Rubies at the National Museum of Natural History, Washington, D.C., USA. Author: jheiv - Own work

Il colore del Natale
di Luisanna Tuti

Scrive una mia amica su facebook: ‘se è vero che a capodanno bisogna indossare qualcosa di rosso, mi farò una mantellina con il mio estratto conto bancario’. In realtà , tornando indietro con la memoria, non ricordo delle festività così sottotono per il nostro Paese. Pensare che ho sempre immaginato il colore rosso come simbolo del Natale. Rosso come il fuoco, rosso come l’orizzonte al tramonto in una limpida serata estiva, rosso come il corallo, ma, soprattutto rosso come un rubino. E’ questa una delle pietre più preziose che esistono ed, in particolare, una varietà in via di estinzione, è “il rubino sangue di piccione”. Si racconta che il dio-sole prese il sangue del potente demone Bala e fuggì verso l’infinito, ma Ravana, re dell’isola Sri Lanka, tentò di fermarlo. Il dio-sole, impaurito, lasciò cadere il sangue in una pozza in mezzo alla foresta. Nel tempo quelle acque divennero sacre come il fiume Gange (tanto che si chiamarono Ravana-Ganga) e le rive si coprirono di luccicanti pietre rosse.
La qualità di rubino più pregiata è chiamata “padmaraga” (color del loto) e la più scadente è la “kuruvinda”, vocabolo sanscrito da cui deriva il termine ‘corindone’, con il quale è indicata la varietà mineralogica che include il rubino . Il termine rubino viene invece dal latino “ruber” e simboleggia il calore, la sensualità, la vita.
Già nel 15° secolo, i leggendari giacimenti birmani erano noti ai viaggiatori europei, tanto che nella seconda metà del ‘600 il mercante di gioielli francese Jean Baptiste Tavernier scriveva che dalla Birmania venivano i rubini perfetti distribuiti in tutto il mondo. Raccontava anche che, nel famoso trono “del Pavone”, alla corte dell’imperatore Moghul Aurangzeb, il baldacchino era un pavone d’oro che aveva incastonato nel petto un grande diamante circondato da smeraldi e da una infinita quantità di rubini che formavano una cascata davanti agli occhi del sovrano quando questo era seduto sul trono.
Un rubino di cui narra la storia è quello di 250 carati, incastonato nella corona di San Venceslao, a Praga ed uno di 2.967 carati trovato a Sri Lanka nel 1934.
Nel 1891, il chimico francese August Verneuil ottenne il primo rubino sintetico fondendo sulla fiamma idrogeno o ossigeno con una fine polvere di diossido di alluminio ed un metallo colorante. Minutissime inclusioni di materiale come la mica o l’ematite, permettono di distinguere una pietra naturale da una sintetica.
L’augurio che faccio alla nostra bella Italia è che il 2015 sia prezioso come un “padmaraga” e ci regali un anno ricco di vita e calore come il colore del Natale.

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