"Dio è mio e lo gestisco io"
di Antonello Cannarozzo

Recentemente alcuni amici mi hanno raccontato le loro disavventure nel cercare un dialogo in certe assemblee parrocchiali aperte al nuovo che avanza nella Chiesa.
Episodi non certo nuovi proprio nella Chiesa aperta all'ascolto dell'altro.
Tempo fa, lo ricordo con un certo disagio, fui invitato a parlare, con altre tre persone, ad una conferenza sulla storia del cristianesimo in una parrocchia alla periferia della città.
Purtroppo, come dice spesso mia moglie, su certi argomenti di Chiesa non mi faccio mai gli affari miei e creo sempre guai e, così, è stato anche quella sera.
La Conferenza, durata un po’ più del previsto, era finita con un benevolo applauso per noi relatori e subito dopo, com’è di pragmatica, si è aperto un dibattito sui temi trattati come l’impegno costruttivo dei cattolici nel mondo attuale.
Gli interventi, dopo un primo interesse, cominciavano a diventare abbastanza ripetitivi e monotoni: come il comportamento del cristiano d’oggi che deve spaziare dall’impegno sociale al politicamente corretto, dalla responsabilità ecologica fino a sfociare, permettetemi, nel ridicolo come: l’obbligo di non fumare o di attraversare sempre sulle strisce pedonali …
A questo punto, ormai avevo esaurito la pazienza, sono intervenuto:” Scusate, in tutto questo Dio cosa c’entra? Prima di parlare d’impegno verso la società, forse, se siamo cattolici, bisogna prima impegnarsi verso Dio.”
Mentre parlavo, alcuni mi guardavano come una specie in via d’estinzione, solo i bambini dimostravano un certo interesse, tanto che avevano smesso di parlare tra di loro.
Approfittai di questa momentanea attenzione per rivolgermi ad uno di loro con una domanda che mi sembrava innocente: “Reciti mai il Rosario?”, il bambino mi guarda stupito, come se parlassi un’altra lingua e, intanto, nella sala si diffondeva un certo mormorio.
Sinceramente non capivo cosa stava succedendo.
Visto il mio stupore, il parroco, con fare molto dialogante e amichevole, mi illustrò pazientemente il lavoro che stavano facendo come comunità ecclesiale, con la consapevolezza, specialmente per i ragazzi, del proprio carisma, tutto alla luce di un non meglio identificato Vaticano II.
Dopo questi fumosi concetti, aggiunse che in tutto questo la preghiera ha un ruolo certamente fondamentale però deve essere un moto spontaneo, autentico e non già definito da altri, come nelle vecchie preghiere che si trovano su certi libri devozionali.
Capivo solo adesso cosa poteva aver suscitato la mia domanda in merito al vecchio e sorpassato Rosario.
Così, in maniera un po’ ironica, avanzai l’idea che un domani anche la Messa poteva essere “inventata” quotidianamente, sempre avendo, dissi con fare ancora più sarcastico, come riferimento un percorso formativo per l’assemblea.
Mi aspettavo una rispostaccia ed invece tutto questo era per lui auspicabile, ma che i tempi non erano ancora maturi.
Sono rimasto di stucco.
Ognuno di loro, ragazzi e adulti - proseguiva con soddisfazione il parroco - è invitato ad «inventare» una libertà ed una spontaneità sempre più aperta all’ascolto”.
Ma all’ascolto di chi?”, è stata la mia domanda verso il pubblico. Mi ha risposto una signora dalla sala “Ma dalla parola di Dio, è ovvio”.
E mica tanto – ho risposto - se voi parlate di libertà di crescita interiore, di nessuna costrizione dove tutto è spontaneo allora questo Dio chi è? Attenzione - proseguendo in maniera quasi apocalittica, aggiunsi - perché non sempre si ascolta Dio, spesso, proprio per la nostra natura decaduta - pensavo di rivolgermi a dei cattolici - è il diavolo (altro bisbiglio in sala, ndr) che ci parla ed è solo con la conoscenza della dottrina e della fede che sappiamo con chi abbiamo a che fare veramente”.
Parole che non credevo potevano offendere nessuno, ma il parroco e gli altri presenti non la pensavano così.
Cominciavano a non avere più un aria tanto amichevole nei miei confronti, anzi erano abbastanza seccati. "Ha creato - mi dicono con aria di rimproverato - solo problemi al percorso di crescita evolutiva dei ragazzi, dando un’immagine miope e sbagliata sul valore del cristianesimo”.
Inutile dire cosa mi passava per la testa.
Comunque, per non dilungarmi sulla serata, salto altri interventi sempre sull’impegno e sull’ascolto per dirvi che il clou della serata è stato un altro mio intervento con dure rimostranze tra il pubblico, parroco compreso.
Cosa avevo detto di tanto terribile?, mi sono permesso di ricordare, rispondendo ad alcune persone, che per ogni anima c’è alla fine il Giudizio di Dio il quale non è solo amore ed accoglienza, ma è anche giustizia e ciò pone ogni cristiano nella grandezza del libero arbitrio ed una grande responsabilità per ogni suo atto.
Si levò a quel punto dal pubblico una voce per dire “…e adesso ci parla pure del Paradiso e dell’Inferno voluti da una Chiesa oscurantista e classista” ed un’altra donna , qualificatasi in seguito come catechista, quasi strillando, si rivolse a me con aria di sfida dicendo: “Dio è mio e lo gestisco io”, solo allora nella sala si è creato un po’ d’imbarazzo, ricordando celebri slogan femministi degli anni ‘70 di pessimo gusto.
In ogni modo, dopo quest’ultima “dotta” affermazione teologica, mi sono dovuto sorbire una lavata di testa da parte di due sacerdoti della parrocchia, ormai né dialoganti né amichevoli, che mi contestavano in tutto.
A nulla è valso citare la dottrina della Chiesa, gli scritti di San Francesco di Sales, di San Bonaventura, di San Tommaso, niente da fare, per loro ero solo un reazionario che voleva riportare sul trono, potendolo fare, niente di meno che il Papa Re, il tutto condito con altre amenità del genere.
Allontanandomi dalla sala, compresi che forse senza accorgermene ero stato ospite di qualche assemblea pseudo–settaria–cristiana e che, per la mia solita sbadataggine, non me ne ero accorto.
Questo pensiero ha ridato serenità al mio animo, ricordandomi che per fortuna la mia Chiesa, quella vera fondata da Cristo, era ben altra cosa.

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