"Isola di mozia" di Codas2 - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Isola_di_mozia.jpg#/media/File:Isola_di_mozia.jpg

Turismo: microcosmo naturale sospeso su pochi centimetri d’acqua

Mozia
di Luisanna Tuti

Se a qualcuno dovesse capitare di percorrere l’autostrada per Trapani, consigliamo di seguire le indicazioni per le Saline dello Stagnone di Marsala. Parcheggiando l’auto alle saline, un piccolo battello può condurre dall’imbarcadero all’isola di Mozia in cinque minuti, proiettando l’inesperto viaggiatore in un mondo ricco di fascino e bellezza che sembra non far parte della nostra epoca. "Mozia Strada" di Selinous at it.wikipedia. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mozia_Strada.jpg#/media/File:Mozia_Strada.jpgLa laguna, vasta circa 2000 ettari, comprende l’isola Grande, la Scuola, Santa Maria e S. Pantaleo (antica Mozia).
L’isola un tempo era raggiungibile a piedi, percorrendo un’antica strada, ma oggi l’innalzamento del mare ha sommerso la via, impedendone l’accesso. Fino a pochi anni fa carretti e cavalli si immergevano per arrivare fino a Mozia, soprattutto per il trasporto dell’uva Grillo, coltivata per la produzione del vino Marsala, ma ora, in alcuni punti, la profondità dell’acqua supera i tre metri e la barca è l’unico mezzo di comunicazione.
"Porta nord" di Codas2 - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Porta_nord.jpg#/media/File:Porta_nord.jpgNell’isola, la strada risale in superficie e accompagna il visitatore in un periplo di circa un’ora di cammino, durante il quale si possono godere tutte le bellezze che il tempo e la mano dell’uomo hanno salvato. Ristorati da una fresca granita di gelsi, fra piante di ferula e profumi di spontanee erbe mediterranee, si arriva alle necropoli che conservano antiche tombe ricavate nella roccia. Un fortino con mura di cinta e due torri sembrano resistere a difesa di due porte che si affacciano sul laghetto sacro, comunicante con un canale che conduce a ciò che resta del tempio di Kothon, un bacino idrico utilizzato all’interno dei porti fenici. Circondata dallo Stagnone, Mothya (nome che significava filanda, probabilmente collegato alla presenza di stabilimenti per la lavorazione della lana che qui erano stati impiantati) fu un tempo una colonia Fenicia, molto ambita per la sua particolare posizione strategica che favoriva scambi commerciali. Resa quasi inespugnabile da grandi fortificazioni, resistette agli attacchi dei Greci e dei Cartaginesi, ma fu poi invasa e distrutta dalle truppe siracusane, guidate dal crudele tiranno, Dionisio il Vecchio."Santuario del Capiddazzu" di Codas2 - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Santuario_del_Capiddazzu.jpg#/media/File:Santuario_del_Capiddazzu.jpg Messi in fuga gli abitanti, l’isola fu abbandonata fino a quando, sotto la dominazione Normanna, fu donata ai monaci basiliani di Palermo che la chiamarono S. Pantaleo, dal nome del Santo fondatore del loro ordine. Passò poi ai gesuiti ed, in seguito, data come feudo al notaio Rosario Alagna, insignito più tardi del titolo di “Barone di Mozia” che iniziò gli scavi alla ricerca di antichi reperti.
L’isola raggiunse il suo massimo splendore nel 1902, quando, un nobile inglese, commerciante di vini di Marsala, Joseph Whitaker, decise di acquistare l’isolotto e stabilirsi qui con la sua famiglia, che già risiedeva in Sicilia dalla fine dell’800."Necropoli Mozia" di Codas2 - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Necropoli_Mozia.jpg#/media/File:Necropoli_Mozia.jpgLa bellezza e la ricchezza culturale di Mozia incantarono il giovane Joseph che, aiutato dal suo amico, il colonnello Giuseppe Lipari Cascio, esplorò e portò alla luce resti dell’antica città fenicia ed altri numerosi reperti. Whitaker fu precursore dei moderni musei e conservò e catalogò centinaia di pezzi che oggi si possono ammirare proprio nel Museo Whitaker, che Joseph volle curare personalmente, salvando valori che forse non sarebbero mai giunti a noi.
Mentre aironi cinerini, avocette e cavalieri d’Italia nidificano sugli isolotti, acque basse e trasparenti creano piscine naturali che permettono suggestive passeggiate nel fascino solitario di una laguna che ci consente di lasciare alle spalle il moderno frastuono di un mondo tecnologico, accompagnandoci in una terra selvaggia, per rivivere un lontano passato che sembra quasi non possa essere mai esistito.

 

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