Vittime della strage ERASMUS

I genitori delle 7 ragazze italiane coinvolte nell'incidente chiedono giustizia

Tre anni dalla strage ERASMUS
di Gabriele Maestrini

Il 20 marzo 2016, lungo l’autostrada AP-7, nei pressi di Freginals, un autobus diretto da Valencia a Barcellona, con bordo studenti appartenenti al Progetto Erasmus, era coinvolto in un gravissimo incidente.

Dei cinquantasette giovani a bordo, erano tredici le studentesse decedute, tra le quali 7 italiane: Francesca Bonello, Lucrezia Borghi, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Serena Saracino, Elisa Scarascia Mugnozza, Elisa Valent.

Nel registro degli indagati, per omicidio colposo plurimo, veniva iscritto dalla magistratura spagnola un solo nome, il conducente sessantaduenne del mezzo coinvolto;

dal rapporto della polizia regionale dei Mossos d’Esquadra, emergeva che la causa più probabile dell’incidente fosse da ritenersi un colpo di sonno dell’autista: come scritto dalla stampa spagnola, l’uomo avrebbe ammesso ai soccorritori di essersi addormentato.

Altre indagini da parte delle forze dell’ordine evidenziavano come dalla scatola nera dell’autobus risultasse, nell’ora e mezza di viaggio, un numero eccessivo di “decelerazioni significative”: ben 77, mentre gli altri bus facenti parte della comitiva non ne effettuarono più di 12.

Nelle testimonianze dei passeggeri sopravvissuti emergevano inoltre numerose attestazioni di un comportamento imprudente alla guida da parte dell’autista (mancato rispetto della distanza di sicurezza, frenate improvvise, uscita dai bordi della carreggiata) confermando il probabile stato di sonnolenza e stanchezza.

Per ben due volte la magistratura spagnola ha archiviato il caso, la 1° volta senza aver interrogato l’autista, la 2° volta dopo l’interrogazione di quest’ultimo che avrebbe imputato la colpa allo stato del manto stradale bagnato e al sistema franante, elementi smentiti dai Mossos d’Esquadra  con la relazione depositata in tribunale,  non reputando quindi  a suo avviso sufficienti tutti gli elementi già citati.

Il GIP ha sostenuto che l’autista non avesse “alcuna responsabilitá così grave da essere punita penalmente”, di fatto lasciando  senza colpevoli  una tragedia di portata Europea.

Noi, genitori delle ragazze Italiane, dopo la tragedia, viviamo anche  la disperazione di non avere risposte, ma non ci siamo mai rassegnati e abbiamo condotto un’estenuante battaglia legale, promuovendo un’azione congiunta nei confronti della giustizia spagnola affinché il caso venisse riaperto; tengo a precisare  che anche il Pubblico Ministero Spagnolo ha fatto ricorso parallelamente a noi genitori per le due assurde archiviazioni.

Il 15 giugno 2018 è giunta la notizia della riapertura del caso, a luglio noi genitori insieme al Ns. Ambasciatore di Italia a Madrid e il Ns. Console di Barcellona abbiamo avuto un incontro a Madrid con il Procuratore Nazionale alla sicurezza stradale Mario Sanz Fernandez Vega il quale ha confermato che a suo parere ci sono state delle anomalie nella gestione dell’indagine, ed ha affermato che le stesse indagini sarebbero ripartite con tempi più brevi,  per capire “nuovamente” i fatti e acquisire eventuali altri documenti,  elementi che di fatto riteniamo siano in mano alla Magistratura Spagnola sin dall’inizio dell’inchiesta,  ma solo alla fine di questo percorso vergognoso potranno decidere se dare avvio al processo o procedere nuovamente con l’archiviazione.

In merito a quanto sopra esposto, chiedo di  acquisire le necessarie informazioni e compiere gli atti opportuni al fine di vigilare sull’andamento di questa tragica vicenda legale, evidenziare le criticità emerse nelle prime fasi dell’indagine e garantire lo svolgimento del giusto processo, di sostenere e dare risposte alle famiglie delle giovani vittime  impegnate da tre anni in una logorante battaglia giudiziaria.

È altresì fondamentale garantire un senso di sicurezza e tutela a tutti i nostri giovani che ogni anno decidono di compiere esperienze di studio e di vita cosi come si propone ERASMUS PLUS.

A oggi purtroppo dopo tre anni siamo ancora in attesa di rendere giustizia a coloro che non ci sono più, la verità tarda ad arrivare come se queste ragazze non fossero mai esistite.

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