La Domus dei Gladiatori, così chiamata perché al suo interno si allenavano gli atleti nell'antica Pompei, è crollata - Pompei cade a pezzi. Fonte: tg24.sky.it

Pompei specchio dell'Italia che crolla
di Marco Cesi

La notizia non è certo freschissima, ma la riporto come esempio di come stiamo trattando i nostri beni culturali, ricordando sempre che secondo l'Unesco, abbiamo da soli il 60% del patrimonio artistico mondiale così, quando l'ho letto i giornali non ci volevo credere.
Ammettiamolo, siamo bravi, anzi, bravissimi a collezionare brutte figure non solo tra di noi, il che potrebbe anche andare, ma a livello internazionale come la recente chiusura degli scavi di Pompei per le scorse festività del Natale e di Capodanno.
Ho pensato subito ai soliti sindacati, già noti alle cronache per chiusure arbitrarie a causa di improvvise riunioni sindacali con un danno non solo d'immagine, ma economico non indifferente.
Questa volta, però, la "colpa" non è loro, ma addirittura del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, quello che doveva rinnovare i Beni Culturali, criticato per la sua scelta addirittura dai lavoratori del sito.
Si è cercato di minimizzare l'accaduto, affermando che davanti all’area archeologica, quei giorni sono stati calcolati solo trenta pullman, circa duemila turisti, che hanno dovuto fare marcia indietro. Non era una folla e, dunque, non era economicamente utile mantenere aperto il sito e poi anche musei come il Louvre di Parigi o il Metropolitan di New York chiudono per le festività, giusto, ma con una piccola differenza, che non improvvisano, semplicemente avvisano anni prima di questa decisione e non fatta certo all'ultimo momento.
Non credo che queste belle iniziative del ministro, parlo a livello del tutto personale, possono aiutare a risollevare le sorti del nostro patrimonio culturale.
Con grande disillusione, ho riletto un'intervista del 2010, tanto per restare in tema, pubblicata su National Geographic a Salvatore Settis, uno dei più noti archeologi italiani, sulla salute dei nostri siti.
L'analisi di cinque anni fa del professore è a dir poco impietosa, specialmente per il fatto che non si è fatto d'allora assolutamente nulla.
"La ragione è semplice: la manutenzione dei monumenti è calata in maniera significativa". In Italia c'è l'idea che la tutela del patrimonio artistico sia un lusso, un optional, anziché un investimento, quindi le prospettive espresse da Settis che questa mancanza di uomini e mezzi è destinata a d aumentare se pensiamo che "non si assume da 20 anni, basti pensare che nelle Soprintendenze l'età media è di 55 anni. Troppi. Sarebbe ora che si iniziasse a fare delle assunzioni di giovani preparati", inoltre, è la severa critica dell'archeologo, si è fatto un ricorso eccessivo allo strumento del commissariamento, senza peraltro produrre alcun risultato.
Come a Pompei, si sono succeduti una serie di commissari, afferma Settis, che "non hanno combinato nulla, mettendo da parte, anzi mandando in pensione, uno dei più bravi soprintendenti italiani, Piero Guzzo".
E se dovesse riassumere - è la domanda del giornalista - in tre azioni come tutelare il nostro patrimonio? Primo - è la risposta dell'archeologo - investire, tornando quanto meno, e subito, ai livelli di due anni fa, prima del taglio draconiano; secondo, assumere personale giovane e qualificato; terzo, ridare fiducia a chi lavora in questo settore”.
Ai lettori il giudizio di queste parole scritte cinque anni fa e confrontarle con cosa è stato fatto fino ad oggi.

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