"Civita di Bagnoregio -Veduta-" di Etienne (Li) - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons

La città che muore

Civita di Bagnoregio
di Luisanna Tuti

D’estate i paesi perdono la loro identità. Indossano gli abiti eleganti, accolgono i turisti, festeggiano gli emigrati e i parenti che tornano. Sagre, fiere, mercatini: tutto concorre ad alterare gli equilibri dei borghi.
Poi arriva l’autunno e l’immagine del territorio sembra cambiare totalmente. I turisti sono partiti, gli alberi si spogliano, cambiano i colori e la gente si ritira nelle proprie case. I camini fumano, i vicoli profumano di legna bruciata e riacquistano quell’aspetto un po’ “sonnacchioso” che li caratterizza. L’ubriacatura estiva si è conclusa e la realtà cala di nuovo nella vita di ogni giorno: la scuola, la posta, il macellaio, due chiacchiere… Molti sono i borghi che, purtroppo, cadono nel dimenticatoio di un turismo troppo veloce.
Tra questi, oggi vogliamo prendere in considerazione un paese unico e bellissimo: Civita di Bagnoregio (Balneum regis: bagno del re). Un ciuffo di case medievali che sorge su di un colle tufaceo, soggetto ad una continua erosione a causa di due piccoli torrenti che minano la sua base. Vento, acqua, pioggia lentamente ed inesorabilmente lo stanno sgretolando. La natura argillosa dei calanchi, che, lateralmente, sembrano i soli voler sorreggere la base del borgo, consente una vegetazione molto scarsa. Soltanto nella parte più bassa incontriamo rovi, canne, ginestre, qualche arbusto di olmo o di rosa canina. Il borgo sta franando rivelando tutta l’impotenza e la fragilità umana difronte alla forza della natura. Gli Etruschi tentarono di arginare gli smottamenti, costruendo canali di scolo per il deflusso delle acque piovane ed imbrigliando i fiumi, ma, in seguito, queste opere furono trascurate e si arrivò rapidamente al degrado che ancora continua. Il lungo ponte (300 metri) che congiunge Civita al mondo è un perfetto spartiacque di quel monte che divide in due la valle, arrivando al borgo, dove poche famiglie resistono quasi a dare forza a quella terra con un grande passato, ma senza domani. Ricca di acque termali, fu citata per la prima volta in una lettera che Papa Gregorio Magno inviò al Vescovo di Chiusi.
Entrando in paese, veniamo accolti da due leoni che affondano gli artigli sulle teste di due uomini a simboleggiare la vittoria dei cittadini sui tiranni. E’ questa la scultura che sovrasta Porta S. Maria e ci immette nella parte medievale del borgo, verso la Chiesa di San Donato dove è custodito un affresco del Perugino ed un Crocefisso ligneo del 400, della scuola di Donatello. Degne di nota sono anche la Cattedrale di San Nicola, il Tempietto di San Bonaventura e la Chiesa gotico-romanica dell’Annunziata, con il suo svettante campanile ed il chiostro con il pozzo centrale. Particolarmente suggestivo è il “Bucalone”, un tunnel alla base di Civita che permette l’accesso dal paese alla valle dei calanchi.
Prosciutto, salsicce, pancetta e porchetta fanno parte della sua cucina che, con le fettuccine all’uovo condite con sugo di interiora di pollo, possono essere gustate con del buon vino da coloro che vorranno avventurarsi in una indimenticabile passeggiata nel viterbese, a due passi da Roma, a visitare, finché è possibile, la meravigliosa “città che muore”.

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