Luigi Mussini - Sfida scacchistica alla corte del Re di Spagna (1883), in cui è raffigurata l'impresa di Giò Leonardo Di Bona. Licenza PD-OLD-70

In Spagna

Scacchi sui banchi di scuola
di Fabrizio Cerami

Una decina di anni fa avevo letto un’intervista al grande compositore Ennio Morricone che, al di là di tanti riconoscimenti internazionali per le sue colonne sonore di importanti film, dichiarava che la sua vera grande soddisfazione era di aver ottenuto il grado di Maestro di scacchi, una disciplina che, tra l'altro, come confessava, gli aveva permesso di agevolare il suo lavoro di compositore.
Da quel momento ho guardato gli scacchi, di cui ero e sono purtroppo un mediocre giocatore, con un altro sentimento, cercando di scoprire perché è così ricco di possibilità di arricchimento della mente.
Ora, in questi giorni, leggo con piacere che la Spagna adotterà gli scacchi come materia di insegnamento, non per far crescere futuri campioni come Kasper o Fischer, ma per indirizzare i giovani ad una disciplina che, a costo zero, sviluppa l’intelligenza, allena la mente e ne migliora il rendimento.
Il Paese iberico sarà, dunque, la prima nazione europea ad adottare questo gioco antichissimo come materia di studio grazie ad una proposta parlamentare del partito socialista, per il quale il primo firmatario, il deputato socialista Pablo Martín, ha rammentato alle Cortes che gli scacchi "Aumentano le capacità strategiche e mnemoniche, insegnano a prendere decisioni sotto pressione e sviluppano la concentrazione, oltre a parecchie altre qualità, con un costo economico molto basso".
Con una insolita convergenza politica, neanche si fosse trattato di politica estera o finanziaria, i più entusiasti della proposta sono stati i rappresentanti del Partito Popolare, mentre i nazionalisti baschi hanno definito la proposta addirittura un "investimento strategico per il futuro".
Dunque, tutti assolutamente d’accordo, dalla sinistra alla destra, tanto da chiedere all'unanimità al governo conservatore di Mariano Rajoy di fornire agli istituti di tutto il Paese scacchiere, re e regine, alfieri, cavalli, torri e pedoni e tutto con decreto d'urgenza.
Per la verità questa proposta viene da lontano, dal Parlamento Europeo, che circa tre anni fa a larghissima maggioranza, anche in questo caso, aveva raccomandato tutti i Paesi dell'Unione ad introdurre gli scacchi negli ordinamenti scolastici per le tante opportunità che offre agli studenti non solo dando una mente matematica, ma anche la capacità di prendere decisioni anche sotto una forte tensione.
Una indicazione sviluppata da importanti studi realizzati in Germania e in altre nazioni europee dove si è visto come il rendimento scolastico degli alunni scacchisti aumentava in media fino ad arrivare al 17%.
Da questi studi e dalla raccomandazione europea sono iniziate le prime esperienze effettuate a livello sperimentale in alcune regioni spagnole anche estremamente autonomiste come la Catalogna e la Cantabrica, quest'ultima nella regione Basca, dove si è registrato addirittura un indice di soddisfazione per i risultati ottenuti superiore all’80%.
Ma l'inserimento degli scacchi nell'ambito scolastico non sarà l'unico ambito di applicazione. Secondo altre ricerche scientifiche internazionali, il gioco degli scacchi può essere molto utile come “ginnastica mentale” per procrastinare l’invecchiamento cerebrale e quindi rallentare lo sviluppo di malattie come l’Alzheimer, inoltre, avrebbe anche un utilizzazione proficua nel trattamento di bambini iperattivi, affetti da autismo o con la sindrome di Down e anche nella reintegrazione dei tossicodipendenti alla vita normale.
Ma gli scacchi per essere veramente utili alla nostra crescita, come diceva il grande campione Bobby Fischer: " Puoi diventare bravo a scacchi soltanto se ami il gioco", altrimenti, aggiungiamo, si rischia di farla diventare una "materia scolastica" dalla noia mortale e dissipando una grande opportunità.

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