L'audacia nel nome dell'umanità (audacia-umanita.blogspot.com)

Il summit internazionale “L’Audacia nel nome dell’Umanità” 

L'Agorà degli abitanti della Terra
di Genny Losurdo

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“C’è un tempo delle analisi e un tempo delle proposte” afferma Riccardo Petrella, l’economista italo-belga promotore dell’iniziativa internazionale “L’audacia nel nome dell’Umanità”. A distanza di 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, abbiamo il dovere di interrogarci sulla strada che l’umanità ha imboccato. Seppur apprezzabile, infatti, la reazione alle brutalità immani causate dalla II Guerra mondiale da parte dei Paesi coinvolti, la Dichiarazione del ’48 palesa oggi tutti i suoi limiti e la sua debolezza per diverse ragioni. Gli articoli citano il diritto dell’individuo e non i diritti collettivi, comunitari, per esempio dei popoli indigeni senza Stato. Gli Stati firmatari sono “occidentali” ed è assente la visione dell’Africa indipendente, del Medio Oriente e di molta parte del Sud-Est asiatico. Non è accompagnata inoltre dall’obbligo del rispetto rigoroso di tali diritti e la “giustiziabilità” degli stessi non è chiaramente definita. Oggi i cittadini sono diventati proprietà esclusiva degli Stati, sottomessi ai poteri delle singole nazioni e al servizio degli interessi dei proprietari del capitale finanziario.

Riccardo Petrella

Quale analisi allora? La riflessione sulla condizione umana attuale, a fronte degli sconvolgimenti e delle sfide che le società si trovano ad affrontare: un sistema economico e finanziario predatorio, dove il denaro è posto in cima alla hit parade dei valori umani e le specie viventi diventano merci e quindi oggetto di transazione, dove i beni comuni indispensabili alla vita, come acqua e terra, ma anche servizi pubblici come la sanità, vengono progressivamente privatizzati. Un sistema che si nutre di una spietata competitività, includendo il traffico di armi, che contribuisce a preservare lo stato di conflitto e instabilità a livello globale, per finire con le devastazioni umane che operiamo - in nome di un presunto progresso - su un ecosistema che ci restituisce calamità naturali, inquinamento, impoverimento  del  suolo. Una delle conseguenze di questo fosco quadro è lo sfaldamento del tessuto sociale, una lacerazione invisibile dei rapporti umani, che in un modo o nell’altro tutti percepiamo. Le persone si sentono sempre meno appartenere ad una “stessa comunità umana” e crescono invece le divisioni, le categorizzazioni dicotomiche buono/cattivo, le esclusioni di chi, giudicato debole, non è in grado di asservire al principio dominante di produttività e utilità.

Se siamo parte della stessa Umanità, come possiamo diventare attori principali della regolazione politica, sociale ed economica su scala globale? Ecco arrivare “il tempo delle proposte”. Il primo passo concreto dell’iniziativa “L’Audacia nel nome dell’Umanità” è un summit internazionale (quattro lingue di lavoro, italiano, inglese, francese e spagnolo) che avrà luogo presso il monastero del bene comune di Sezano (Verona) nei giorni 13-16 dicembre 2018, battezzato in “L’Agorà degli abitanti della Terra”. L’evento vedrà la partecipazione di circa 200 persone provenienti da diverse parti del mondo con l’obiettivo di redigere la Carta dell’Umanità e dare fondamento giuridico a un nuovo soggetto di diritto: l’abitante della Terra. Il programma si articolerà in sessioni plenarie, in cui i gruppi di attivisti che hanno lavorato sui singoli temi durante l’anno presenteranno i loro rapporti, in tre sessioni parallele con dibattito finale, sulle seguenti problematiche così intitolate: “La maniera di vedere l’Umanità”, “I grandi orizzonti sui quali lavorare”, “Liberare il divenire dell’Umanità” e una giornata conclusiva dei lavori con l’approvazione della Carta dell’Umanità.

Il secondo obiettivo prevede l’istituzione di una “Carta d’Identità mondiale degli abitanti della terra”, che potrà essere rilasciata dai Comuni, a dimostrazione per il momento simbolica, degli esseri umani come abitanti di una stessa “comunità di vita”, prima ancora di essere cittadini dei singoli stati. I Comuni che hanno formalmente aderito finora sono: San Lorenzo (Argentina), Fumane e Canegrate (Italia), La Marsa (Tunisia), Palau Saverdera (Catalonia) oltre alla rete dei Comuni solidali (Recosol) e l’associazione nazionale dei Comuni virtuosi.

Aprirà l’evento il promotore dell’iniziativa Riccardo Petrella, professore emerito all’Università di Lovanio (Belgio), fondatore dell’Università per il bene comune a Sezano, referente del movimento per i beni comuni a livello internazionale e già promotore della campagna Banning Poverty. Molti gli ospiti e le personalità dell’impegno sociale e culturale.  Saranno presenti il giornalista e attivista Roberto Savio e il filosofo francese Patrick Viveret, portavoce dell’appello alle coscienze, approvato dalla rete mondiale Dialogues en Humanitè.

Parlerà il referente del movimento Agua Bien Comun Mundial Luis Infanti de la Mora, vescovo della comunità Aysèn nella Patagonia cilena e ambientalista, che guidò la lotta contro cinque grandi dighe che avrebbero compromesso irrimediabilmente l’ecosistema del Paese.

Creare un rapporto virtuoso con l’ambiente in cui viviamo sarà anche il tema dell’intervento di Anibal Faccendini, docente universitario responsabile della “Cattedra dell’Acqua” di Rosario. Tra le personalità del Brasile ci saranno il biblista e teologo della liberazione Marcelo Barros, il pedagogista Luiz Rena, docente in scienze sociali all’Università di Belo Horizonte, e il coordinatore dei movimenti progressisti Marcos Arruda, che parleranno di diseguaglianze ed esclusione sociale.

Joao Caraça, direttore della Fondazione scientifica Calouste Gulbenkian di Lisbona, tratterà il problema del disarmo finanziario, mentre Jean Pierre Wauquier parlerà in qualità di referente della cooperazione franco-africana per il diritto all’acqua. Dal Belgio sarà presente Francine Mestrum, coordinatrice del network Global Social Justice, che promuove la distribuzione equa delle risorse economiche, mentre Stephan Möhrle parlerà del disarmo a nome del pacifista tedesco Jürgen Grässlin, fondatore del movimento “Stop to arms trade”, e Ina Darmstädter sarà presente come referente del Canaan Project sull’empowerment delle giovani donne nelle aree urbane più periferiche.

Tra gli ospiti dall’Africa saranno presenti il giornalista, scrittore e fondatore del festival Ottobre africano, Cleophas Adrien Dioma dal Burkina Faso e P. Emmanuel Amadou, sacerdote della diocesi di Yagoua all’estremo nord del Camerun. Si ascolteranno le testimonianze di Isoke Aikpitanyi, autrice del libro “Noi ragazze di Benin City”, che racconta la sua coraggiosa e sofferta ribellione al racket della prostituzione nigeriana, e condivideranno le loro storie anche Pierre Kabeza, insegnante e sindacalista del Congo, e Marguerite Lottin, fondatrice camerunense dell’Associazione Interculturale Griot di Roma per una cultura dell’integrazione.

Destinato a riscuotere interesse sarà la campagna indiana Jai Jagat 2020, che sarà presentata da un referente del movimento e che consiste in una marcia globale, da Delhi a Genova, a partire nell’autunno 2019, con l’obiettivo di radunare 5000 persone (soprattutto giovani) in un Forum di dialogo pacifico che affronterà temi come le disuguaglianze economiche, la polarizzazione delle forze politiche e la corsa alle armi. Sul tema “visioni dell’umanità” si esprimerà anche Carminda Mac Lorin, da Montréal, fondatrice e presidente dell’organizzazione per la transizione ecologica e sociale Katalizo e coordinatrice generale del World Social Forum 2016 e, infine, anche l’attore, cantante e musicista Moni Ovadia, lascerà un suo messaggio nella mattinata del 15 dicembre.

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