Italia-USA: presentazione sondaggio. Foto: Carmelo Cutuli

Made in Italy, c’è tanto da fare! Parola dei giovani statunitensi

Una fotografia chiara, a volte impietosa, che segnala una consistente capacità di avere un’opinione precisa su molte questioni. E’ quel che emerge dal sondaggio, giunto alla sua sesta edizione, promosso dalla Fondazione Italia Usa – presieduta dalla senatrice Barbara Contini - in collaborazione con la John Cabot University, su che cosa pensano i giovani statunitensi che vivono e studiano in Italia, del nostro paese. Un campione specifico – che non può certo essere generalizzato quanto a risultati a tutti i giovani Usa – ma che delinea una visione estremamente interessante.
Tra gli elementi che appaiono di particolare rilievo vi è certamente quello che indica un tema cruciale con il quale l’Italia fa i conti ogni giorno nel mondo globalizzato e che si specchia in internet: la capacità nazionale di trasmettere lo specifico volto del Paese e delle sue eccellenze e potenzialità. La risposta dei giovani è tranciante: per il 78 per cento del campione infatti l’Italia non fa abbastanza per la propria promozione, solo uno su cinque ritiene che tale azione sia sufficiente. Uno spunto di notevole valore se si pensa che si tratta di giovani di elevata cultura, da noi per approfondire o rafforzare la propria professionalità e che negli anni di permanenza appaiono in grado di percepire il nostro paese al di là dei consueti stereotipi.
Anche sul turismo, in questi ultimi tempi, ritengono abbia inciso la crisi economica americana (28,24%) ed europea (17,06%), il cambio sfavorevole (26,82%) e la minaccia del terrorismo (9,06%). In nessun caso si tratta però di valori prevalenti.
E questo è un altro punto di interesse. Le tradizionali e spesso fruste categorie di valutazione sembrano decisamente in declino rispetto alle rilevazioni precedenti o subiscono forti evoluzioni. Sono ad esempio bene informati sulla nascita della Fca dalla fusione di Fiat e Chrysler e sono convinti che essa sia un vantaggio per l’economia americana (i due terzi) e italiana (i tre quarti) e che l’operazione rafforzi le relazioni tra Italia e Stati Uniti (i quattro quinti). A sorpresa però si dicono convinti che la migliore scelta della sede del gruppo automobilistico dovrebbe essere in America – oltre l’80% - o in Italia – uno su sette. Quasi nulla l’indicazione della Gran Bretagna o dell’Olanda, paesi che vedono attualmente presenti le strutture direttive di Fca.
Il sondaggio, proprio in relazione alla vicenda del nuovo soggetto automobilistico euro-americano, pone in evidenza come i giovani statunitensi hanno una precisa opinione su ruolo e importanza dell’Unione europea: il 75% la giudica una protagonista dell’economia globale, anche se si scende a meno del 60% in termini di influenza sulla politica internazionale. Un gap significativo che coinvolge, in quanto partner europeo significativo anche il nostro paese. Va anche aggiunto che esiste uno spazio su cui lavorare per migliorare la partnership tra Italia e Usa: solo per il 45% sono considerati “stretti” i rapporti tra i due paesi.
Ecco perché, pur con un dato di primo piano rispetto ad altri paesi se potessero scegliere un paese in cui vivere, diverso dagli Usa, un universitario su 4 (24,88%) sceglierebbe l’Italia. Un dato certamente migliorabile soprattutto perché per gli studenti americani le due società, italiana e americana, sono sempre più simili e legate tra loro (44,7%).
Gli universitari americani conoscono l’Italia sia perché l’hanno visitata (88,12% degli intervistati) sia perché si tengono informati su quanto accade oltreoceano, soprattutto via internet (70,98%). In questo campo appare però evidente lo sviluppo di una diversa e più matura sensibilità: perde posizioni il caso giudiziario della studentessa Amanda Knox per molto tempo un deterrente a venire da noi. Ormai quasi dimenticato il naufragio della Costa Concordia: il 61,25% non ne ha mai sentito parlare. Su usi e costumi italiani, rimane in prima posizione la preferenza alimentare per la pizza (58,82%), il gelato il dessert più diffuso (98,44%) e il caffè espresso la bevanda più gettonata (89,35%). Anche qui appare importante la necessità di migliorare il messaggio promuovendo la conoscenza delle eccellenze che fanno della cucina e della gastronomia italiana un unicum mondiale. Buono il giudizio sulla moda secondo il quale la capitale mondiale del settore è Milano, dunque il made in Italy, il 58,46% e che il vino migliore sia prodotto in Italia (60,11%), surclassando il concorrente più temibile: la Francia.
Contraddittorio il campione sulle condizioni economiche delle famiglie italiane: il 39,06% è convinto che siano benestanti, il 40,63% è invece convinto del contrario. In generale, gli studenti Usa sono attratti dall’Italia per cibo (28,4%), diversità culturale (23,46%), qualità della vita (13,58%), cortesia degli abitanti (6,79%) e moda (7,41%).

R.M. 

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