Il polipo, Ferdinand e la Sorte
di Michael Barons

La vita di un polipo, o meglio, polpo come si dice in italiano, era difficile.
O, meglio, molto difficile, si disse Ferdinand.
Era scampato all'ultimo momento dall'ennesimo assalto che la murena, sua vicina, gli aveva portato.
Fortunatamente lui aveva conservato gli allarmi e le reazioni di quando era un uomo, e l'aveva scampata per l'ennesima volta.
Non riusciva a rendersi conto però perché si trovava in quella strana situazione.
Quella di un uomo, o almeno la sua mente, in un corpo di un polpo.
Si trovava ad avere una testa grande nella quale convivevano il suo apparato digerente ed il suo cervello, ambedue perfettamente funzionanti.
Otto tentacoli forti con delle ventose mostruose, una bocca notevole a becco di pappagallo ed una vescica natatoria piena a metà con aria e a metà con inchiostro.
Non ricordava con esattezza da quando tempo si trovava combinato così, ma doveva, vista la sua stazza, esserlo da un bel po' di tempo.
Comunque fosse la vita era difficile.
Per procurarsi del cibo doveva cambiare colore della pelle a seconda della preda che aveva adocchiato.
Nel caso di un guarracino nero o rosso non vi erano problemi perché si trattava di un solo colore, ma nel caso di un pinterrè per esempio doveva fare i salti mortali per camuffarsi.
E poi si doveva difendere dagli attacchi dei vicini predatori, la murena innanzitutto e poi la cernia e le varie perchie, meno temibili fortunatamente, ma che in continuazione provavano a morderlo.
Ma il problema di fondo era: perché?
Come mai lui si trovava in un corpo di un polpo?
Improvvisamente sentì un dolore fortissimo e vide la murena allontanarsi con un suo tentacolo in bocca.
La sua mente vacillò, si staccò dal suo corpo di creatura marina e iniziò un viaggio indietro nel tempo.
E si vide nella sua incarnazione precedente quando era il Gran Visir del Sultano del Felicistan.
E rivide il Palazzo, i Giardini, il Forte ed il fiume che attraversava la città dorata.
E vide se stesso che badava un po' agli affari del Sultano e molto agli affari del Palazzo.
Soprattutto all'harem del Sultano.
Era arrivato a quella posizione perché aveva fatto credere al Sultano che le donne non gli interessavano, anzi.
Il Sultano, per soddisfare tutte si era fatto operare dal famoso chirurgo Massimiliano Trepalle del San Raffaele che gli aveva impiantato una pompa nei seni cavernosi che lui azionava a suo piacimento con un comando a distanza.
Invece lui aveva una bandoliera di pillole blu sotto il turbante ad azione immediata, ed esaminava molto bene le concubine sottoponendole ad una prova molto accurata, superata la quale erano sicure di essere ammesse all'Harem.
Ma la voce si diffuse presto e arrivò alle orecchie del Sultano, il quale, senza pensarci mezza volta lo fece decapitare, lo maledisse tanto, gli lanciò una Fatwa che gli fece perdere tanti punti nel suo Karma da farlo reincarnare in un essere inferiore e per di più strisciante in un elemento diverso dal suo.
Ed era per questa sua colpa precedente che si trovava ora nel fondo del mare nel corpo di un polpo.
Ma non si rendeva conto per quale motivo gli era rimasta una parte di cervello che pensava come prima senza però essere in grado di dare degli ordini a quel corpo, di polipo appunto, nel quale ora si trovava.
Comunque questo gli era di grande aiuto a difendere se stesso dalle insidie della vita che si trovava a passare nel fondo del Mediterraneo.
Gli era rimasta anche una passione della vita precedente: il fumo.
Sentiva ancora forte il richiamo del tabacco e delle sensazioni che questo gli procurava.
Non poteva però, essendo un polpo che viveva nel fondo marino, sperare di fumare ancora.
E fu così che raccoglieva le cicche in fondo al mare e se le mangiava.
Non era la stessa cosa ma almeno, mangiando il tabacco, aveva una sia pur vaga sensazione di estasi. Ed era seguendo questa sua passione che si era fatta una discreta collezione di mozziconi di sigarette all'ingresso della sua tana, quasi una montagnola.
Che però venne spazzata via durante una pulizia dei fondali marini da Marevivo.
Mai tale termine fu così improprio.
Lui stava quasi per morire da astinenza quando un sigaro cadde da una barca proprio davanti a lui e fu così che si salvò.
I pericoli però erano all'ordine del giorno; specialmente per quel ragazzo che faceva pesca subacquea tutti i giorni nel suo territorio ed era una minaccia costante, oltre alla murena sua vicina.
Fino a quando un giorno, forte delle sue conoscenze di battaglie bizantine della sua vita precedente, non gli venne una idea geniale.
Appena vide il pescatore subacqueo che si immergeva dalle sue parti, gli comparve veloce davanti attirando la sua attenzione.
Questi subito si immerse per seguirlo, ma lui si teneva sempre a distanza di sicurezza e contemporaneamente si avvicinava alla tana della murena facendo balenare anche a lei la possibilità di una buona preda.
Con grande abilità si portò davanti alla tana della murena e si fermò un attimo, quel tanto che il pescatore subacqueo aspettava per premere il grilletto del suo arbalète contro di lui.
Ma in quel preciso momento lui fece una brusca virata e l'asta andò a conficcarsi nella bocca spalancata della murena, che in uno spasmo finale si avventò sul pescatore staccandogli tutte le dita della mano destra.
E fu così che ebbe un lungo periodo abbastanza tranquillo, tanto da farsi vecchio e famoso.
Era noto infatti fra i bagnanti della zona che gli lanciavano le cicche delle sigarette che lui continuava a mangiare con enorme piacere, fino a quando il biologo marino Carlo Buonanotte della stazione Anton Dhorn non decise, e vi riuscì attirandolo in una nassa piena di sigarette, di catturarlo per portarlo a Napoli.
Qui divenne così famoso per le sue doti che anche Maradona andò a vederlo.
Appena Ferdinand lo vide, preso dall'emozione, saltò fuori dalla vasca e cominciò a baciarlo.
Il Campione, sorpreso ma lusingato, cercava di staccarsi da quell'abbraccio, ma era difficile visti gli otto tentacoli che lo tenevano stretto; inoltre la bocca del polipo non era di quelle alle quali lui era abituato, pungeva un po'.
Ma un campione si vede proprio in questi momenti e con una finta irresistibile lo spiazza e lo rimette al suo posto nella vasca.
Ma la cosa non gli era dispiaciuta e gli fece avere dal suo presidente un abbonamento gratuito a tutte le partite del Napoli F.C.
E fu così che ogni domenica Ferdinand, ex Gran Visir del Sultano del Felicistan, veniva messo in una vasca e portato in tribuna numerata al S. Paolo per assistere alle prodezze del suo campione e ad ogni gol che Maradona segnava faceva un salto fuori della vasca nella quale ricadeva sollevando un'onda che bagnava, con loro grande gioia, tutto l'entourage del Presidente.
Quando dopo tanti anni morì, le sue ceneri vennero messe nel Duomo vicino al sangue di S.Gennaro e si dice che nel giorno del Santo anche quelle diano dei segni di agitazione...

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