Pierre Toussaint

La straordinaria vita del barbiere Pierre Toussaint fatta solo di grande carità

Da ex schiavo haitiano alla gloria degli altari
di Antonello Cannarozzo

Nel 1995, durante la visita a New York, Giovanni Paolo II recandosi nella cattedrale di san Patrizio, dopo la celebrazione della Messa, volle scendere nella cripta della chiesa dove, insieme a tanti illustri personaggi della città, era sepolto anche un barbiere, Pierre Toussaint, ex schiavo nero nato nel 1766 nella colonia francese di Haiti.

Nel sostare in preghiera davanti alla sua tomba, il papa volle esprimere la sua grande ammirazione per quest’uomo con una breve omelia: “Egli ha irradiato una fede serena e gioiosa alimentata quotidianamente dall'Eucaristia e dalle visite al Santissimo Sacramento. Di fronte alla costante e dolorosa discriminazione, egli comprese, come pochi hanno fatto, il significato delle parole: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Nel 1991 era stato già proclamato dalla Chiesa venerabile, ma dopo questa prolusione del papa iniziò finalmente la causa per la sua beatificazione.

Ma cosa aveva fatto di così straordinario questo barbiere per avere gli onori della Chiesa? Sicuramente la sua vita è la migliore testimonianza della sua santità.

Nacque il 27 luglio del 1766 da una famiglia di schiavi nell’isola di santo Domingo nel territorio che oggi è lo Stato di Haiti.

I suoi padroni erano ferventi cattolici della piccola nobiltà francese, Jean e Marie Berard, che si erano trasferiti su quest’isola per la coltivazione della canna da zucchero, una scelta che in breve tempo dette loro la ricchezza.

Ciò che colpisce in questa storia è il grane affetto che i Berard nutrirono sempre per i loro schiavi, specialmente per la famiglia Touissaint, tanto che quando nacque Pierre venne battezzato dalla sorella di Jean Bernard e fu proprio quest’ultimo ad insegnargli i primi fondamenti della religione cattolica. 

Un grande dono, come lo definirà in seguito lo stesso Touissaint, dal valore inestimabile al quale affiancherà, cosa assai rara per l’epoca, anche il saper leggere, scrivere e far di conto.

Vedendo il giovane Pierre così vivace ed intelligente Jean Bernard ebbe una intuizione che, come vedremo, sarà in futuro la salvezza non solo per i Bernard, ma per tanti poveri diseredati: quella di imparare l’arte del taglio dei capelli.

Ma non precorriamo i tempi, siamo ancora alla seconda metà del XVIII secolo e si cominciano ad intravedere i futuri sconvolgimenti che porteranno con la fine della monarchia in Francia e gli sconvolgimenti sociali a cui non rimarranno estranee le colonie oltre oceano tra cui santo Domingo.

La situazione comincia a diventare sempre più incerta politicamente. Per loro fortuna Jean Bernard prevedendo questi cambiamenti e aveva organizzato il suo trasferimento a New York, allora una piccola, ma industriosa cittadina della giovane nazione americana da poco indipendente dall’Inghilterra.

Nel trasferimento c’erano ovviamente anche i loro schiavi, diventati ormai dei famigliari. Purtroppo, il trasferimento non portò bene ai Bernard.

Aver lasciato le loro proprietà insieme a tanti beni e una serie di investimenti sballati portano ben presto la famiglia nel vortice della miseria più nera.

Per fortuna Pierre aveva imparato molto bene il mestiere di barbiere tanto da diventare uno dei più apprezzati della città con una notevole clientela e con questi guadagni darà il suo aiuto anche ai suoi padroni.

Era arrivato finalmente il momento ideale per il giovane schiavo di affrancarsi dalla sua condizione e rivendicare dalla famiglia Berard la sua libertà.

Ma nulla di tutto questo è nella sua mente, anzi, si sente in debito con la famiglia dei suoi padroni, tanto che avendo raggiunto ormai una certa prosperità continuerà ad aiutare di nascosto la sua padrona Marie, nel frattempo rimasta vedova, non solo nelle necessità quotidiana, ma mantenendo il suo stile assai elevato in maniera da non farla sentire in imbarazzo per la sua grave situazione finanziaria.

Non solo, ma quando la sua padrona si risposa mantenne anche il nuovo marito, un musicista anch’egli caduto ben presto in disgrazia dopo la chiusura di molti teatri in città.

Un atteggiamento che il giovane barbiere tenne nel massimo riserbo senza nulla mai chiedere, ma sarà la sua padrona Marie, nel 1802, ormai sul letto di morte avendo saputo cosa aveva fatto per la sua famiglia a dargli la libertà.

Ma per Pierre non cambiò assolutamente nulla nella sua vita quotidiana.

Affiancato dalla sua giovane moglie, una schiava che lui riscattata, Juliette Nöel, con lei si dedicherà ad opera di beneficienza verso gli ultimi, i più diseredati ed esclusi dalla ricchezza nascente della grande metropoli.

Con il lavoro di barbiere guadagnò molto e a chi gli consigliava di mettersi a riposo dopo una vita di duro lavoro rispondeva che non poteva perché doveva aiutare ancora tanta gente che vivevano della sua carità. 

Chi conobbe Pierre Toussaint lo descrive dall’aspetto:” Nobile dal carattere dolce e assai spiritoso, però era il suo ‘insieme' che impressionava; la sua perfetta benevolenza cristiana, la sua fede integra, il suo amore e la sua carità, il suo notevole tatto e finezza di sentimenti, e il suo giusto apprezzamento di quelli che gli stavano intorno”.

Ma gli anni passano velocemente anche per lui.

All’età di 87 anni, dopo una breve malattia, Pierre Touissaint rese l’anima a Dio lasciando in eredità tante opere di carità come gli aiuti ai bambini abbandonati con il sostegno della Casa dei Bambini di San Patrizio, costruendo orfanotrofi e ospedali, ma non dimenticando mai la preghiera attivandosi così alla costruzioni di molte chiese.

Infine, non si può dimenticare cosa fece con il diffondersi della febbre gialla in città, che aveva mietuto migliaia di vittime, si prese cura con grave rischio per se stesso dei tanti malati per aiutarli a guarire o a morire con dignità.

Possiamo dire che, Pierre Toussaint fu certamente uno dei pionieri delle opere di carità nella prospera New York.

Venne sepolto con grandi onori nella allora piccola chiesa che aveva contribuito a costruire, la futura cattedrale di san Patrizio, dove ogni mattina per tanti anni aveva ascoltato la santa Messa. Nell’omelie delle esequie fu ricordato non certo come un teologo o fondatore di ordini religiosi, ma colui che irradiava Cristo tra la gente che incontrava e per questo fu definito "l'immagine di Dio scolpita in ebano".

 

 

 

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