Chiudono sempre più chiese nel mondo per mancanza di fedeli
di Antonello Cannarozzo

All'apertura del Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII affermò, con spirito profetico, che per la Chiesa si apriva ad un periodo di grande sviluppo e di pace, chiamandola la "nuova primavera dello spirito" e criticando i cosidetti profeti di sventura che vedevano invece nel Concilio l'inizio di una crisi per tutta la cristianità.
I risultati, al di la di come una la pensi, sono sotto gli occhi di tutti se questa "primavera dello spirito" è arrivata oppure si sia affievolita un po' dovunque insieme all'anima religiosa che ha permeato secoli di storia e di civiltà il nostro Vecchio Continente.
Emil Cioran, scrittore franco-romeno, fece anni fa una previsione che gettò una luce sinistra su Parigi e sull'Europa: “I francesi- affermava- non si sveglieranno fino a che Notre Dame non sarà diventata una moschea”.
Sembrava solo una provocazione, ma in questi giorni, anche dopo i fatti di Parigi, si è tornati a parlare di questo scrittore a proposito di una storica chiesa quella di Saint-Eloi, fra la Loira e la Borgogna, presso la cittadina di Vierzon, che presto diverrà luogo di culto islamico.
La diocesi di Bourges, a cui la chiesa appartiene, in mancanza di fedeli, su 27 mila abitanti, infatti, soltanto trecento sono praticanti, ha pensato bene di metterla in vendita come una casa qualsiasi e l’offerta più remunerativa è stata, insieme ad alcuni centri commerciali, quella dell’Associazione locale dei Marocchini.
Un sacerdote, intervistato dalla stampa locale, ha detto che l'importante è che rimanga un luogo di culto, che poi sia cattolico o mussulmano per lui, insomma, non fa differenza, anzi, il quotidiano locale Berry Républicain rivela come siano stati proprio i fedeli, in accordo con la diocesi di Bourges, ad appoggiare la preferenza di tramutarla in moschea.
Il caso è stato sollevato dalla stampa per la sua collocazione storica e simbolica, ma è solo un caso tra le centinaia che si registrano ormai in Francia e tutta Europa, Italia compresa, una “scristianizzazione” di cui nessuno che abbia delle responsabilità, specialmente la gerarchia cattolica, senta il bisogno di interrogarsi per capire le cause di questa crisi ormai endemica.
Molti sondaggi parlano apertamente del “sorpasso islamico in Francia”, dove si costruiscono più moschee che chiese e sono più credenti islamici che cattolici.
Il rettore della gran moschea di Parigi, ha previsto che il numero delle moschee dovrà raddoppiare, fino ad almeno quattromila, per soddisfare la domanda a fronte alle sessanta chiese cattoliche che hanno chiuso in questi anni nella capitale francese e destinati forse a diventare anch'esse mosche per risolvere i problemi di traffico provocati da migliaia di musulmani che pregano in strada.
Ci sono casi poi che lasciano quanto meno perplessi come in Olanda dove già si contano sulle dita di una mano le chiese ancora aperte al culto in tutta la nazione oppure, come è successo nella città di Arnhem, la grande chiesa dedicata a san Giuseppe ed un po' il simbolo della città per oltre mille fedeli della parrocchia, diventata una pista per skateboard o per bici acrobatiche. Ciò è stato possibile perché alcuni anni fa è stata dismessa come luogo di culto sia per i pochissimi fedeli e sia per i tanti costi di manutenzione.
Così dove prima si celebrava la santa Messa, oggi l’altare e l’antico organo della chiesa di San Giuseppe sono stati messi da parte per creare spazio utile per l’installazione delle rampe per i rumorosissimi skater.
I casi sono tantissimi in tutto il Vecchio continente e forse la migliore definizione di questa situazione è quella data dallo scrittore tedesco Peter Hahne nel suo libro"La festa è finita", se: “la Germania può ancora definirsi un Paese cristiano o se non sarebbe più esatto dire che la Germania è un paese prevalentemente ateo dove convivono varie minoranze religiose” e come ha detto la Cancelliera Angela Merkel: “Non è che abbiamo troppo islam, è che abbiamo poca cristianità”.
Forse, per la "primavera dello spirito" profetizzata da Giovanni XXIII bisognerà aspettare ancora degli anni sempre che siamo ancora in tempo per dirci cristiani.

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