Mezzano di Primiero. Cataste

Ai piedi delle Pale di San Martino

Mezzano di Primiero, eccellenze nascoste
di Roberto Mostarda

Esiste un paese, in Trentino, dove in vista dei mesi più freddi, come antica tradizione insegna, ci si prepara raccogliendo e sistemando la legna, garanzia e risorsa contro il gelo dell’inverno, energia naturale per le esigenze di famiglie e collettività. Ma non ci si limita a raccogliere la legna e a tagliarla, la si sistema accanto alle case, agli edifici, la si inserisce nell’architettura locale, in sostanza si trasforma l’ammasso in forme d’arte. Un unicum nell’arco alpino, una particolarità divenuta un vero e proprio spettacolo che attraversa le stagioni. Parliamo di Mezzano, uno dei Borghi più belli d’Italia, a un soffio da Fiera di Primiero e da San Martino di Castrozza. Uno scrigno di gemme inattese, ma soprattutto il racconto di un amore forte per il passato e la tradizione. Prati verdissimi, vicoli stretti da case antiche, mucchi di tronchi odorosi di legno locale, dentro vecchi fienili e stalle, finestrelle orlate di pizzi con la passione e dedizione delle vecchie generazioni, unite all’entusiasmo e l’ardire di quelle nuove, Un impegno consapevole per salvare dall’oblio usanze, tradizioni, costumi. Qui i mestieri di un tempo, rivisitati e corretti per assecondare i nuovi trend, sono diventati i mestieri di oggi e di domani. Un’eredità preziosa che i giovani non subiscono ma condividono fieri con le generazioni precedenti e con l’orgoglio di apportare un vento nuovo, di mettere la propria firma personalissima nella storia di famiglia. Gesti sapienti che raccontano di un mondo antico che può venir voglia di reinterpretare anche all’improvviso, senza essere “figli d’arte”, abbandonando altre strade per disegnare un cammino proprio e unico.
Mezzano è un concentrato di attività culturali, musicali, sociali, legati alle tradizioni e alla cultura alpina e dopo un’estate all’insegna della grande musica e della vivacità, con l’autunno arriva l’ora di apprezzare il silenzio e la tranquillità di questo pittoresco borgo del Trentino, circondato da una natura regina che si tinge di calde tinte.  All’ombra delle Pale di San Martino, tra panorami rasserenanti di guglie e boschi, il legno diventa allora protagonista e diventa un vero capolavoro. Qui il rintocco delle accette sui ciocchi scandisce l’antico rito di far legna per l’inverno e fa da colonna sonora a una collezione unica di cataste d’autore, realizzate lungo le vie del paese come in un museo sotto il cielo.
E’ la stagione che in tutta la montagna si riempie dei rumori meccanici delle motoseghe e degli affondi delle accette: l’inverno dietro l’angolo impone di far scorta di ciocchi per la stufa e il camino. A Mezzano, però, tutto questo si trasforma in un esercizio di stile e in vere e proprie manifestazioni artistiche. E, mentre nelle legnaie si fa scorta per l’inverno, il Comune fa scorta, anzi una scorpacciata, di opere d’arte. Sono ormai venticinque i pezzi della straordinaria e unica collezione open air di cataste artistiche che ha trasformato l’antico borgo in un museo sotto il cielo.
L’iniziativa è ormai  un must e si chiama “Cataste e Canzei” (canzei in dialetto locale significa catasta, appunto) ed è l’omaggio di un paese al proprio destino da sempre legato al legno e agli altri elementi della natura montana. Da qualche anno, tra le antiche architetture rurali di Mezzano, spuntano sempre nuove installazioni ispirate al tema della catasta, protagoniste di una rassegna unica e innovativa che del borgo è diventata l’anima. Le si incontra ad ogni angolo: nei vicoli, sotto gli androni, nelle piazze, sui ballatoi, nei cortili… gigantesche installazioni d’autore che immortalano riti, mestieri, leggende, canti e tradizioni locali in un sorprendente gioco di equilibri, ciocchi e tasselli. Cataste artistiche che strappano i ciocchi al loro destino di fiamme e regalano loro voce.

La stagione del legno, dei boschi infiammati di colori, del profumo di caminetti accesi, dell’aroma di piatti che si fanno più robusti, di riposanti silenzi dopo il clamore estivo –questa stagione- è il momento migliore per una fuga al cospetto delle Pale di San Martino, alla lenta e dolce scoperta di Mezzano e del suo territorio.Ogni angolo del borgo riserva una sorpresa, perché “Cataste & Canzei” non è infatti che uno degli omaggi di questo paese-cameo alle proprie origini, oggi rintracciabili in ben cinque itinerari intitolati “Segni sparsi del rurale” e dedicati all’acqua, agli orti (se ne contano ben 400, uno ogni quattro abitanti), alle architetture, ai dipinti murali e alle antiche iscrizioni.
Venticinque le cataste artistiche, come abbiamo detto.
Eccole in un breve elenco:
La “catasta del mistero”
Di nessuno eppure di tutti. E’ una catasta anonima ma affollata di nomi quella che apre il percorso di Cataste e Canzei. Non un’installazione artistica ma una “semplice” catasta, di quelle tradizionali, che accoglie però i foto-ritratti di tutti gli artisti che hanno partecipato all’iniziativa e che firmano l’itinerario.
In principio (L’Albero) di Roberto Svaizer
Di facile lettura nella sua toccante immediatezza: tre uomini sono intenti a segare un albero. Sottile il messaggio, affidato alla forma di automi attribuita ai boscaioli: le braccia umane potranno anche essere sostituite da seghe e mezzi meccanici ma l’uomo continuerà a tagliare gli alberi. Un rito rurale che non si estingue… L’autore, classe 1971 e originario di Mezzano, lavora in una fabbrica di lampadari nel Bellunese, dove ha appreso le tecniche di lavorazione del ferro che gli sono poi servite a dar voce al proprio apprezzato talento di scultore.
Installazione In-stabile di Umberto Sancarlo
Detta anche “la catasta che precipita”, quest’opera è un concentrato di allusioni: installazione anche perché posta sopra la stalla degli asini, in-stabile perché posizionata su un manufatto ma anche precaria. La cascata di ciocchi, che infonde alla catasta forza e movimento, pare quasi un monito all’uomo, che può intervenire sulla natura, ma che a questa è pur sempre assogettato. Sancarlo, pittore, grafico e scultore che vive a Trento, collabora tra l’altro con il MART di Rovereto.
L’aluvion di Marco Baj
Un artista poliedrico che dalle calde terre di Puglia è salito in Trentino per lasciare il suo segno a Mezzano. La più grande delle installazioni di “Cataste e Canzei” dal 2012 campeggia in paese su una vasta parete di messa in sicurezza, costruita dopo la tragica alluvione del 1966. Mascherandone la spoglia funzionalità, ne fa un grande quadro sotto il cielo che ricorda all’uomo il prezzo da pagare quando si viola la montagna. Realizzata in legno di larice rosso, marmo bianco, tufo viestano e ferro si estende su ben 80 metri quadrati.
El Mantil di Marta Bettega
L’artista vive a Mezzano. Esperta d’arte e restauro, ha al suo attivo numerose mostre, premi e riconoscimenti. “El Mantil –spiega- è un tessuto di lino filato dalle donne del nostro passato”. Nella sua opera ha voluto rendere con il legno una tovaglia che rappresenti il lavoro manuale ma anche di meditazione delle tessitrici. Una tela che intreccia nella sua trama fatica, sogni e rivendicazioni delle donne.
L’acqua dei stoli di Nicola Degiampietro
L’artista risiede a Fiera di Primiero. Forte di un nutrito curriculum artistico e di diversi stage presso grandi maestri, di Mezzano ha voluto valorizzare gli “stoli”, ovvero i cunicoli utilizzati per convogliare l’acqua potabile in paese dall’acquedotto. Un omaggio al ruolo antico dell’acqua, che un tempo veniva molto più rispettata e al tempo stesso temuta. L’opera non a caso viene realizzata nel 2011, anno internazionale dell’acqua.
La fisarmonica di Max Gaudenzi
L’artista locale gestisce con la moglie un’esposizione permanente delle proprie opere a Fiera di Primiero. Per Mezzano ha realizzato una grande fisarmonica aperta che pare una stella. Un’opera maestosa che non ha bisogno di interpretazioni: una fisarmonica diatonica che suggerisce l’armonia di note melodiche e quella di pezzi di legno che paiono nati per stare l’uno accanto all’altro come le note sullo spartito. 
Rotonda e Non Rotonda di Roberto Bertazzon
Originario dei colli veneti, l’autore è pittore, scultore e conceptual designer. Impegnato nella sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente, nel 2011 ha realizzato per Mezzano due sculture: Rotonda e Non Rotonda.
La funzione del balcone di Alberto Cosner
Un nome un po’ impegnato per un’opera diretta, che colpisce per la sua sgargiante semplicità: un’enorme pannocchia dai chicchi pieni e dorati che sembra sbeffeggiare, irraggiungibile in alto sul suo ballatoio, le galline ingolosite e stupite del pollaio sottostante. In realtà l’opera, attraverso la rappresentazione del granturco, vuole ricordare l’antica  funzione del ballatoio, dove le pannocchie venivano messe ad essiccare al sole. L’artista è del Primiero, restauratore e disegnatore archeologico.
Navesèla di Lucia di Arteler – Lucia Trotter e Zita Zeni
Una grande navetta di telaio in legno, incastonata nella catasta da cui dipartono i fili della trama. Una sorta di mirabile e insolita insegna per un atelier che invece se ne sta discreto e ritroso in una casupola lì di fronte. Quasi di nascosto, dai fili di un telaio antichissimo nascono tele damascate della tradizione primierotta e di un tempo che non c’è più, salvato dai magici intrecci di Lucia Trotter e Zita Zeni.
Cerco un centro di gravità permanente di Gianluigi Zeni
Altro artista di Mezzano. Scultore del laboratorio artigiano di sculture in legno del borgo, ha realizzato una catasta d’equilibrio: la grande freccia di un blu elettrico richiama al ciocco verticale in basso, che da solo regge tutta la scultura, frutto di un incredibile gioco d’incastri e leve.
Free Water di Jimi Trotter
Questo artista locale affida alla copiosa lacrima azzurra su un volto addolorato la protesta contro la privatizzazione dell’acqua. Il ben comune si paga (ingiustamente) e l’unica acqua gratuita che ci resterà, sarà proprio quella del nostro pianto…
La notte in sogno di Erica Schweizer
Figlia d’arte (i genitori architetti, lo zio grande pittore), la Schweizer è tra le pochissime firme femminili di “Cataste e Canzei”. Nella sua opera riprende l’usanza tradizionale di ricavare nella catasta delle nicchie per porvi vasi di fiori. Agli spazi lei affida però la sua personale interpretazione di una canzone popolare amorosa di questi luoghi. Così tra i ciocchi, oltre a parole, disegni e citazioni prende vita una deliziosa “casa di bambole”.
Bio-massa di Giuliano Orsingher
Da buon artista trentino, Orsingher intende evocare con la sua opera il sano sentimento della gente di montagna che obbedisce al ritmo della natura e con saggio fare da formica ogni autunno si appresta ad accumulare legna per l’inverno, con gesti operosi e perpetui che rispettano l’ambiente e sanciscono il suo antico legame con l’uomo. Una catasta insomma che è monumento alla catasta stessa e infatti consta solo di ciocchi accumulati, del grande ceppo per il taglio su cui troneggia, inglobata nell’opera tanto che non la si vede ma la si intuisce nella sua sagoma vuota, la scure.
El caro de le zercole di Andreino Zugliani
Passato e presente si fondono: sopra un moderno garage, una sorta di cornicione in legno che porta incastonati una slitta e un carro, di quelli che usavano guarda caso per trasportare i tronchi dal bosco e che la sera si ricoveravano là dove oggi parcheggiamo i mezzi a motore. Un omaggio ai giorni andati che vuole anche coprire gli “scempi” di oggi, vestendo il cemento del calore intramontabile del legno.
Montagna in-canto dell’Associazione La Stua
Un gruppo di amici accomunati dalla passione per la scultura, che si divertono a praticare l’arte e a insegnarla. A loro si deve lo stravolgimento di una triste cabina elettrica in cemento in un allegro capolavoro narrativo in legno. Legnetti piccoli e infinitesimali, pazientemente incastrati a regalare un magistrale intarsio che racconta la poesia della montagna. Un gioco di immagini e di parole che alludono alla seduzione per l’occhio e per l’orecchio, in un sodalizio tra paesaggio e musica. Così, sullo sfondo di cime maestose, campanili svettanti, alberi secolari, prati fioriti e fieri cervi danzano le note dello spartito.
Temp che pasa… tradizion che resta di Giuliano Rattin
Ancora un contributo da parte di un giovane feltrino, che racchiude in una catasta il senso della vita. La clessidra chiusa in un abbraccio (o costretta a lavorare incessantemente?) tra il sole e la luna ammonisce che tutto inizia e tutto finisce ma che la tradizione non muore mai.
Opposti di Giuliano Orsingher
Lancia quasi una provocazione l’autore, già presente a Mezzano con la catasta Bio-massa. Un procedimento plastico a favore di un linguaggio non rappresentativo, ma assente e silenzioso che si rintraccia nel vuoto tra legno e pietra. Una scelta precisa, per lasciare a ciascuno la cura di fare uno sforzo di riflessione personale, poiché il vuoto è uno spazio interpretabile che in sé prevede anche i propri opposti.
Il bosco vecchio di Albino Rossi
L’anima del Trentino si identifica nella montagna, nei campi e nella foresta. Proprio su quest’ultima si concentra l’attenzione dell’autore, che in questo si ritrova in perfetta sintonia con lo spirito di Cataste & Canzei. Dalla sua sensibilità e fantasia è scaturito un bosco idealizzato ma vero. Molto c’è da leggere in quest’opera: gli alberi colonne del cielo, i rami che intrecciandosi simbolizzano le relazioni umane… Tutto sintetizzato nella silhouette di un bosco controluce, assopito in inverno nell’attesa di tornare a sbocciare.
Santone di Fabrizio Milani
I “santoni” dell’artista lombardo (di Varese) sono delle rappresentazioni simili alle raffigurazioni dell’uomo primitivo che, iniziando a porsi delle domande sulla vita, trova risposte in una raffigurazione magica di se stesso. Un figura sacra, insomma, ma senza religione.  Una sorta di divinità che non corrisponde a nessun credo, se non a quello interiore e nascosto dell’uomo. Un’installazione possente, primitiva eppure raffinata, che sposa la povertà del legno alla preziosità dell’oro.
Le più recenti sono state realizzate dagli allievi dell’Istituto delle Arti A. Vittoria di Trento.
Cornucopia
Con quest’opera il giovane artista pugliese vuole rappresentare la vera ricchezza e risorsa di questa terra: i ciocchi che scivolano come una cascata dalla cornucopia sono la testimonianza che il legno è la più versatile e naturale delle risorse che da sempre accompagna l'uomo.
Pensieri Vaganti
Un’opera che rifugge con determinazione la staticità che l’immaginario associa inevitabilmente al concetto di catasta di legna. Un’opera che restituisce al legno movimento, dinamicità proprio come i pensieri che nella nostra vita contemporanea frenetica corrono, si trasformano, esplodono. Così, i ciocchi spaccati grezzamente conservano la bellezza della naturalezza e composti in forma scomposta, quasi “esplosa” simboleggiano la libertà di pensiero…
L’incanto di Lena
Un’opera ispirata al romanticismo per un paese romantico. E quale personaggio più romantico della sirena, figura mitologica carica di fascino e mistero? Una sirena fluttuante che incanta chi la guarda. Un po’ come il borgo di Mezzano…
Le sfere dell’immaginario
Una sfida, una voce fuori dal coro, una ribellione: la catasta tradizionale ha forme squadrate e rigide? E allora l’autrice rompe le righe e adotta per la propria installazione una forma insolita: la sfera. Tre sfere che rivoluzionano le forme ma anche i significati: il vuoto al loro interno vogliono lasciare spazio all’immaginazione e al mistero.
L’Onda
Un assemblaggio solo apparentemente casuale di ciocchi dalla forma irregolare, ma di uguale lunghezza che ricordano un’onda… L’opera vuole sottolineare il contrasto tra natura e civiltà e la superiorità della prima sulla seconda. Simbolicamente, il fatto che l’onda s’innalzi verticalmente verso il cielo e nello stesso tempo si sviluppi sul terreno, sta a significare l’ambivalenza della vita: così lontana, immensa e incomprensibile ma nello stesso tempo così vicina e palpabile.
Tra le caratteristiche di questo borgo trentino, nella stagione buona, gli orti. Se ne trovano ovunque, grandi e piccoli, recintati e non, strappati al cemento in paese o isolati in aperta campagna. Se ne contano ben 400, uno ogni 4 abitanti!
Sono nati da un’esigenza di produzione di cibo per la famiglia, rispettano fedelmente la tradizione trentina che tra le staccionate dell’orto sposa l’utile al dilettevole spartendo la terra tra ortaggi, fiori, odori, piante da frutto e viti rampicanti. Anzi, i fiori superano spesso la metà del totale delle piante, facendo dei coltivi locali dei veri e propri orti-giardino. Quadri bucolici, dove accanto a infinite sfumature di verde spiccano le tinte forti di fiori di ogni genere e si diffondono i profumi delle erbe aromatiche. Qui gli orti sono gelosamente curati dai privati ma hanno in un certo senso una funzione di verde pubblico: ricavati in posizioni favorevoli e soleggiate rispetto agli edifici di competenza, talvolta ancora cinti dalle vecchie recinzioni in legno o muratura, si offrono all’occhio di chiunque, sempre diversi, sempre nuovi.
Il periodo migliore per ammirarli è luglio, quando lo spettacolo orto-floreale è al massimo splendore. Sono censiti e raccontati in totem segnaletici installati in paese, proprio come veri monumenti della storia e dell’identità rurale di questo borgo ancora fedele alle sue radici. Non di rado vengono organizzate visite guidate o serate a tema (cura degli orti, semina, tecniche, biodinamica ecc.).
Gli orti di Mezzano, insomma, sono nutrimento per il corpo ma anche per l’anima e per l’occhio. E sono a loro modo energia per la vita. Una vita rurale, che ancora si nutre di ciò che la terra dona, senza stravolgerla. Qui, tra i monti del Trentino orientale, al cospetto delle splendide Pale di San Martino, la natura è regina e tutto le si asseconda: le attività commerciali, le tradizioni perpetuate con orgoglio e persino il turismo che non può che essere sapiente, lento, consapevole e di riscoperta.

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