Sant’Agata dei Goti: vista notturna dal Ponte Martorano. Autore: Adriano Amalfi

Turismo. Mete future

Sant’Agata de’ Goti
di Luisanna Tuti

“Signora le posso consigliare un piatto di paccheri con gamberi e zucchine…” E’ così che inizia il mio dialogo con Domenico, simpatico ristoratore campano nel suo locale a Roma, sulla Tiburtina. “Scommetto che lei è napoletano” dico io sorridendo. “No signora sono di Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento. Vedesse che bella cittadina. Purtroppo poco conosciuta, ma varrebbe la pena di visitarla…” Aggiunge parlando orgogliosamente delle sue origini campano-centrali, quasi al confine con il Molise e la Puglia.
Sant’Agata de’ GotiCuriosa, appena giunta a casa mi sono messa a fare ricerche su questa città tanto osannata dal mio, ormai amico, Domenico. Ho scoperto così questo delizioso Borgo che sorge su di una propaggine tufacea, tra i fiumi Martorano e Riello, al limite di uno strapiombo, simile ad una scogliera, ad una fortificazione sulla quale si aprono qua e là alcune finestre. Fondata sull’antica città caudina Saticula dai Sanniti, acerrimi nemici dei romani, fu dapprima conquistata dal console romano Cornelio, poi sede di Quinto Fabio nel 313 e, dopo varie vicende, rimase colonia romana fino alla seconda guerra punica quando, una parte dei Goti sconfitti nella battaglia del Vesuvio, chiese ed ottenne di rimanere qui come sudditi dell’Impero.
Nell’866 la città fu occupata dai Longobardi e quindi annessa al Ducato di Benevento.
Cratere a campana del ceramografo Assteas, rinvenuto in area archeologica di Saticula (Sant' Agata de' Goti, BN), conservato al Museo Archeologico di Napoli (inv. nr. 82258). Foto: MichikinPassò poi ai Normanni ed in seguito sotto il Papa Gregorio IX, di qui alla famiglia Della Ratta, agli Acquaviva, ai Cosso. Nel 1696 fu acquistata da Marzio Carafa, duca di Maddaloni, sotto il quale rimase fino al termine della feudalità, dopodiché tornò al Papato con Sisto V (1762-75). Alcuni storici fanno derivare il nome de’ Goti all’occupazione del popolo dei Goti, altri invece sostengono che nasca dalla famiglia francese “De Got”, arrivata qui intorno al 1411 (data in cui si inizia a parlare della città come de’ Goti) da cui discendeva quel Bertrand De Got che divenne Papa con il nome di Clemente V.
L’impianto urbano odierno risale all’epoca Medioevale, con vicoli stretti e tortuosi, progettati per difendersi dai nemici e dai freddi venti invernali, ma, sparsi per l’abitato, molti sono i resti di epoca romana che si incontrano: cippi sepolcrali, iscrizioni, colonne. Alla fine del 700, durante alcuni scavi effettuati sulle necropoli intorno alla città, furono portati alla luce bronzi, vasi saticulari e figure rosse su fondo nero conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nel Museo di Benevento e distribuiti in vari musei europei.
Alcuni reperti importantissimi come vasi di impasto, di bucchero, geometrici arcaici, apuli, lucani, campani, oggetti in bronzo, lucerne romane, un aryballo ovoide del Protocorinzio medio (precedente al Corinzio) con fregi di grande valore, sono purtroppo conservati in abitazioni private, visibili solo a pochi fortunati amici dei custodi di questi inestimabili tesori.
"Trois aryballes (collection Campana, le Louvre, 2007)". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons. Foto caricata da Le-camillouAl comune di Sant’Agata de’ Goti per il triennio 2015/2017 è stato assegnato dal Touring Club Italiano il prezioso riconoscimento di “Bandiera Arancione” per l’alta qualità della sua accoglienza turistico-alberghiera, eccellenza assegnata a soli 209 borghi su 2.439 candidature presentate. I borghi prescelti saranno ospitati a Milano, EXPO 2015 e Sant’Agata de’ Goti avrà uno stand nell’area del Castello Sforzesco, dove potrà esporre i suoi prodotti di eccellenza: la mela annurca, il vino aglianico, la falanghina doc, ma, soprattutto, potrà esporre a Palazzo Reale il famoso “Ratto d’Europa”, il vaso greco più bello del mondo, un cratere a calice alto circa 70 cm. con un diametro di 60. Questo deve il suo nome alle scene dipinte in cui è raffigurato Zeus che rapisce la bella Europa, della quale si era invaghito follemente.
Si racconta che questo reperto fu trovato in un campo da un contadino che riuscì a venderlo, per un milione ed un maialino, ad un antiquario di pochi scrupoli che lo rivendette al Paul Getty Museum di Malibu per 380.000 dollari. Da qui , dopo aver girato un po’ per la California, il Comando dei Carabinieri, Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, riuscì, a seguito di accurate e minuziose indagini, a riportarlo in Italia dove è esposto al Museo Archeologico Nazionale di Paestum quale reperto più rappresentativo dell’arte magnogreca che vi sia oggi al mondo. Dopo l’EXPO il “Ratto d’Europa” tornerà in terra sannitica, ovvero al Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino e di Montesarchio, collocando così definitivamente nella giusta dimora questo prezioso “oggetto di desiderio” che per anni ha turbato i sonni dei cittadini di Sant’Agata de’ Goti.

 

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