Piedi uomo e donna (fonte foto Pixabay)

Uno scrittore colpisce l’ideologia del gender vissuta sulla propria pelle 

Cambio sesso? Forse è meglio pensarci
di Antonello Cannarozzo

È imbarazzante ammettere di essere stato così stupido da credere che avrei potuto veramente cambiare sesso. Nessuno può cambiare sesso, è impossibile, è un’illusione, è una malattia mentale”.

A pronunciare queste parole così nette non è il solito ultraconservatore nemico giurato di ogni novità, ma Walt Heyer, un uomo che si sentiva donna fin da piccolo e una volta avuta la possibilità, nonostante fosse sposato con figli e ingegnere di successo, non ha esitato a sottoporsi a molte operazioni, cure e quant’altro per realizzare il suo sogno, ma una volta diventato/a Lara, ben presto si è accorto di aver clamorosamente sbagliato ed è voluto tornare uomo, con tutte le difficoltà che poteva comportare un secondo intervento, ma il desiderio di riabbracciare la sua condizione di uomo che in realtà non aveva mai perso, gli ha fatto superare ogni ostacolo sia fisico che morale, oltre che economico. 

In realtà Walt Heyer, per quanto si potesse sforzare di interpretare la sua nuova identità, non era né poteva mai essere una donna a tutti gli effetti perché, come ricorda egli stesso, ogni cellula del nostro corpo è sessuata e non è certo sufficiente il solo l’intervento chirurgico per entrare nella profondità dell’aspetto più complesso: quello psicologico.

Sulla sua storia, definita la tragedia della sua vita, ha scritto alcuni anni fa un libro autobiografico, tradotto un po’ in tutto il mondo, assai crudo per gli aspetti che ha dovuto affrontare in un calvario durato anni. Il libro è uscito in Italia per le edizioni Sugarco nel 2011 con il titolo Paper Gender, il mito del cambiamento di sesso’.

Il testo ha trovato subito l’ostracismo da parte di varie organizzazioni legate al transgender e all’omosessualità che hanno visto in questo libro un’azione contro la libertà del genere sessuale solo che Heyer non era il classico ideologo tradizionale da poter contestare, ma, come abbiamo detto, uno che aveva vissuto sulla propria pelle questa dolorosa esperienza.

L’impegno di Heyer o meglio la sua missione, come egli stesso l’ha definita, è stata di mettere in guardia coloro che con troppa disinvoltura e superficialità si avviano a percorrere questo cammino non privo di fallimenti anche drammatici.

Un problema che lo stesso autore ha scoperto in tantissime altre persone che avevano cambiato sesso tanto scrivere un altro libro, uscito lo scorso anno dal titolo Trans life survivors - I sopravvissuti alla vita di trans – dove, con tanto di nomi, troviamo 30 storie di questi fallimenti.

Blair ha subito 167 operazioni dal 1987 al 2015 battendo ogni primato nel Guinness dei primati, così Kevin che per 12 anni ha vissuto dopo tante operazioni come donna per poi pentirsene amaramente come “il più grande errore della sua vita”.

Storie dai risvolti drammatici come quella di Michael che dopo appena 18 mesi dal cambiamento divenendo donna è stato preso da tale stato di angoscia e pentimento da tentare il suicidio “Tu puoi pensare di essere una donna – scrisse in una lettera allo stesso Heyer - puoi fantasticare e vestirti da donna, ma non sarai mai una donna. La chirurgia non cambia il sesso, soltanto fa diventare ogni secondo della tua vita inaccettabile, un inferno in terra”.

Non cambia l’atteggiamento anche per molte donne che hanno seguito la strada inversa come Kyle Scanlon un’attivista molto nota nel mondo Lgbt, accettata, cosa rara, sia dalla famiglia e sia dagli amici e ciononostante si è suicidata nel 2012 per depressione come tante persone che tentano il suicidio pentiti di questo cambiamento totale.

Meno drammatica è la storia di Michelle che una volta diventata uomo ha compreso sulla propria pelle come “I cambiamenti chirurgici sono permanenti. L’isterectomia rimuove l’utero e l’opzione di avere figli non esiste più” e si può continuare con gli altri casi esposti nel libro.

Il problema che affronta Heyer,non è il cambio di sesso in quanto tale, ma è la semplificazione che si fa nell’affrontare questo tipo di operazione che certamente non è da prendere sotto gamba per tutti i risvolti che comporta sul fisico e sulla mente delle persone.

La polemica con gli ambienti Lgbt che considerano per essere una donna o un uomo trans basta auto - identificarsi con il sesso opposto ed essere accettati socialmente.

Questa situazione viene diagnosticata come una disforia sessuale, un disagio o angoscia causato da una discrepanza tra l’identità di genere di una persona e il sesso di quella persona attribuito alla nascita creando quella discrepanza nota come ‘identità di genere’, di cui si parla moltissimo in questi ultimi tempi.

Peccato, come afferma ancora Heyer, che non esistono analisi cliniche di nessun genere che possono affermare che la condizione di transgender esista fisicamente, ma esiste solo a livello psicologico.

Uno squilibrio non di poco conto per chi si avvia a questo percorso di trattamento irreversibile.

Oggi la chirurgia, insieme alla farmacologia, ha fatto passi da gigante nel campo del trangender o cambiamento di sesso rendendolo sempre più sicuro di un tempo, ma dove occorre una maggiore maturità e una consapevolezza nelle proprie scelte che certo non si può avere in una fase adolescenziale o, addirittura, infantile come avviene attualmente in molti casi come anche in Italia, dove l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha esteso la prescrivibilità della triptorelina agli adolescenti con disforia di genere.

Bisogna precisare che questo non è un farmaco per cambiare sesso ai minorenni, ma sospende l’arrivo nell’individuo della pubertà per dare così più tempo per indagare la propria identità di genere, ma arrestare i fenomeni naturali della crescita è considerata da molti ricercatori come una violenza sulla vita di un bambino che difficilmente potrà riacquistare la propria identità sessuale dopo un simile trattamento farmaceutico.

Il problema, secondo Heyer, non è quello di schierarsi a favore o contro il transgender, ma come risolvere un problema che per quanto si cerchi di ideologizzarlo pro o contro esiste per migliaia di individui che non si possono etichettare come viziosi o peggio come dei pazzi, bensì persone che cercano onestamente, per questo molti medici raccomandano prima di affrontare il trauma dell’operazione, un serio percorso psicologico che può aiutare a chiarire la propria dimensione sessuale per affrontare con coraggio e consapevolezza la propria dimensione di genere, qualunque sia il risultato, e vivere una vita più serena di cui tutti hanno diritto.

 

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