Cambiamento climatico (fonte foto Pixabay)

Lo scienziato Franco Prodi muta la prospettiva sui cambiamenti del Pianeta

Ma è solo colpa dell’uomo il cambiamento climatico?
di Antonello Cannarozzo

Il nostro mondo occidentale si vanta da più di due secoli, grazie alla rivoluzione illuminista, di avere una società democratica, libera da ogni oscurantismo, specie culturale e scientifico, dove ogni manifestazione del pensiero può e deve essere espressa per quel confronto di idee essenziale per la crescita di una società moderna.

Questo sulla carta, ma all’atto pratico in molte occasioni le cose non stanno così.

Oggi come ieri, la cultura dominante non accetta contraddittori, la verità è una: la propria. Potremmo fare qui un lungo elenco di argomenti tabù dalla sanità alla cultura, dall’arte alla politica e così via, ma quello che sta diventando un vero e proprio atto di fede, un dogma da non discutere, da credere per fede è certamente il nuovo” moloch” del clima. 

Scienziati più o meno noti con il loro coro di giornalisti denunciano al mondo da tempo il pericolo del cambiamento climatico che sta avvenendo sulla Terra.

Ma non appena uno scienziato fuori dal pensiero corrente pone anche solo un dubbio sul ritornello del clima impazzito o sul disastro ambientale incombente, viene subito bollato come un ‘negazionista’.

"Termine da bar - afferma Franco Prodi, climatologo di fama mondialeal Quotidiano nazionale, che denuncia: "Sul tema catastrofista la differenza tra una previsione meteorologica e una climatica, sono due cose assai diverse di cui però pochi fanno caso. Non c'è conoscenza sufficiente per fare previsioni sul clima”.

Inoltre, il pericolo di divulgare allarmi affiancandoli a cause che con quei fenomeni non c’entrano nulla come la siccità a riprova del cambiamento climatico: "È una bestialità. Il climatologo serio esamina il presente e lo confronta con trenta anni precedenti. Fino a qualche tempo fa, la fascia andava dal 1960 al 1990. Poi si è spostata più avanti, dal 1980 al 2010. Ma sempre sui trent'anni".

Diverso, invece dovrebbe essere il lavoro del meteorologo: "Studia la situazione presente e sa che può fare la previsione fino a 10-12 giorni".

Già nel 2017, questa volta sul quotidiano ‘Il Giorno’, Prodi aveva esposto una teoria controcorrente: "Che i ghiacciai si stiano ritirando è di un’evidenza assoluta, ma non credo che dipenda solo ed esclusivamente dalle emissioni di CO2 che provoca il riscaldamento globale. Tra l'altro, lasciatemelo dire, sostenere che il riscaldamento globale vada mantenuto entro i due gradi non è una frase che ha molto senso".

Dunque, la situazione del clima, gli chiede il giornalista, non è così critica?

"No è critica. In questo momento è come se fossimo su un autobus con vetri appannati, senza freni e siamo, per giunta, in discesa. Le emissioni di CO2 non sono l'unica causa del riscaldamento globale. Anche il vapore acqueo è un gas serra. E incide sul riscaldamento anche tutto ciò che è triatomico (molecola o gruppo atomico formato da tre atomi. Ndr). Ed invece ci si fossilizza solo sulla questione emissioni. Servirebbe invece, un rispetto ambientale che non c'è.

E conclude:” Bisogna trovare modelli scientifici e misurabili. La vera sfida riguarda proprio la ricerca per dare strumenti adeguati allo studio del clima che abbiano una valenza scientifica. E di ricerca si parla sempre meno. Anche nelle conferenze sul clima".      

Occorre evitare un allarmismo di cui sappiamo ancora poco perché aumentano creando uno stato di angoscia alle persone più sensibili specialmente i più giovani come Greta Thunberg, assurta a simbolo di una nuova presa di coscienza di sensibilizzazione per non non lasciare alle nuove generazioni un mondo distrutto.

Ma sarà poi vero tutto questo allarmismo e poi è proprio l’uomo a combinare questo disastro?

Se parliamo di inquinamento, di invasione della platica negli oceani come sulle vette dell’Himalya, l’inquinamento dei mari o, peggio, delle falde acquifere, non possiamo non sentirci tutti responsabili per i danni che questo comporta per la catena alimentare, ma il clima è un'altra cosa. Basta l’esplosione di un vulcano come il Merapi, in Indonesia, il Galeras in Colombia o il Sakurayma in Giappone per non citare la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti o l’Etna e il Vesuvio da noi, per citare solo alcuni di vulcani ancora attivi nel mondo, per affermare che basta l’esplosione di uno solo di essi per immettere nell’atmosfera tanto di quel Co2 da superare le emissioni di Cina e Usa di un anno ed in questo caso l’uomo può fare veramente poco o nulla.

Ma allora, si domanda la gente, cosa si può fare per combattere questi cambiamenti?

La Terra, lo dimentichiamo troppo spesso, è un organismo vivente e grazie ai suoi cambiamenti, esplosioni, tempeste, improvvisi cambi dal freddo al caldo, manifesta la propria vita, il proprio rinnovamento altrimenti sarebbe come il pianeta Marte, statico, ma disperatamente desolato.

Da milioni di anni abbiamo avuto spettacolari glaciazioni che hanno coperto le calotte polari fin quasi all’equatore con una barriera di ghiacci alte centinaia di metri come pure le esplosioni di vulcani che hanno oscurato il Globo per secoli eppure l’uomo non c’era ancora.

Questo non significa che non bisogna avere un comportamento più responsabile nei confronti del unico pianeta su cui viviamo, ma considerare anche che non tutto nel bene come nel male dipende da noi e capire questo significa anche avere più rispetto per chi ci ospita da milioni di anni: la Terra.

 

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