Contestato Wernher Von Braun, il padre dello storico allunaggio

50 anni dal primo volo sulla Luna tutto da riscrivere
di Antonello Cannarozzo

Allunaggio 1969Il 21 luglio 1969 è uno di quei giorni che rimangono scolpiti nella memoria, anzi quella notte meglio dire per noi italiani, infatti il primo uomo mise piede sulla Luna quando da noi erano già le tre di notte.

All’epoca non si parlava d’altro nelle case, negli uffici per non dire a scuola, sembrava di vivere un sogno, ma come tutti i sogni sarebbe anche questo ben presto svanito.

Le successive missioni dei viaggi sulla Luna, infatti, divennero routine tanto che già agli inizi degli anni ’70 non se ne parlò più.

Passarono pochi anni dal primo uomo sulla Luna ed alcuni ricercatori del sensazionale affermarono, con prove a dir loro consistenti, che in realtà il primo allunaggio era stato solo una misera messa in scena girato addirittura da un regista come Stanley Kubrick in un dei famosi Studios di Hollywood.

Una balla, certo, ma che ancora gira sul web e da ultimi sondaggi sembra che la maggioranza degli americani non creda più alle verità ufficiali sull’avvenimento.  Ciò che rattrista è che, nel ricordare il memorabile viaggio verso la Luna, si parlerà anche di questo complotto e che coloro che fecero la storia; Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, Buzz Aldrin ed infine Michael Collins rischieranno di apparire solamente come delle comparse.

Ma a portare scompiglio per le celebrazioni del primo viaggio sulla Luna non bastava più “il falso” volo, ma addirittura quello di mettere in discussione l’autore stesso di questi viaggi, Wernher Von Braun, il padre della missilistica che ha posto anche le basi per la moderna astronautica.

Dopo l’avventura lunare, Von Braun, fu omaggiato dal mondo intero e soprattutto dai tedeschi che lo chiamarono “il Cristoforo Colombo del Cosmo” divenendo ben presto una leggenda e, proprio grazie a questo successo planetario, aveva fatto dimenticare in un attimo la sua militanza nazista e tutto gli fu perdonato tanto che nelle sue biografie questo apparve solo come un piccolo errore di gioventù.

Studente modello, narrano i suoi agiografi, rimase affascinato sin da piccolo dalla potenza dei missili tanto che in seguito fu l’artefice dei primi micidiali V2 di Hitler che colpirono Londra durante l’ultima guerra.

Un’arma prodigiosa che nei deliri del Führer avrebbe dovuto cambiare il corso del conflitto ormai irrimediabilmente perduto.

Fin qui la storia ufficiale, ma secondo lo studioso tedesco Christopher Lauer, che ha avuto la possibilità di poter avere tra le mani importanti documenti inediti su von Braun, la storia andrebbe riscritta e proprio recentemente sul giornale Frankfurt Allgemeine am Sonntag, ha cominciato a scrivere alcuni aspetti contraddittori di von Braun dove lo ridimensiona, per non dire lo distrugge, lanciando dubbi pesantissimi sui meriti della sua ricerca scientifica. In breve, secondo la ricostruzione del Lauer, non è vero o, quanto meno è poco plausibile, la storia che i due più grandi esperti nel settore missilistico tedesco, Karl Emil Becker e Ernst von Horstig,fossero rimasti colpiti dal giovanissimo Wernher per la sua grande preparazione e passione sull’argomento, tanto da offrirgli appena ventenne la guida niente meno che del laboratorio dell’esercito tedesco.

In verità da un documento degli archivi federali emergono da parte di Horstig giudizi assai negativi in merito alle capacità del ragazzo e la decisione della sua assunzione, ma non certo come dirigente, lo si deve al padre, Magnus von Braun, allora ministro di Hitler per l’Agricoltura che, come apprendiamo da altri documenti, non era per nulla convinto della passione del figlio che lo allontanava dagli studi tutt’altro che brillanti in quegli anni.

In realtà, la proposta di assunzione del giovane Wernher da parte di Horstig di farlo lavorare nel suo stabilimento di ricerca era dovuta principalmente, come troviamo in altri carteggi dell’epoca, alla sua continua ricerca di finanziamenti e il figlio di un ministro poteva essere un ottima entrata negli ambienti che contavano.

Ma assumere il giovane von Braun si rilevò ben presto un mezzo disastro.

Nonostante che inseguito il nostro scrisse nella sua autobiografia di aver costruito da solo ben due primi prototipi di razzi, in realtà la fabbrica gli avevano dovuto affiancare degli esperti in propellenti liquidi e che egli non fosse in grado da solo di costruire dei razzi ne abbiamo la conferma del tribunale di Berlino con una sentenza del 1952 che davanti alla denuncia di un suo vecchio amico, l’ingegnere Rudolf Nebel, che gli contestava di essere il padre niente meno delle famose V2,   il tribunale, pur dando ragione in parte a von Braun, affermò nella giudizio che: “È sicuro che egli non sarebbe andato avanti nello sviluppo dei missili se non gli fossero stati dati dei collaboratori”, fondamentali, come vedremo, anche per le successive  avventura spaziali.

Un capitolo a parte merita poi la sua laurea che ebbe come relatore proprio lo scienziato Karl Becker, ma la cosa misteriosamente non risulta in alcun documento universitario e, come se ciò non bastasse, la tesi venne approvata, è il caso di dire a razzo, in appena tre giorni, con l’impossibilità pratica di essere letta da qualsiasi professore.

Una verità che lascia assai perplessi, ma qui torna il peso politico del padre.

Infine, ancora sulla sua la sua tesi, come racconta Lauer, non si trovano dati concreti, misure sperimentate, nessun elemento teorico e pratico per la realizzazione concreta di un razzo a propulsione liquida, senza dimenticare che un intero capitolo venne copiato integralmente da una rivista dell’Associazione per i viaggi spaziali. Insomma una tesi assai scadente e non certo da fargli conseguire una laurea con il massimo dei voti.

Dal ritratto impietoso che ne traccia Lauer, sappiamo che von Braun era privo di vere qualifiche scientifiche missilistiche, ma aveva però una grande capacità manageriale e organizzativa che gli venne riconosciuta già dai nazisti che gli misero a disposizione per le sue ricerche centinaia di scienziati di ottimo livello e futuri complici della sua folgorante carriera.

La guerra volgeva al suo epilogo, siamo nel 1945, e gli americani per primi presero possesso della base segreta di Peenemünde, dove lavorava von Braun con il suo gruppo.

Visti i documenti assai interessanti l’esercito Usa, dimenticando che appena arrestato si era dichiarato nazionalsocialista, lo vollero a capo dei loro laboratori negli Stati Uniti.

La proposta fu accettata, non che avesse altre scelte, ma da grande manager pretese per la riuscita dei suoi studi di portare con se tutto il suo staff di ben 120 scienziati, famiglie incluse, ottenendo da loro, ancora una volta, una sconfinata gratitudine che lo pose al riparo di qualsiasi contestazione.  

Probabilmente, è la tesi ancora di Lauer, si portò con se tutti questi scienziati perché era consapevole di non essere in grado da solo di esporre il funzionamento delle V2 o di fabbricarli senza l’aiuto della sua squadra di specialisti.

In America seguì lo stesso modo di lavorare che aveva avuto in Germania e i suoi collaboratori, prima nelle Forze armate Usa e poi nella Nasa, obbedivano solamente a lui. Insomma un potere immenso.

Da ciò che racconta Lauer, la vita e l’opera di Wernher von Braun ne esce quanto meno assai ridimensionata, un elemento che insieme alla questione già accennata sulla negazione del primo allunaggio della storia umana, possono gettare discredito su una delle più grandi imprese dell’umanità a mezzo secolo di distanza e, a questo punto, dobbiamo precisare, visti i fatti, sempre se ciò sia mai avvenuta.

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