Una piccola storia del presidente Sergio Mattarella
di Antonello Cannarozzo

Negli anni '92/'94 ero redattore, da circa dieci anni, presso il quotidiano politico Il Popolo, l'organo della Democrazia Cristiana quando il futuro presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ne divenne il direttore politico.
Erano gli anni del ciclone tangentopoli e il partito era in uno stato di crisi profonda.
Non c'era giorno che qualche onorevole, fino ad allora osannato, non finisse agli onori delle cronache giudiziarie per qualche avviso di garanzia, inoltre, per un giornalista presentarsi allora come redattore del Popolo equivaleva ad essere considerato spesso una specie di colluso con gli affari del Palazzo.
Un’altra particolarità di un organo d'informazione come il nostro legato alla Dc, erano anche le famose "correnti di partito", quella che vinceva al congresso metteva i suoi uomini nei centri del potere e chi non era della cordata vincente doveva aspettare ed affilare i coltelli per il prossimo congresso, tutto, però, sempre in un clima di grande rispetto e "amicizia", insomma uno "spoil system" all'italiana.
Il giornale aveva un direttore responsabile e uno politico che controllava la linea del partito. In circa dieci anni, ad ogni congresso, ho visto cambiare tanti direttori politici, l'ultimo, perché poi andai via, fu, come accennato, Sergio Mattarella.
Di lui ho un ricordo molto vivo: persona dai modi gentili, eleganti, sapeva intrattenere le persone in maniera brillante, tutt'altro che serioso come appare nelle foto o in alcuni filmati ufficiali, anche se, per il posto che occupava, era sempre molto attento a calibrare le parole, ma soprattutto dimostrava con i fatti il suo rigore e la sua onestà intellettuale, una dote riconosciuta anche dai suoi avversari politici.
Per quanto mi riguarda, pur essendo anni luce lontano dalla sua collocazione politica, non mi ha fatto mai sentire a disagio, anzi, era sempre molto disponibile al dialogo e lo stesso penso valga per gli altri colleghi d'allora.
Interessanti erano, poi, le serate al giornale, quando chiudevamo in tipografia e si rimaneva ancora in redazione per definire la linea del giorno dopo.
Venivano a trovarlo tanti personaggi che rimanevano in piacevole conversazione anche con noi giornalisti, come il costituzionalista Leopoldo Elia o Rosi Bindi, almeno tra quelli che ricordo.
Pur essendo lontano dalla sua corrente politica, come accennato, cominciai a stimarlo per un ricordo che rimase indelebile nella mia mente e compresi la vera tempra di quest'uomo, apparentemente schivo e distaccato.
Una storia piccola, sicuramente sconosciuta, ma dove c'è tutto Mattarella.
Era l'ora di pranzo e con alcuni colleghi eravamo andati a prenderci il classico panino in un bar della zona. Facendo ritorno al giornale, lo incontrammo per strada, vicino al Senato. Passeggiava da solo, seguito discretamente dalla scorta, credo che avesse avuto in quel tempo delle minacce, era stato più volte già ministro e presidente delle commissioni più scottanti.
Lo salutammo e scambiammo con lui alcune frasi di circostanza, poi essendo vicini al giornale, ci offrimmo di accompagnarlo, visto che in pratica era solo, ma lui con un sorriso ci ringraziò e disse ciò che non avrei mai dimenticato: "Vi ringrazio per la vostra cortesia, ma è meglio che vada da solo, se mi succedesse qualcosa fa parte del rischio della mia responsabilità politica, ma se succedesse qualcosa a voi per colpa mia non me lo potrei mai perdonare".
Rimanemmo sorpresi e capimmo il sacrificio che quest'uomo, nonostante avesse una famiglia, rischiava se stesso come servitore dello Stato.
Ecco un uomo che non dimenticherò mai, dimostrò un coraggio e un altruismo oggi doti sempre più rare. Grazie Presidente.

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