Tra ricordi e realtà

Sotto l’occhio di un oriundo
di Eduardo Fiora

traduzione Giuliana Giannessi
L'Italia nel sangue, jus sanguis, eccomi tornare nella terra dei miei bisnonni e nonni – di origine toscana, veneta, emiliana e lombarda. Se le altre volte sono atterrato in Italia come turista e, allo stesso tempo, come giornalista a servizio di giornali regionali, questa volta ho fatto il viaggio in compagnia di mia moglie, anche lei oriunda (nipote di siciliani), una sorta di secondo e più ampio viaggio di luna di miele.
Un giornalista sarà sempre giornalista, anche se in ferie accanto alla donna che ha sposato da circa 22 anni.
Prima di partire, mi sono messo d’accordo con l'amico Giorgio Castore, della redazione di Italiani, che avrei approfittato di questo viaggio per conservare le impressioni di due "Italie": quella che, da oriundo, porto nel cuore e nell'anima; e quella reale, che seguo a distanza nei siti web che riportano notizie e immagini via Internet, e che per 10 giorni posso osservare ed ascoltare attentamente, mettendo in azione occhi ed orecchie.
Il confronto tra queste due Italie inizia presto durante il volo che, a tappe, ci porta da San Paolo a Roma. Niente di meglio di un assaggio dell'identità italiana a bordo di un aereo di bandiera italiana. È come se l'aria pressurizzata a bordo fosse già stata caricata con micro-particelle di Via Appia Antica o impregnata degli immaginari pennelli rinascimentali di Raffaello, Botticelli, Michelangelo, Tintoretto...
Ma tra il volere e il potere, esiste l’immensità dell’oceano Atlantico della globalizzazione, fenomeno di fronte al quale l'Italia ed il "made in Italy" non riescono ad imporsi. E non si tratta qui di concorrenza cinese. La buona offerta, questa volta, viene dalla bandiera europea.
In altre parole. Viaggiare Alitalia a partire dal Brasile è troppo costoso in confronto con la altrettanto europea e iberica TAP. Risultato: con dolore nel cuore, prima di Roma, una sosta di 90 minuti a Lisbona, con diritto a "penne al sugo" con condimento lusitano. Ma volete sapere la verità? Erano "al dente" ed avevano un sapore. Nell'autunno italiano del 2011, servito dalla Alitalia, ho rifiutato una pasta "stracotta" e insipida.
Il computer di bordo indica che abbiamo appena attraversato la linea dell’equatore. In poche ore potrò dire Viva l'Italia. A proposito, nel mio cellulare è incisa questa meravigliosa canzone di Francesco De Gregori. Una bella melodia con rime che, lette ed ascoltate in pieno 2015, mi danno una certezza: l'Italia, che gentilmente riceverà a braccia aperte la coppia Fiora, è veramente un paese pieno di paradossi di cui ci parla De Gregori e dei quali parlerò nei prossimi articoli in questa rivista.
Una Italia che da sempre "arresa e tradita," anche oggi "cammina in una notte triste", ma coraggiosamente "resiste"; non è così caro De Gregori?

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