Satellite nello Spazio (fonte foto Pixabay)

Il pericolo dei rifiuti spaziali

Spazzatura celeste
di Luisanna Tuti

Ormai quotidianamente sentiamo parlare di “allarme spazzatura”. Le città sono invase da rifiuti che provocano miasmi insopportabili ed assalti di ratti, volpi e cinghiali.

Purtroppo il vero pericolo per il nostro pianeta  è rappresentato da un altro tipo di spazzatura, quella “spaziale”.

Questa è composta principalmente da rifiuti, o, meglio, da detriti abbandonati in orbita: satelliti in disuso, pannelli solari, sonde, razzi, frammenti di navicelle, moduli di vecchie stazioni, utensili sfuggiti di mano ad astronauti.

Questi detriti si muovono ad una velocità 10 volte superiore a quella di un proiettile e, secondo stime recenti dell'ESA, sulle nostre teste ruotano circa 5mila rifiuti spaziali più grandi di 1mt; 20mila più grandi di 10cm; 750mila più larghi di 1cm; 50milioni più spessi di 1mm (uno di questi nell'estate 2016 ha urtato i pannelli solari del satellite Sentinel-1A, per fortuna senza gravi conseguenze. Il Sentinel-1A  fa parte di una missione di 2 Satelliti messi in orbita dall'Agenzia Spaziale Europea.  Su questo è montato un Radar che fornisce immagini di continuo: notte, giorno, con ogni condizione atmosferica).

Alcuni detriti potrebbero essere addirittura solo scaglie di vernice.

Secondo una classifica elaborata con i dati di Space-Track, aggiornata al 2017, gli stati che hanno inquinato maggiormente con i loro rifiuti sono: USA (3.999); Russia (3.961); Cina (3.475) cui seguono notevolmente distanziati Francia, Giappone ed India.

Alcuni frammenti si trovano in orbita bassa, vicino alla Terra e potrebbero  attraversare l'atmosfera terrestre entro breve tempo; altri invece sono talmente lontani che, per giungere a noi, potrebbero impiegare anche dei secoli.

Certamente non è confortante che queste 8.000 tonnellate di “spazzatura” circolino sopra di noi, ma, peggiori sono le previsioni future, poiché, ai 2.000 satelliti già in orbita, molti altri se ne aggiungeranno.

I tecnici affermano che il maggior pericolo non è costituito  tanto dai detriti superiori ai 10cm, di possibile intercettazione, quanto  da quelli di dimensioni inferiori il cui rilevamento è molto difficile. Il rischio che possano impattare in un satellite in funzionamento è quello di danneggiare il satellite stesso, ma, soprattutto, qualora fosse occupato da astronauti,  si potrebbero avere serie conseguenze sugli equipaggi.

Considerando che, fino ad oggi gli equipaggi sono stati molto attenti ad evitare qualunque tipo di detriti, il problema di ripulire lo spazio è stato riconosciuto pressante e necessario dalle agenzie spaziali di tutto il mondo che sono impegnate a studiare i metodi più opportuni per risolvere la questione.

Ovviamente la prima necessità è quella di non lasciare in orbita satelliti in disuso, riportandoli integri sulla terra. L'ESA ha già avviato due progetti per il recupero dei detriti: il primo (utile per quelli di grandi dimensioni) è un robot che, con l'aiuto di un satellite, aggancia il frammento con due braccia meccaniche e lo riporta sul nostro pianeta; il secondo (sempre per oggetti grandi) è una rete che, lanciata da una giusta distanza, avvolge il detrito e lo trascina a terra.

La NASA ha poi creato un  un sistema di monitoraggio che da terra rileva i grandi detriti,  evitando  così impatti  molto pericolosi.

Purtroppo non esiste ancora nessuna legge che impedisca alle agenzie spaziali di non incorrere in problemi legali distruggendo detriti che non appartengono al proprio Paese, motivo che frena molti interventi di “ripulitura aerea”. 

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