Caio Mario Garrubba (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) - Foto di M.Elena Castore ©

La fotografia di Mario Garrubba in mostra alla GNAM di Roma

I mondi lontani di Garrubba
di M. Elena Castore

on è necessario essere degli esperti di fotografia per apprezzare i cento scatti di Mario Garrubba - provenienti dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce, Cinecittà - in esposizione fino al 2 giugno alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Stara Kalwaria, Polonia, 1960 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio  Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

La mostra, intitolata “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”, è un viaggio nei tanti mondi lontani visitati dal fotoreporter napoletano tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, alla scoperta degli sguardi, dei gesti, delle espressioni della gente comune, che Garrubba incontrava e osservava per la strada e che amava fotografare di sorpresa, dopo un’attesa paziente, scoprendone l’anima. Come sottolineano Gabriele D’Autilia e Enrico Meduni, curatori della mostra, infatti, “quella di Garrubba è una fotografia dai tempi lunghi, quelli passati davanti a una finestra guardando la folla indaffarata, o a un bistrot a consumare un aperitivo”.

Jaruzelski, Polonia, anni 80 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

Tra i vari soggetti, tuttavia, non mancano i grandi personaggi che hanno fatto la storia di questo periodo, da Mao Zedong a Kruscev e Jaruzelski, da Nixon a J.F. Kennedy, ripresi in scatti poco ortodossi, che nessuno si aspettava, all’epoca, da un “fotografo del comunismo” come venne definito dal suo amico Goffredo Parise. Il comunismo della speranza di un mondo migliore, però, e non quello reale, come lo stesso Parise afferma.

Mosca, 1957 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

Garrubba, infatti, fu tra i primi fotografi a varcare i paesi del Blocco Sovietico, e a raccontarli al mondo Occidentale attraverso la lente della sua Leica, mantenendo sempre e comunque, nonostante i suoi ideali politici, un occhio disincantato. Alla fine degli anni cinquanta, fu il secondo fotografo al mondo, dopo il famoso Henri Cartier- Bresson, amico e grande estimatore del suo lavoro, a entrare nella lontana e impenetrabile Cina di Mao Zedong e congelarla nei suoi bellissimi scatti in bianco e nero.

Il viaggio di Garrubba nella fotografia, esposto in alcune delle sale del primo piano della GNAM di Roma, comincia nel 1953, nella Spagna franchista, dove, armato di una Rollefleix al collo, si improvvisa fotografo, scoprendo che il suo mestiere, da quel momento in poi, non sarà il giornalismo ma quello di fotoreporter.

Napoli, 1960 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

E così, il suo sguardo attento e critico passerà dalla Berlino del Muro, all’Unione Sovietica post-staliniana; dalla Polonia di Jaruzelski (dove incontrerà Alla Folomietov che diverrà la sua compagna di vita) alla Cecoslovacchia degli anni sessanta; dalla Cina di Mao Zedong al Tibet e alla Mongolia. Ma andrà anche oltre oceano, negli Stati Uniti, in Brasile, a Tahiti; in Francia, in Marocco, e in Italia, soprattutto a Napoli, sua città natale, e in Calabria, terra d’origine della famiglia.

Da un paese all’altro del globo, gli scatti di Garrubba, perlopiù in bianco e nero, nonostante la presenza di bellissime foto a colori, configurano uno stile particolare, capace di testimoniare e documentare la storia e, allo stesso tempo, di cogliere l’umanità della gente, del suo quotidiano, imprigionandola in immagini altamente poetiche. Come rilevano i curatori della mostra, al grande fotoreporter napoletano “poco interessavano gli eventi con la e maiuscola”, essendo, al contrario, affascinato “dalla vita vera colta di sorpresa, non posata. Ci sono fiere paesane, molti bellissimi balli, ci sono baci”.

Casablanca, 1955 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

Come il bacio tra due giovani amanti, fotografato nell’ottobre del 1955 a Casablanca, che lo stesso Garrubba commenta in un testo, esposto al lato della foto: “Svoltai l’angolo e vidi la coppia nella luce limpida tra muri bianchi. Mai più in tale misura come in quel momento avrei visto in un’immagine la felicità di una storia. […]”.

Mosca, 1957 (in mostra all’esposizione “Lontano. Caio Mario Garrubba. Fotografie”) – Foto di M.Elena Castore ©

Come gli sguardi di un gruppo di bambini di Ulan Bator in Mongolia, fotografati nel 1964, o, ancora, come la bellissima foto scattata al mercato degli uccelli a Mosca nel 1957. Qui, tra una folla di visitatori sotto la neve, Garrubba immortala lo sguardo di un uomo e di una colomba bianca che fa capolino da una piccola valigetta semiaperta nelle mani di un ragazzino. Anni dopo, in intervista, commenterà: “Il posto era straordinario […] lì ho avuto la fortuna di fare questa foto. Perché di fortuna si parla, infatti se la testa del colombo si fosse spostata di poco non sarebbe mai uscita una foto del genere”

Sono scatti che fanno andare lontano, nel tempo e nello spazio, tra i grandi della terra e la gente comune, mostrando il talento e l’arte di un maestro del fotogiornalismo molto apprezzato a livello internazionale ma da “ri-conoscere” in Italia. Scatti che mostrano che la fotografia “è un artifizio di riflessi di luci su un foglio di carta sensibile. Riflessi di cose realmente accadute, esistite e scomparse nella loro materialità”. Ma, soprattutto, scatti che insegnano che “le foto si fanno con la testa e non con le macchine” (Caio Maio Garrubba).

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