Il premio Nobel Norman Borlaug, che ha posto al centro della sua attività il problema della fame del mondo intervistato da Antonio Saltini a Bologna il 5.9.2004. Fonte: http://www.itempidellaterra.org/wiki/FotografieGFDL.mht Saltini

Nel mondo delle multinazionali

Il grande fratello del cibo
di Fabrizio Cerami

Nel giornale satirico "L'Asino", agli inizi del secolo scorso, apparve una vignetta, disegnata magistralmente dal grande Podrecca, destinata in seguito a divenire una specie di manifesto politico, nella quale si vedevano dei ricchi con tanto di frak, cilindro e sigaro, abbuffarsi ad una tavola ricca di ogni ben di Dio e sotto, in attesa delle briciole, una marea di gente denutrita.
Un’immagine che rappresentava in maniera drammatica la condizione dell'umanità agli albori del '900, anche se la vignetta di Podrecca, sembra sempre più attuale.
Infatti, al di là dell'apparente benessere, la situazione non sembra cambiata di molto, la ricchezza rimane ancora in mano di pochi, mentre la povertà è concessa largamente alla maggioranza dei popoli, senza distinzione di razza o nazionalità.
Secondo i dati dell'Onu sarebbero circa 900 milioni di persone tra uomini e donne.
Per quanto riguarda l'alimentazione ciò che oggi mettiamo in tavola è controllato da 10 grandi multinazionali che detengono il 70% di tutta la produzione, società che ogni anno fatturano 450 miliardi di dollari con una capitalizzazione di oltre 7 mila miliardi, una somma superiore di tre volte al nostro debito pubblico.
Un mostro economico per alcuni che in esso vedono la dittatura del cibo e altri che vedono il progresso, potendo avere sulle tavole cibi provenienti da ogni parte del mondo a costi contenuti.
Un quesito che forse non si risolverà mai.
"I 500 marchi riconducibili ai dieci signori della tavola — spiega Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia in una intervista a Paolo Griseri per La Repubblica — sono spesso vissuti dai consumatori come aziende a sé stanti. In realtà fanno parte di multinazionali in grado di condizionare non solo le politiche alimentari dell’Occidente ma anche le politiche sociali dei paesi più poveri".
L'Oxfam è una confederazione di 17 organizzazioni non governative che lavorano con 3.000 partner in più di 100 Paesi per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all'ingiustizia. Il loro scopo è far pressione sull’immagine dei gruppi alimentari in Occidente per spingerli a migliorare le politiche sociali nei paesi produttori.
Secondo l'Oxfam, come anche altre organizzazioni, il pericolo principale è nella concentrazione della produzione e del mercato del cibo, un problema che riguarda praticamente tutti i settori alimentari.
Oggi le multinazionali che contano sono al primo posto la Nestlé con utili per 90,3 miliardi, segue la Pepsicola con 66,5 miliardi e, con gran sorpresala, la mitica CocaCola è ben distaccata con 44 miliardi di fatturato, scavalcata anche da Unilever con 60 miliardi e la già accennata Mondelez con 55 miliardi.
L’unica azienda multinazionale italiana che si avvicina per fatturato alla Kellogg's con i suoi 13 miliardi è la Ferrero, con 8,1 miliardi di euro annui, le altre, molto più indietro, sono la Barilla che fattura 3,5 miliardi di euro, il gruppo della carne Cremonini 3,5miliardi, Parmalat 1,4 miliardi, Amadori 1,3 miliardi, Lavazza 1 miliardo e le Conserve Italia anch'esse con un miliardo di fatturato, seguono sotto il livello del miliardo Acqua San Benedetto, Galbani e Granarolo.
Leggendo questo tipo di politica commerciale del cibo ci domandiamo se ancora sarà possibile andare a comprare direttamente dal contadino senza trovarsi poi con un marchio camuffato di qualche multinazionale o, ancora peggio, con un bel "made in China".

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