Nonostante la corruzione

C'è ancora speranza per l'Italia
di Lorenzo Testa

Sembra proprio che il malaffare sia diventato il virus che distrugge le ultime difese immunitarie del nostro Belpaese.
Negli anni cinquanta il settimanale L'Espresso coniò un’espressione che nel tempo divenne tristemente sempre attuale: "Capitale corrotta, nazione infetta”, come dimostrano gli ultimi episodi di corruzione avvenuti in questi giorni a Roma, probabilmente è solo la punta dell'iceberg di quanto ancora non è salito agli onori della cronaca nera.
Lo scorso mese ci siamo indignati del fatto che in una classifica internazionale su 177 nazioni, l'Italia scendeva al 69° posto per corruzione, dopo Ruanda e Ghana.
Purtroppo, visti i fatti recenti, sembra che la classifica non si sia allontanata poi molto dalla realtà.
Si fa ormai del malaffare un po' su tutto, senza vergogna. Non c'è nulla che sfugga dall'idea di fare un affare anche se disonesto.
È di questi giorni una notizia che può sembrare marginale, viste le truffe ben più importanti di questi ultimi tempi, ma a mio avviso è esplicativo di dove può arrivare la frode anche da parte di apprezzati professionisti che certo non hanno bisogno di mettere, come si usa dire, insieme il pranzo con la cena.
Un funzionario dell'Asp (Agenzia di Sanità Pubblica) di Palermo autorizzava pazienti immaginari a ritirare pannoloni per l'incontinenza dopo di che dava i documenti a quattro noti farmacisti, i quali richiedevano cospicui rimborsi all'azienda sanitaria, come se avessero venduto realmente quei pannoloni e poi, al momento della riscossione, si dividevano i profitti della truffa.
L'impiegato infedele dell'Asp, a quanto pare il cervello della banda, si trovava all'interno dell'ospedale Guadagna, e dal suo ufficio cambiava la patologia ai pazienti, apponendo timbri e firme false, prendendo i nomi di pazienti già defunti o che erano emigrati da molto tempo. Siccome alla faccia tosta non c'è limite, uno dei farmacisti coinvolti, aveva addirittura sollecitato, con tanto di decreto ingiuntivo all'Azienda sanitaria, di rimborsare le forniture sulla base della documentazione taroccata.
É questa l'Italia che non vorremmo mai raccontare.
L'indagine, avviata lo scorso anno, ha permesso di consegnare tutti i responsabili alla giustizia. Un piccolo episodio, certamente, ma che ha fruttato alla banda alcune decine di migliaia di euro e forse, appena le indagine saranno approfondite, il danno per l'ente sanitario potrebbe essere molto più ingente.
Per fortuna non siamo tutti uguali. Un po' di speranza ci viene da una casalinga di Pesaro che ha trovato per strada un portafoglio con 96 mila euro di vario taglio.
Per strada quella mattina non c'era nessuno e quei soldi facevano comodo alla donna che non era certo abbiente, ma leggendo il nome del proprietario sui documenti non ha esitato a restituirgli tutto, accontentandosi come ricompensa solo di un caffè.
Questa è l'Italia che ci piace raccontare.

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