A wagon piled high with corpses outside the crematorium at the recently liberated Buchenwald concentration camp. Photo: Parke O. Yingst (Lieutenant Colonel, United States Army)

Nonostante la strage di Parigi

Ci scopriamo ancora antisemiti
di Antonello Cannarozzo

A volte, leggendo le cronache dai giornali, mi sembra di essere come il "Il Piccolo Principe" di Saint-Exupéry, non capisco cosa succede, mi sembra tutto un po' folle, come qualche giorno fa, in un recente sondaggio realizzato nel Regno Unito da YouGov per conto del gruppo Campagna contro anti-semitismo (Caa), sono rimasto allibito per un antisemitismo duro a morire. È ancora vivo il ricordo dell' attentato di Parigi, ma in realtà è come se fosse successo nulla.
Scopriamo che su 3411 inglesi di varia estrazione sociale, l'antisemitismo è vivo e vegeto. Una vera follia.
Le accuse rivolte agli ebrei seguono sempre lo stesso cliché vecchio di secoli: amano il denaro più degli altri, un intervistato su sei è convinto che gli ebrei pensano di essere meglio degli altri e che i 270mila ebrei, residenti attualmente in Gran Bretagna, esercitino troppo potere nei media.
Giorni fa, in un servizio televisivo si intervistavano alcuni ebrei romani sui fatti di Parigi e uno di loro ha detto una cosa che dovrebbe farci riflettere un po' tutti.
"Oggi - dichiarava l'intervistato - tutti dicono Je suis Charlie, ma nessuno ricorda neanche di sfuggita che sono morti anche quattro ebrei innocenti, colpevoli solo di essere tali". Purtroppo è vero, la percezione ancora presente in molti, al di la delle parole di circostanza nelle cerimonie ufficiali, è che gli ebrei non sono in fondo cittadini come gli altri, ma una specie di corpo estraneo, una idea aberrante da condannare subito senza se e senza ma, perché può portare a conseguenze dolorose. Inutile ricordare la storia.
Ciò che lascia più attoniti però, che mentre per noi un tale sondaggio è il classico "fulmine a ciel sereno", per gli ebrei sudditi di Sua maestà, la verità è ben conosciuta da tempo.
"Se non vi sarà una tolleranza zero verso l'antisemitismo, questo crescerà e i britannici ebrei si porranno sempre più domande sul loro posto nel Paese", ha denunciato Gideon Falter, presidente del Caa, ed il portavoce del gruppo, Joseph Sacerdoti non ha esitato a lanciare l'allarme "la crescita dell'antisemitismo qui e in Europa, significa che gli ebrei sono sempre più spaventati".
Secondo un altro sondaggio condotto dal 23 dicembre all'11 gennaio, sempre dall'associazione Campain Against Anti-Semitism (Caa), nei giorni della doppia strage di Parigi, questa volta rivolta agli ebrei, il 45% degli interpellati ritiene che nel Regno Unito per loro non c'è più futuro e addirittura il 58% in Europa e circa un quarto degli intervistati ha ammesso anche di aver pensato di lasciare il Regno Unito negli ultimi due anni.
Quello della sicurezza del popolo ebraico è un tema purtroppo antico e ancora oggi molto discusso.
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha chiesto maggiore protezione dopo la strage al negozio kosher a Parigi, affermando che solo in Israele gli ebrei sono al sicuro.
Ma non tutti tra gli ebrei sono d'accordo.
A questa affermazione di Netanyahu, ha risposto il responsabile della comunità ebraica tedesca, Josef Schuster, durante un intervista radiofonica: "Gli ebrei non sono più al sicuro in Israele che in Europa" ha affermato "Proprio le persone in Israele sono minacciate dagli attentati terroristici: non considero la vita in Israele più sicura che in Europa, e in particolare in Germania".
In fine, una breve considerazione in questo articolo.
Quest'anno, ricordiamolo, ricorrono i 70 anni da quando le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, il 27 gennaio del 1945, e, purtroppo, sembra, da queste notizie, che non sia successo niente.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.