Cultura ed arte non sono per noi italiani
di Mario Vallini

Anni fa l'allora ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, affermava che con la cultura non si mangiava, era un lusso e come tale andava trattato.
Si aprì per mesi una durissima contestazioni contro il governo per questa frase del suo ministro. Proprio l'Italia, si diceva, con il suo immenso patrimonio artistico non meritava tanta ignoranza al potere, era come quando il ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbles, affermava: "Quando sento parlare di cultura metto la mano alla pistola".
Forse era esagerato, ma la sinistra, allora all'opposizione, si fece carico di questa rivendicazione culturale aprendo una serie di tavoli per discutere iniziative per la salvaguardia del nostro patrimonio artistico.
Berlusconi non c'è più, da quattro anni, ma la situazione sembra peggiorata specialmente con Renzi, il quale ha fatto ciò che altri non si sarebbero neanche sognati di fare per non suscitare movimenti di piazza, ma a lui, almeno per adesso, è tutto perdonato.
Parliamo dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo.
Solo qualche settimana fa il Financial Times ricordava l'importanza del nostro Paese per la cultura mondiale, ma nello stesso tempo criticava le politiche di investimento nel settore. Dal 2007 al 2013 pur avendo secondo l'Unesco, il 60% del patrimonio artistico mondiale spendiamo appena lo 0,37 del Pil, una cifra che ci fa essere ultimi in Europa dopo Spagna, Francia e Germania.
Di questo esiguo bilancio bisogna comprendere le spese di funzionamento dei siti e dell'apparato amministrativo, gli interventi di restauro, ecc.
Con una percentuale ancora più risibile per le attività culturali come teatri, orchestre, concerti ecc.
Proprio in quest'ultimo settore che ha dato tanto lustro all'Italia spendiamo circa 60 milioni a fronte della Germania che ne spende più di 500 milioni, ma se la situazione è grave ancora peggio si profila l'anno in corso con ulteriori tagli arrivando alla cifra di 33 milioni con un ulteriore taglio del 10% ad associazioni concertistiche, festival e quant'altro rende viva la cultura musicale.
Tra queste solo per citare le più famose le accademie Chigiana e di S. Cecilia o i Festival di Viterbo e di Barga. Questi "mecenati" del governo si sono accaniti specialmente contro la musica di un Palestrina o di un Vivaldi, autori che difficilmente Renzi andrà ad ascoltare, ma che per informazione hanno impresso la storia dell'arte mondiale.
Solo per fare un esempio di come vengono fatti i tagli tra i vari tagli, è stato negato il finanziamento all'orchestra italiana Ensemble Mare Nostrum che proprio in questi giorni ha ricevuto un Diapason d'oro in Francia incidendo musica rinascimentale italiana, ma all'estero, specialmente in Francia, con la cultura si mangia e tanto, se pensiamo che il Louvre da solo ha più visitatori che tutti i nostri musei sparsi per l'Italia.
Forse è giunto il momento di chiedersi perché?

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