Democrazia Cristiana - Fabriano : UCI,/ Propaganda politica - 1946-1955

Un'idea confusa ed anacronistica fuori dalla storia

L’inutile partito cattolico in Italia
di Antonello Cannarozzo

Puntuale come il cambio delle stagioni, arriva sui tavoli delle redazioni dei giornali la notizia della nascita di un nuovo soggetto politico, ancora chiamarlo partito è troppo, di ispirazione cattolica ed erede di quella che fu la Democrazia Cristiana. Il progetto dei cattolici in politica affonda le sue origini a quasi due secoli fa con la presa di Roma da parte dei piemontesi nel 1870, ma si realizzerà in maniera strutturale solo nei primi anni del secolo scorso con la nascita nel 1919 del Partito Popolare fondato da un sacerdote siciliano, don Luigi Sturzo. Fu una vera rivoluzione politica dopo il divieto per i cattolici di entrare in politica con il famoso non expedit di Pio IX, come protesta contro gli “usurpatori italiani”.

Dopo mezzo secolo da quegli eventi, però, i tempi erano maturi per un vero partito cattolico, ma in forma prettamente laica. Con l’ormai celebre appello ai “Liberi e forti” don Sturzo metteva le basi per la nuova realtà politica dei Popolari lasciandosi alle spalle la vaga l’esperienza dei cattolici dell’Unione Elettorale voluta dal conte Ottorino Gentiloni. Il successo di questa nuova idea politica fu immediata.

Fin dalla prima partecipazione elettorale nel 1919, l’anno della sua fondazione, ottenne ben 100 deputati per rinnovare il successo due anni dopo, nel 1921,elegendo questa volta 108 deputati, ma nel 1924, con l’avvento del fascismo e la violenza di la campagna elettorale, culminata con l’omicidio di Matteotti, si chiudeva l’esperienza dei Popolari, pur avendo ottenuto nonostante gravi difficoltà, 39 eletti al Parlamento e divenendo di fatto il primo partito italiano non fascista o alleato al regime.

Davanti alla crisi della nazione don Sturzo preferì l’esilio negli Usa piuttosto che vivere in una Italia in camicia nera. Bastarono però poco meno di venti anni grazie al crollo del regime e la fine del conflitto mondiale, per riprendere già nel 1943 il progetto di un partito di ispirazione cattolica, ma laico, come lo fu il Partito Popolare, nella sua costituzione. Era nata la Democrazia Cristiana.

Ideata in clandestinità durante la guerra, la nuova creatura politica aveva il suo fondatore in Alcide De Gasperi, già ultimo segretario politico proprio dei Popolari, insieme a tante personalità del mondo cattolico. Il partito, fatto unico in una nazione democratica, avrebbe retto le sorti del Paese senza interruzione per quasi mezzo secolo, vincendo tutte le consultazioni elettorali, se si esclude solo un sorpasso momentaneo avvenuto alle europee del 1984 sotto la spinta emozionale della morte avvenuta qualche mese prima di Enrico Berlinguer, il segretario dell’allora Partito Comunista.

La fine della Dc fu, osservandola con gli occhi di oggi, una specie di implosione politica. Ancora nel 1993, infatti, la Dc contava più di 800 mila iscritti e nelle politiche del 1992 aveva ancora un bacino elettorale di oltre 11 milioni di voti, ma i tempi erano ormai cambiati per sempre, non solo per le famose vicissitudini giudiziarie legate a “Mani pulite”, era in realtà finito il suo ciclo storio.

L’Italia non era più quella del dopoguerra e del boom economico emergevano nuove priorità economiche e sociali sempre più evidenti poi con la caduta del Muro di Berlino, il Paese non era più strategico come lo era stata per tutta la “Guerra Fredda” insieme al suo partito di riferimento che era la DC.

Una vera crisi quasi di identità per un partito considerato di fatto lo Stato per il suo lungo potere, ma che colpiva anche il suo sponsor di riferimento, la Chiesa o, meglio, il Vaticano che non era più quella struttura granitica forte del suo carisma e della sua storia bimillenaria.

Con il Concilio Vaticano II la Chiesa si era aperta al mondo prendendone però anche molti vizi come la continua contestazione al suo interno nei confronti della gerarchia, il bisogno non richiesto di cambiamenti sia alle fondamenta della liturgia e sia dei dogmi su cui reggeva da duemila anni tutta la sua struttura.

Ogni cosa del passato veniva messa in discussione, le certezze di un tempo non c’erano più, si aprivano scenari fino a poco tempo prima impensabili anche nei confronti della politica come il famoso disgelo nei confronti della sinistra creando, però, non poca confusione ai fedeli che dura ancora oggi.

Dalla fine dell’esperienza democristiana sono passati quasi venticinque anni, l’Italia ha conosciuto la cosiddetta Seconda Repubblica insieme al berlusconismo dove la presenza dei cattolici è stata sempre più residuale nello scenario parlamentare anche a causa della scissione del partito nel 1994, creando due rami politici: uno di sinistra e un altro di destra.

Dopo tanta marginalità e silenzio, alcuni ambienti ecclesiastici hanno compreso che ancora una volta la storia italiana, e non solo, stava cambiando. Forse, questa volta si poteva aprire veramente un nuovo capitolo politico per i cattolici e la Chiesa, solamente che sul “trono di Pietro” non c’è più Pio XII, ma l’argentino Bergoglio con tutte le differenze storico, politiche e culturali che questo comporta.

Oggi rifare una nuova Dc è praticamente impossibile se non antistorico, non ci sono più le basi sociali e culturali, né tanto meno ideologici per farla rinascere.

I cattolici in politica dovrebbe portare all’attenzione del Parlamento e del governo le istanze dei valori non negoziabili di ratzingeriana memoria, ma questi negli anni sono diventati invece negoziabili se non addirittura agevolati da chi dovrebbe difenderli.

La pastorale attuale della Chiesa è rivolta giustamente ai temi sociali come i migranti, i poveri, gli emarginati e da qualche anno anche su quelli dell’ecologia.

Tutte battaglie certamente importanti, ma che la omogenizzano sempre più ad altre forze politiche, sindacali o ad organizzazioni di volontariato, insomma un appiattimento  sempre più orizzontale abbandonando del tutto, o quasi, una qualsiasi forma di trascendenza, una visione più alta della vita, come dovrebbe averla un vero cristiano, senza la quale i problemi accennati, certamente gravi, non possono essere corretti nella loro profondità, ma rischiano di essere affrontati solo con le necessità della moda del momento, appiattendosi spesso su proposte di legge improponibili per un credente il quale, invece, dovrebbe contestarle con coraggio e fermezza.

Manca, a nostro avviso, la volontà di essere cristiani veri e non sbiaditi come vuole il mondo e allora con questi presupposti è meglio non iniziare questa avventura politica che sarebbe ancora più perniciosa di novità, di confusioni e di equivochi come osserviamo ormai da molti anni.

 

 

 

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.