Terra e Luna (fonte foto Pixabay)

Mai realizzata, ma è servita come modello per tanti edifici di culto odierni

Chiesa sulla Luna una fake news? No realtà
di Antonello Cannarozzo

In questi giorni si parla molto della Luna, dopo anni di silenzio si ricorda che cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969, il primo uomo metteva piede sul suolo lunare.

Una data straordinaria per chi ha i capelli ormai grigi, meno entusiasmante forse per i giovani che non hanno vissuto quella notte incantata.

Fu un momento eccezionale perché con gli occhi della mente, specialmente per noi giovani di allora, la Luna era solo la prima stazione da dove poter partire per viaggi intergalattici dove la fantascienza si univa alla realtà.

Rimanevamo abbagliati dalla tecnologia che aveva permesso questo viaggio, soprattutto il colossale computer che si sviluppava su una superficie di oltre trecento metri quadrati con oltre cinquanta addetti informatici e pensare che oggi la tecnologia di quel computer potrebbe stare dentro un normale pc di quelli che ognuno di noi ha in casa.

Ecco cosa significava la famosa frase di Neil Amstrong toccando il suolo lunare” Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.

Ma i sogni sono sogni e anche quando a Roma, presso l’allora Fiera dell’Elettronica, furono esposti i primi sassi lunari rimanemmo incantati da quei reperti, anche se a vederli erano grigi e polverosi, insomma nulla di entusiasmante.

Ma questo era lo spirito di quei giorni dove ognuno lanciava anche i progetti più assurdi come creare grandi piantagioni di frutta e ortaggi (pensate al costo al consumatore di questi prodotti, ndr) o chi vedeva già grandi città sul suolo lunare e addirittura, non si sa perché, grandi stazioni ferroviarie e così via, ma quello che ebbe una sua seppur breve storia fu il progetto di costruire niente meno che una chiesa sul nostro satellite.

L’idea, ad essere sinceri, non è nata in ambienti vicini al Vaticano, ma da un laico, uno dei più formidabili scrittori di fantascienza, Isaac Asimov che proprio nell’anno della conquista lunare pubblicò un articolo sul N.Y.Times magazine dal titolo assai esplicativo: “La colonizzazione della Luna nell’anno 2000” dove i primi abitatori del satellite avrebbe dovuto avere anche una chiesa.

Un idea un po’ bislacca forse, ma venne subito colta con favore da padre Terence J. Mangan oratoriano, l’ordine religioso fondato da San Filippo Neri.

Secondo il religioso la chiesa sul nostro satellite era una grande idea missionaria e cominciò con grande entusiasmo a mettere su carta alcune idee.

L’immagine che ne usciva era una grande tenda dove il vertice diventava “come un occhio in mezzo ai crateri”.

Idea un po’ inquietante, ma la visione del sacerdote era chiara: “Integrare la fede e la scienza del colono lunare, per sintetizzare la sua visione dell’universo con la sua visione di Dio e di se stesso”.

Le idee c’erano, un progetto di massima pure ora occorreva solo un architetto in grado di realizzare l’opera.

Per il progetto definitivo non viene scelto uno qualunque, ma Mark Mills già collaboratore del grande Frank Lloyd Wright.

Sotto la matita di Mills nasceva la Doman Moon Chapel dall’aspetto, come già previsto, di una tenda molto alta, cuore della struttura, e all’interno, ovviamente, altare, sedili, luoghi di meditazione, ma tutto rigorosamente sotto terra per motivi climatici.

Una curiosità: siccome sembrava che tra un anno o due sarebbe iniziata la colonizzazione lunare, i futurologi avevano previsto anche il caos dell’urbanizzazione, dunque, la chiesa era progettata per essere insonorizzata ed avere una vita propria come una qualsiasi parrocchia terrestre.  

Oltre la liturgia, come leggiamo nel progetto, ci sarebbero stati spazi per incontri, dibattiti e poi perché no, poesia, musica dove realizzare “forme di espressione visiva, dunque non solo preghiera, ma di accoglienza, opportunità, ospitalità, trasformazione, guarigione psicologica, perdono, unità, luce, suono e memoria” secondo i dettami dell’allora Concilio Vaticano II, conclusi da pochi anni.

Curiose poi furono le osservazioni di un altro sacerdote, padre Clifford Stevens, già cappellano militare della US Air Force, che vedeva la Luna con l’ardore dei primi missionari:

Essi (i sacerdoti) – affermava - erano con Colombo e Magellano per quei viaggi nell’ignoto, e anche con i Vichinghi, quando esploravano l’oceano occidentale. L’uomo si trova ora sulla soglia di una scoperta molto più mozzafiato, e quindi non è inadeguato per il teologo, simbolicamente o meno, indossare una tuta spaziale”. Inoltre proseguiva “abiterà la sua cappella ai margini dello spazio e aiuterà ad aprire le porte a una dimensione completamente nuova dell’esistenza umana”.

Chissà cosa ne avrebbe pensato oggi papa Francesco di tanto ardore missionario, ma lasciamo perdere quello era un altro mondo.

Ovviamente il progetto non uscì mai dal mondo dei sogni, però ciò che poteva essere cancellato come uno scherzo della storia si è realizzato poi sulla Terra.

Molte sono oggi nel mondo nuove chiese erette secondo questo spirito innovativo in ogni parte del mondo, saranno i nostri posteri se simili architetture avranno la stessa impronta culturale e di bellezza di un gotico o di un barocco, “ai posteri l’ardua sentenza”, di manzoniana memoria.

Chiesa sulla Luna (Progetto di Mark Mills)

Progetto di Mark Mills

 

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