Parola di Stephen Hawking

Il pericolo per l’umanità è il capitalismo
di Rosario Vitti

Ha lasciato a dir poco esterrefatti, la dichiarazione del più grande scienziato vivente, Stephen Hawking, fisico, matematico, cosmologo e astrofisico britannico, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e l'origine dell'universo.
Durante un convegno sulla robotica ha dichiarato che:" Dovremmo aver paura del capitalismo, non dei robot: l'avidità degli uomini porterà all'apocalisse economica".
Chi si aspettava un futuro fatto di nuovi buchi neri, galassie, ultime scoperte sulle leggi che regolano l' universo si deve ricredere: la fine del mondo è tra noi e non sarà un asteroide a porre fine ai nostri progetti, ma l'uomo capitalista, o meglio i proprietari delle macchine robotiche che diventeranno la borghesia di una nuova era dove, purtroppo, non forniranno più posti di lavoro per i dipendenti in carne e ossa.
Hawking ha affermato, tra l'altro, che la disparità economica salirà di molto quando tanti lavori saranno automatizzati e i possessori del sistema produttivo si rifiuteranno di spartire la loro prosperità sempre più in rapida crescita, come è avvenuto anche in altre recenti crisi economiche.
Sembra, allora, avverarsi la profezia di Charles Bukowski "Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene, ora si divora da solo" e così moriranno sia i ricchi che i poveri per imbecillità, aggiungiamo noi.
Per Stephen Hawking un futuro, degno di questo nome, con una vita serena si otterrà solo se riusciremo a condividere la ricchezza prodotta, altrimenti le persone meno fortunate saranno destinate a cadere ulteriormente in povertà, a meno che il gruppo influente dei proprietari di queste già citate macchine produttive non accetteranno la redistribuzione della ricchezza.
I segni non sono però dei migliori.
Già oggi la tecnologia sta creando una crescente disuguaglianza moltiplicando la prosperità dei ricchi e nello stesso tempo aumentando più rapidamente anche il costo della vita rispetto all'aumento dei salari, e, in questo modo, la classe un tempo operaia non riuscirà mai a colmare questo divario, tornando di fatto, con le dovute modifiche dei tempi, ai servi della gleba.
Alla produzione classica va aggiunta anche la cosiddetta finanza elettronica o virtuale che sta cambiando in pochi decenni lo scenario dell'economia come l'abbiamo conosciuta finora, crescendo di valore ad un ritmo molto più spedito e divorando di fatto la crescita dell'economia reale che crea la vera ricchezza di un Paese, trasformando invece il lavoro in una semplice appendice a questo potere finanziario, spesso solo virtuale e invisibile.
Insomma, come recita un vecchio adagio: "Il capitalismo è un'ingiusta ripartizione della ricchezza mentre il comunismo è una giusta distribuzione della miseria".
Bella prospettiva, non c'è che dire!
Una riflessione che si può trarre è che il capitalismo, al di la del tema delle macchine, riflette la crisi della cultura occidentale in genere che si evidenzia in una diffusa inadeguatezza a capire il corso della storia e a governarlo secondo una linea intelligente, come invece la crisi di questi tempi ci dimostra, è sotto i nostri occhi.
Concludendo, se il capitalismo è lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, mentre il socialismo è il contrario, l'uomo e la sua vita dove andranno a finire?
Altro che i buchi neri di Stephen Hawking.

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