Legge e giustizia (fonte foto Pixabay)

Lettera aperta alla giustizia

Il CSM travolge la giustizia: la tragedia del velo pietoso
La Redazione

Si arriva a un punto in cui non è più sufficiente stendere un velo pietoso sulle oscenità. Anzi, arriva un momento in cui il velo messo pietosamente per coprire finisce per evidenziare ancora di più le nefandezze. Le enfatizza.

È quanto sta accadendo in questi giorni in cui dopo quanto emerso in merito al CSM e al nostro sistema giudiziario grazie alla lotta tra parti interessate leggiamo dei panni caldi che vengono proposti. Con il rischio, voglio essere ottimista, che tutto resti com'è. Che quanto di abnorme esiste nel metodo permanga. E che il sistema non solo venga confermato, ma addirittura rafforzato. E la giustizia continui ad essere mandata a farsi benedire.

Non basterebbe un fiume d'inchiostro per descrivere gli errori, ma sarebbero sufficienti poche parole per risalire alle loro fonti. Errori di metodo e di compromesso, per non dire di compromissione, che inevitabilmente si riflettono sui risultati. Le sentenze. I provvedimenti.

La giustizia, già in crisi per gli scarsi uomini e mezzi di cui dispone, a dispetto della mole delle cause e dei fascicoli, finisce con l'essere additata a sospetto. Si grida allo scandalo per il comportamento di questo o quel magistrato, ma non si fa cenno all'errore che risiede nel metodo alla fonte di quei comportamenti. Il dovere è stato confuso con il diritto; l'autonomia con la libertà.

È verissimo, come osserva il nuovo presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, che la stragrande maggioranza dei magistrati sono esenti da colpa; ma è altrettanto vero anche che è questa maggioranza che è al di fuori del sistema; e che ne è vittima insieme al cittadino. Vittima del carrierismo.

 

Rodotà sosteneva che il reato di chi si fa corrompere per un ideale di partito è più grave e va punito più severamente di quello di chi delinque per danaro; infatti, mentre quest'ultimo produce un semplice danno economico, il primo lede la democrazia e le istituzioni nelle loro fondamenta. Oggi ai partiti sono stati sostituiti i giochi di squadra. Tutte le nomine degli ultimi decenni, se non di sempre, sono state fatte in base a queste regole non scritte. Non c'è Presidente di Tribunale, di Corte d'Appello o di Cassazione, né Procuratore Capo o Aggiunto di qualsivoglia mandamento che non sia stato scelto in base a queste regole.

E con questo non si vuole assolutamente negare che nella stragrande maggioranza dei casi i prescelti siano stati validissimi magistrati e degnissime persone. Ma che va chiarito se queste regole non codificate siano o meno ammissibili, prima ancora che legittime?

Se una giustizia così amministrata sia accettabile, prima che giusta o meno? E se si vuole continuare così o no?

È questo che il cittadino si chiede e chiede, non solo all'incolpevole Presidente del CSM, me ne scusi, e al neo Presidente dell'ANM, ma al potere esecutivo e a quello legislativo. 

È possibile che il problema venga affrontato seriamente e onestamente una volta per tutte?È ancora possibile sperare che almeno una volta lo scandalo non venga strumentalizzato per favorire l'una o l'altra parte, l'uno o l'altro magistrato? O veramente non ci rimane che sperare nella giustizia delle blockchain e degli smart contract, senza più né  magistrati né avvocati?

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