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Alla corte del “Re Capitone”

Comacchio
di Luisanna Tuti

In provincia di Ferrara (Emilia-Romagna) esiste una piccola Venezia che, purtroppo, non molti conoscono se non di nome: Comacchio. Circa 23mila abitanti, la cittadina sorge sul Delta del Po ed è una località balneare affacciata sull’Adriatico, molto apprezzata, anche dai severi tecnici della Guida Blu di Legambiente che le hanno assegnato due vele.
Il suo nome deriva dal latino commeatus (flotta navale) divenuto Comaclum, Comaclio, Comiachio ed infine Comacchio. Ambita per la sua posizione strategica che favoriva molti interessi commerciali, fu occupata prima dagli ateniesi, poi dagli etruschi, fino ad entrare nell’esarcato di Ravenna, sotto la costante minaccia di Venezia che avrebbe desiderato annetterla al proprio servizio. Fu poi sottomessa a Ferrara che la mal-governò fino al 1598, anno in cui passò sotto lo Stato Pontificio, traendone notevoli benefici economici. Seguirono poi l’invasione napoleonica, austriaca, francese, fino ad entrare a far parte del Regno d’Italia.
La cittadina è composta da 13 isolette, separate da piccoli canali e collegate tra loro da ponti che la caratterizzano, offrendo ai turisti un’immagine quasi fiabesca di questo borgo, noto a pochi fortunati. L’elemento acqua è stato determinante nella sua conformazione urbanistica che ha dovuto fare i conti con l’intersezione della foce del Po con il mare Adriatico. E’ lungo questo tratto di costa che si stendono i “Sette Lidi di Comacchio”, 25 chilometri di vasti arenili e fondali bassissimi, dove i bambini possono giocare e bagnarsi in assoluta tranquillità. Il più antico è Porto Garibaldi, seguito dal Lido di Volano, Lido degli Estensi (con il porto fluviale), il Lido di Spina, delle Nazioni, di Pomposa e degli Scacchi.
Il patrimonio architettonico di Comacchio, oltre alla bellezza del suo centro storico racchiuso tra canali navigabili e unito da ponti degni di grande attenzione (come i Tre Ponti), annovera una serie di edifici storici e religiosi come la Cattedrale di San Cassiano, la Loggia dei Mercanti, il Loggiato dei Cappuccini, i Palazzi Bellini e Vescovile, la Chiesa del Santissimo Rosario, il Monastero dei Santi Mauro ed Agostino e la Torre dell’Orologio.
Comacchio è considerata la più vasta zona umida e salmastra della regione, che la bonifica degli anni 60 ha ridotto di circa 5 volte, pur mantenendo l’ambiente come un dei luoghi più suggestivi del delta del Po. All’interno delle valli sono ancora visibili antiche strutture, erette per delimitare i singoli bacini. Si incontrano anche numerosi edifici (casoni) in cui si esercitava e si esercita la pesca. Alcuni di questi sono stati ristrutturati e costituiscono un itinerario turistico che si snoda lungo gli argini e i canali interni delle valli, estremamente suggestivo per l’atmosfera brumosa e rarefatta, generata dalla nebbiolina che sale dall’acqua e rende l’ambiente magico e misterioso, quasi fiabesco.
Comacchio è nota in tutto il mondo per la pesca dell’anguilla (cui è dedicata una sagra ad ottobre), ma si possono trovare anche branzini, orate, cefali, passere. Tra le valli si sono formate delle oasi di grande importanza faunistica, dove decine di specie di uccelli soggiornano e nidificano (come il fenicottero rosa), traendo abbondante nutrimento dai fanghi della salina. Questa, che si estende per circa 550 ettari, è stata realizzata nel 1800 e la sua concentrazione di sale favorisce particolari comunità vegetali che generano una fauna invertebrata, indispensabile all’alimentazione delle colonie avicole che qui trovano rifugio.
Per coloro che non hanno mai assaporato il gusto della “regina di Comacchio”, si consiglia di assaggiare un invitante ‘brodetto di anguilla alla comacchiese’, ‘risotto all’anguilla’, ‘anguilla ai ferri’, ‘risotto di verza e anguilla’. Il tutto innaffiato con un buon ‘vino delle sabbie’, tipico di queste parti.

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