"Struzzi allevamento Predosa" di Stefano59Rivara - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Struzzi_allevamento_Predosa.JPG#/media/File:Struzzi_allevamento_Predosa.JPG

Cambiamenti climatici

La sindrome dello struzzo

di Roberto Savio (*)

Traduzione in italiano di Consiglia Maciariello  [leggi testo originale]

Roma, 18 marzo 2015 – Ora è chiaro che non stiamo raggiungendo l’obiettivo di controllare il cambiamento climatico.
Vale la pena ricordare, che, l’obiettivo di non superare i 2 gradi centigradi di aumento nel riscaldamento globale prima del 2020 fu adottato dalla Conferenza dell’ONU sul Cambiamento Climatico di Copenhagen nel 2009 come una formula di consenso.
Molti nella comunità scientifica avevano chiesto a gran voce un’azione immediata – e al massimo per 1 grado di aumento – ma si sono piegati al realismo politico e accettato un target più semplice.
L’accordo era quello di bloccare l’aumento della temperatura globale prima del 2020, e iniziare un processo per riconvertire gradualmente il clima a livelli di sicurezza, da essere concluso prima del 2050.
Beh, negli ultimi quattro anni, abbiamo assistito già ad un aumento della temperatura di 1 grado, e c’è solo un altro grado di margine prima del 2020.
L’Agenzia Europea Ambiente (AEA), che pubblica un rapporto ogni cinque anni, dichiara che l’Europa ha bisogno “di obiettivi molto più ambiziosi” se vuole raggiungere gli scopi dichiarati e, per il 2050, i leader dell’Unione Europea si sono prefissati l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra europei dell’80-95 per cento paragonati con i livelli del 1990.
Comunque, la Germania ha aumentato le sue emissioni di carbone di 20 milioni di tonnellate nel 2012-13, invece di ridurle. Questo significa che, per raggiungere i suoi target, la Germania dovrebbe ora ridurre le emissioni del 3,5% annuo per i prossimi sei anni, che è un obiettivo difficile, se non impossibile, da raggiungere.
Ciò aumenterà i costi dell’energia e probabilmente porterà a misure di blocco che danneggeranno l’economia. Tuttavia, questa è la posizione ufficiale dei Repubblicani del Congresso statunitense, che combatteranno ogni proposta climatica.
Da ora, gli effetti del cambiamento climatico sono diventati visibili, e non solo ai climatologi. Lo scorso anno il numero totale di sfollati a causa dei disastri ambientali (come uragani, frane, siccità, inondazioni e incendi di foreste) hanno raggiunto la cifra impressionante di 11 milioni di persone.
Lo scorso mese, The Energy and Resources Institute (TERI), un think-tank basato a Delhi, ha rilasciato uno studio citando dati raccolti dal Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED) dell’Università Cattolica di Louvain, in Belgio, in un database globale di disastri naturali risalenti ad oltre 100 anni.
Lo studio ha stabilito un aumento di 10 volte per 525 di catastrofi naturali nel 2002, da circa 50 nel 1975.
Dal 2011, il costo delle catastrofi è arrivato a 350 milioni di dollari. In 110 anni tra il 1900 e il 2009, le catastrofi idro-meteorologiche sono aumentate da 25 a 3.526. Insieme, eventi idro-meteorologici, geologici e biologici estremi sono passati da 72 a 11.571 nello stesso periodo.
Non c’è dubbio che le attività dell’uomo stiano avendo un impatto drammatico sul clima e sul pianeta, interessando le vite umane, ma -  di solito – il mondo si muove su due livelli, che sono tra loro estranei ed opposti.
Uno dei principali problemi tra i paesi rispetto alle negoziazioni sul clima è stato quanto investire per combattere il cambiamento climatico ma qui i segni sono molto scoraggianti, per non dire altro. Si prenda il Green Climate Fund, per esempio, che intendeva essere la colonna portante degli sforzi per raccogliere 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 ma, allo scorso dicembre, sono stati promessi al fondo solo 10 miliardi.
Questa è la pista per ridurre le emissioni fossili. Guardiamo all’altra pista: ciò che i paesi stanno spendendo per tenerli.
Secondo un rapporto dell’Overseas Development Institute (ODI) e dell’Oil Change International (OCI), i governi del G20 stanno attualmente sovvenzionando l’esplorazione di combustibile fossile con 88 miliardi di dollari ogni anno.
Il rapporto fa notare che “con i crescenti costi delle riserve difficili da raggiungere, e il calo dei prezzi del carbone e del petrolio, generosi sussidi pubblici stanno sostenendo l’esplorazione del combustibile fossile che altrimenti sarebbe considerato antieconomico.” Infatti, i governi del G20 spendono due volte di più quello che le principali 20 compagnie private stanno spendendo nella ricerca di nuove riserve di petrolio, gas e carbone, e lo fanno con soldi pubblici.
Così, da una parte, il sistema fa giuste dichiarazioni di principi e, dall’altra, fa l’esatto contrario.
Nel frattempo, ci sono alcuni segni che la campagna contro il bisogno di fare qualcosa circa il cambiamento climatico stia perdendo credibilità.
È risaputo che alcuni membri del Partito Repubblicano negli Stati Uniti siano finanziati dai giganti dell’energia, e va da sé che essi faranno qualsiasi cosa possibile per boicottare ogni accordo sul cambiamento climatico che il Presidente americano Barack Obama potrà tentare di stabilire alla prossima conferenza sul clima a Parigi, a dicembre.
È anche risaputo che un numero di scienziati dissentono dall’idea dei più di 2.000 scienziati i cui lavori hanno contribuito all’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)  nel presentare il collegamento tra le attività umane e il deterioramento del clima. Naturalmente, le voci dissenzienti hanno ricevuto un eco sproporzionato nei media conservatori.
Comunque, lo scorso mese, il Washington Post ha riportato che uno dei dissidenti leader e guru dei negazionisti del cambiamento climatico, Dott. Wei-Hock “Willie” Soon, ha ricevuto fondi dall’industria dei combustibili fossili.
Il rapporto citava documenti che Greenpeace ha ottenuto attraverso lo U.S. Freedom of Information Act e dimostrava che Soon aveva ricevuto fondi dalla Exxon Mobil, Southern Company e l’American Petroleum Institute, tra gli altri.
I negazionisti del cambiamento climatico sono  chiaramente non preoccupati che il futuro del nostro pianeta sia al palo o, come il sistema governativo, sono caduti in preda della “sindrome dello struzzo”.


«Roberto Savio» de IPS Inter Press Service - was sent to me personally. Disponible bajo la licencia CC BY-SA 3.0 vía Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Roberto_Savio.jpg#/media/File:Roberto_Savio.jpg

Roberto Savio è il fondatore ed ex direttore generale della agenzia di stampa internazionale Inter Press Service (IPS).
Negli ultimi anni ha anche fondato Other News, un servizio che fornisce “informazioni che i mercati eliminano”.
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L'autore ha concesso il permesso alla pubblicazione di questo articolo già pubblicato su Human Wrongs Watch.

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