Terremoto di Norcia (fonte foto Marco Migliosi - Pixabay)

Se gli immigrati della Sea Watch vengono prima di oltre 60mila italiani

Ma che fine hanno fatto i terremotati?
di Antonello Cannarozzo

Lo slogan di questo governo del cambiamento è stato “prima gli italiani”, in risposta alla disordinata e caotica accoglienza fatta ai migranti in questi ultimi anni. Uno slogan che covava da tempo negli italiani e che ha trovato il suo sbocco quasi naturale nelle elezioni del 4 marzo. Finalmente, hanno pensato in molti, si riscrive una nuova pagina nella storia politica del Paese, ma anche in questo caso, almeno per adesso, l’ha fatta da padrone la politica del rimandare sine die. Siamo stati sommersi mediaticamente per giorni e giorni sulla questione della nave Sea Watch con 47 migranti lasciati in mezzo al mare in attesa di un attracco sicuro e con il rischio di una grave crisi di governo.

Sembrava l’Italia in quei giorni fosse appesa alla sorte di questi poveretti e dai partiti dell’opposizione, insieme a forze sociali e culturali, o presunte tali, si sono alzate voci di protesta, sit in, fiaccolate, paginoni di giornali e quant’altro, accusando l’Italia governativa di essere cieca e sorda davanti ai problemi della solidarietà e chiusa nel suo piccolo recinto della penisola da veri sovranisti.

Non è qui il caso di affrontare il problema dell’immigrazione, ma il fatto sconcertante è che per 47 migranti si è quasi fermato il Paese e mentre ci s’indigna giustamente per dare un rifugio dignitoso a chi giunge fortunosamente in Italia, nelle Marche, in Umbria, nel Lazio e in Abruzzo ci sono ancora decine di migliaia di persone senza casa che vivono in sistemazioni di autentica precarietà dopo il terremoto che ha scosso il Centro Italia tre anni fa. Gente che ha perso tutto anche la speranza, abbandonati a loro stessi in situazioni di grave disagio. Per loro non c’è stato alcun sit in, nessuna protesta, forse perché, ma siamo noi maliziosi, questa tragica realtà non paga più.

Nel cuore dell’Italia è ancora intatto il cratere del terremoto che è costata la vita di circa 500 persone nei vari centri colpiti, senza contare coloro che sono rimasti feriti nel corpo, ma anche nello spirito nonostante la voglia di voler andare avanti nonostante tutto. Uomini e donne che hanno visto sfilare tra le macerie della propria vita ben tre governi, tre commissari straordinari e tanti politici delegati a portare solidarietà.

Francesco Pastorella, il portavoce dei Comitati terremoto centro Italia, coordinamento che comprende 114 realtà sorte in tutte e quattro le regioni coinvolte denuncia amaramente che: “Dodicimila posti di lavoro sono andati perduti e il tasso di povertà è in forte crescita, solo la metà delle macerie è stata portata via e appena il 10% delle pratiche di ricostruzione è stato presentato. E di queste solo il 30% è stato approvato. In questo quadro lo stato psicologico dei terremotati è disastroso ed aumenta il consumo di psicofarmaci”.

Di tenore molto simile la lettera aperta spedita dal Comitato di rinascita Norcia al vicepremier Salvini sui temi della sicurezza: “Stiamo perdendo la speranza in una rinascita del nostro territorio. I presidi sono diminuiti enormemente. L'esercito assicura la sua presenza in maniera più limitata. La polizia di Spoleto non fa più servizio e l’organico della compagnia Carabinieri è molto sottodimensionato”.

Risultato e chi ha potuto è stato aiutato da parenti o amici, gli altri hanno cercato di rimboccarsi le mani, ma nonostante le tante belle parole sulla fine dell’emergenza, purtroppo siamo ancora al punto di partenza senza un vero piano di ricostruzione dei borghi distrutti e di ricreare, almeno in parte, delle infrastrutture economiche che possano evitare uno spopolamento di intere popolazioni che non è difficile prevedere se le cose continuano in questo modo.

Basti pensare che ancora la grande massa di macerie sono lì dove le ha poste il terremoto a indicare l’assenza colpevole dello Stato. Citiamo per non dimenticare paesi ancora distrutti come Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto, spostandoci in Umbria troviamo Castelluccio ormai un paese di fantasmi come Visso e potremo continuare per gli altri piccoli borghi e frazioni dimenticate.

Non va meglio nelle Marche dove ci sono ancora 70mila sfollati senza dimora e ad Amatrice il sindaco Filippo Palombini ha dichiarato amaramente che i suoi concittadini: “Durante le feste la nostra gente ha compreso di essere più soli dell’anno passato”.

Un esempio vergognoso sono le famose casette fatte arrivare in fretta e furia senza un controllo tecnico di queste abitazioni. Sono state poste senza un piano urbanistico in zone non idonee, con problemi sorti fin dai primi giorni, quando il freddo ha cominciato a farsi sentire, e le casette hanno subito dimostrato la loro inefficienza, solo che lì dentro c’erano persone distrutte dal dolore della tragedia e con l’aggravante di sentirsi abbandonate da chi li doveva proteggere.

Per la verità i costruttori di queste casette avevano fin da subito affermato che quella potevano essere solo temporanee soluzioni perché non erano adatte né al luogo né per resiste a quelle temperature insieme alle infrastrutture interne come caldaie che scoppiano, o tubature ghiacciate, incidenti insomma che rendono ancora più difficile la permanenza in queste strutture.

Eppure molti terremotati avevano riposto nella Lega e nei 5 Stelle molte speranze, come testimoniano i consensi conseguiti dal governo. Certo non è tutta colpa di questo esecutivo, la catena di errori si perde lungo i tre anni dal sisma e, purtroppo, non è la prima volta che la politica agisce in questo modo e non sarà certo l’ultima.

Scorrendo le pagine dei giornali non leggiamo in arrivo di nuove proposte di interventi per questi cittadini italiani che vivono in condizioni a volte estreme, ma sicuramente con l’avvicinarsi delle elezioni europee arriveranno i politici di ogni schieramento e sarà interessante ascoltare cosa diranno a questa gente, ma ancora più interessante sarà la risposta che daranno i cittadini dai loro paesi ancora distrutti.

Bisognerà aspettare solo ancora tre mesi.

 

 

 

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