoglie da questi primi momenti è anche la sua titolazione "Anno della Misericordia" e qui invito il lettore ad avere un po' di pazienza, ma credo sia essenziale fare alcune considerazioni.
In questi mesi di preparazione all'evento straordinario la parola più "gettonata" è stata certamente la parola misericordia che, come ci ricorda il papa è fonte di grazie e invita ad accostarsi a Dio con spirito di amore filiale e non come ad un giudice inflessibile.
Gesù, come ci ha ricordato sempre il papa, perdona sempre, qualsiasi siano state le colpe. La misericordia è certamente un aspetto di Dio, l'altro, però, è la sua giustizia, di cui ormai, purtroppo, si sono perse le tracce nei documenti papali.
Scrive Sant'Alfonso Maria de Liguori, nel suo libro "Apparecchio alla buona morte" che: "Ne manda più all'inferno la misericordia di Dio che non la sua giustizia".
Una frase dura, certamente in contrasto con la nuova pastorale bergogliana.
Il pensiero del santo è molto semplice; l'uomo che non vuole cambiare veramente confida nella misericordia che tutto è sempre e comunque perdonato per la nostra fragilità umana, e prosegue: "Siccome Dio m'ha usate tante misericordie per lo passato, e non m'ha castigato, così spero che mi userà misericordia per l'avvenire", ma in questo modo è quasi impossibile lasciare i propri difetti se non c'è alcuna sanzione e con questa idea, per la fede cattolica, c'è la perdita dell'anima.
Vediamo di fare allora qualche precisazione aiutandosi con la Dottrina di sempre della Chiesa: Iddio è misericordia, e ci mancherebbe altro negarlo, tuttavia ogni giorno il buon Dio manda tanti peccatori all'inferno.
È una contraddizione? No di certo, Egli è misericordioso, ma è anche giusto, dunque vincolato a punire chi l'offende.
Dio non è uno zimbello con cui prendersi gioco, chi abusa della sua misericordia per più disprezzarlo, ci fa sapere l'Apostolo che Dio non si fa burlare: "Nolite errare, Deus non irridetur" (Gal 6,7). Sarebbe un burlare Dio, offenderlo come ci piace e quanto ci piace, e poi pretendere il paradiso.
Spero solo in cuor mio, mentre scrivo queste riflessioni, che il Giubileo sia, nonostante tutto, un Anno di conversione e di partecipazione non solo per i fedeli, ma per la Chiesa stessa di cui, come apprendiamo in questi ultimi giorni, ne ha veramente bisogno.

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