Come sarà il mondo nel 2035? (Foto di Thomas Hafeneth - Unsplash)

Meglio non esserci

Come sarà il mondo nel 2035?
Antonello Cannarozzo

Sapere cosa accadrà fra un anno o addirittura tra un mese, è una impresa certamente complessa, ma ci si può arrischiare a delineare gli scenari futuri se si hanno informazioni assai dettagliate e la pazienza di leggere milioni di dati da tutto il mondo ed avere una visone sugli avvenimenti futuri nei prossimi diciassette anni, nel 2035, vicino alla realtà.

Se pensate che sono state scoperte nuove Centurie del famoso Nostradamus vi sbagliate, la previsione è fatta ogni cinque anni da uno dei più prestigiosi istituti di ricerca degli Usa: l’Intelligence della Cia.

Forse, diciassette anni sembra una datazione troppo breve per delineare nuovi scenari eppure se guardiamo indietro vediamo che appena diciotto anni fa la gente non aveva conosciuto la tragedia delle Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan ed in Iraq o la caduta di Gheddafi con tutto ciò che ha significato per la instabilità del Mediterraneo, per non parlare della più grave crisi economica che abbia colpito l’intero assetto finanziario mondiale appena dieci fa.

Ciò che spinge ogni cinque anni l’organo strategico, The National Intelligence Council Usa, a compilare questo documento sotto il titolo Paradox of Progress, parte del progetto Global Trends, è quello di dare ad ogni inquilino della Casa Bianca un’idea delle sfide che attendono la sua amministrazione nel prossimo futuro.

Questo documento è costituito da dati che riguardano la sicurezza militare e civile, l’economia, la società, le innovazioni tecnologiche a livello planetario con una approssimazione - per noi azzardata -  di definire addirittura i titoli dei giornali che usciranno tra diciassette anni.

Tra questi abbiamo scelto solo i più significativi, ma sono veramente tanti gli scenari che si profilano all’orizzonte e, purtroppo, tutti o quasi decisamente inquietanti.

Così, ad esempio, i giornali pubblicheranno nel 2035 che la Cina ha aperto una base a poco meno di 3 mila miglia dalle Hawaii su un isola dell’arcipelago delle Fiji per poco meno di 850 milioni di dollari.

Una vicinanza foriera di cattivi presagi alla pace e alla sicurezza del mondo e se poi aggiungiamo, sempre dal report sulla Cia, che nel prossimo futuro Pechino e Mosca toglieranno agli Usa lo scettro di unica superpotenza, il futuro non è incoraggiante.

Per quanto riguarda l’Europa in questo scenario uscirebbe addirittura dalla sfera quasi secolare degli Usa per abbracciare le nuove potenze euroasiatiche.

A livello sociale il futuro sarà una catastrofe specialmente per il lavoro che avrà un valore assai residuale, sia sul piano economico che morale.

Con il cosiddetto progresso tecnologico e l’entrata sempre più massiccia nelle fabbriche dei robot, salirà la disoccupazione a livelli giganteschi ed accederà nel mercato del lavoro una nuova tipologia di lavoratore; quella senza stipendio fisso e che lavorano solo su richiesta del datore con la conseguenza di non avere un futuro certo, impoverendo se stessi e la società, come avviene del resto già oggi per tante attività che sono diventate un vero e proprio sfruttamento, specialmente per i giovani senza aspettare diciassette anni.

In questo contesto, non proprio bucolico, a farla da padrone ci sarà anche il tanto temuto cambiamento climatico dove le risorse idriche e della terra diventeranno di primaria importanza.

Si tornerà, secondo queste analisi, alla lotta per la sopravvivenza.

Su 37 grandi sorgenti d’acqua almeno 21 di esse sono sfruttate in maniera insostenibile e lo stesso vale per le risorse della terra ormai sempre più in via di esaurimento grazie alle intensive coltivazioni che continuano a crescere ad un ritmo di quaranta volte di più di quanto il suolo tende a rigenerarsi.

Forse è il caso di cominciare a prepararci per questi scenari futuri dato che le prime avvisaglie sono già visibili nel panorama mondiale altrimenti faremo la fine della famosa rana che nella pentola di acqua si lascia bollire gradualmente senza balzare fuori perché non avverte il progressivo cambio di temperatura come un pericolo, ma quando finalmente lo avverte è ormai troppo tardi.

Attenzione allora a non fare la stessa fine.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.