"PORTO DI VIBO MARINA" di Belsito - foto da me scattata. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:PORTO_DI_VIBO_MARINA.JPG#/media/File:PORTO_DI_VIBO_MARINA.JPG

La città di Arianna dormiente

Vibo Valentia Marina
di Luisanna Tuti

Quando, per motivi di lavoro, arrivai in questa cittadina calabrese, sul golfo di Sant’Eufemia, era il mese di luglio. Non sapevo nemmeno che esistesse una Vibo Valentia Marina e grande fu il mio stupore quando mi trovai davanti una meravigliosa spiaggia di sabbia bianchissima ed un mare celeste e trasparente.
La vegetazione poi fu la cosa che mi stupì maggiormente: sembrava di essere in un meraviglioso parco di Singapore. Per arrivare alla spiaggia dall’albergo, passai infatti sotto un enorme arco formato da piante di buganvillea di tutti i colori: fuxia, arancio, bianche, rosa, che si arrampicavano sulla rete del gazebo, ombreggiando tutto il viale, con quegli stupendi fiori intrecciati indistintamente tra loro, in un susseguirsi di grappoli che ciondolavano dalla volta. Ai lati di questa - quasi serra - papiri e ninfee spuntavano da ruscelletti che sparivano all’improvviso inghiottiti dalla terra. Nelle aiuole sparse qua e là sui prati, strelizie, frangipani, hibiscus, magnolie completavano l’insieme tropicale, rendendo magica e surreale l’atmosfera circostante. Avevo scoperto un luogo fiabesco!! Mi resi conto ben presto che anche i bungalow dell’hotel erano tutti immersi, o meglio, sommersi, dalla vegetazione, dove, farfalle variopinte ed uccellini si inseguivano giocando con le foglie dei cespugli.
Buganvillea con ospite. Autore: Gianfranco at Italian WikipediaE’ questa Vibo Marina (comune di Vibo Valentia), l’antica Porto Santa Venere, così chiamata – secondo una leggenda – da un pescatore che scoprì sulla spiaggia la statua di una donna sdraiata, identificata dapprima come Santa Venere. In realtà era una copia romana di Arianna dormiente che oggi ha trovato il suo posto su di un basamento all’incrocio tra Lungomare Cristoforo Colombo e Corso Michele Bianchi. Il nome fu poi cambiato nel 1931.
Vibo, oggi significativa area industriale, già nel neolitico rappresentava uno degli approdi più importanti del Tirreno per il commercio dell’ossidiana. In seguito i Greci vi costruirono il porto di Hipponion, rafforzato ed ingrandito in epoca romana, utilizzato come base navale durante le guerre puniche. Attualmente in località Trainiti sono ben visibili, a pelo d’acqua, i resti dell’antico porto, soprattutto l’antemurale che si estende per circa 500metri dalla costa. I primi insediamenti del nucleo urbano moderno risalgono all’800 quando, nella Baia di Santa Venere, ormeggiavano imbarcazioni legate all’attività della pesca del tonno (numerose sono le tonnare attive lungo la costa vibonese). Subito dopo l’Unità d’Italia, molte famiglie si stabilirono sul litorale e, la costruzione della ferrovia e di ulteriori infrastrutture portuali, accelerarono il processo di crescita urbana. Purtroppo il benessere ipotizzato dalla presenza di numerose industrie (SNAM, AGIP, Italcementi) non è stato mai raggiunto e questa illusione ha lasciato solo un territorio disseminato di capannoni industriali, molti dei quali ormai abbandonati. Anche l’urbanizzazione è stata trascurata e, sulle spiagge, sono stati costruiti edifici abusivi che deturpano le bellezza del paesaggio. Ciò non toglie che il potere della natura, del mare, delle spiagge, sopperisca alle molte carenze create dall’uomo e conceda ai viaggiatori come me, un’insolita, imprevista, piacevole sorpresa che rimane gradevolmente impressa nella mente per molti, molti anni.

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