Giardini di Trauttmansdorff - Merano (fonte: www.trauttmansdorff.it)

Trauttmansdorff, giardino botanico più spettacolare dell'Italia del Nord

Gita a Merano
di Mario Attanasio

Dopo le avventure precedenti, tutte abbastanza impegnative, Ferdinand decise di portare quella domenica Anita a visitare i giardini di Trauttmansdorff a Merano.
Gli aveva detto il suo amico Zeno che c'erano, come novità di quest'anno, addirittura delle piante che si muovevano, oltre alla solita e fantasmagorica collezione di piante rare.
Trauttmansdorff era infatti il giardino botanico più spettacolare che esistesse nell'Italia del Nord ed era un vanto dalla Provincia Autonoma di Bolzano, che lo finanziava abbondantemente. Soldi però che venivano spesi bene, contrariamente a ciò che avveniva in altre amministrazioni pubbliche della penisola.
La giornata era bella, calda e soleggiata e la primavera anticipata aveva già fatto fiorire molte piante che costituivano non solo un piacere per gli occhi, ma anche un ristoro per l'anima, specialmente in questi giorni dove brutture, guerre, cataclismi umanitari si succedono senza interruzione.
Tutte, praticamente tutte, le piante del nostro continente erano là presenti ed anche molte esotiche provenienti da terre assai lontane.
C'era insomma da deliziarsi i sensi e lo spirito senza sosta.
Anita, colpita da tanta bellezza, era più radiosa del solito, ove mai questo fosse possibile.
Arrivarono infine a quel reparto speciale dove si trovavano le piante che si muovevano.

Erano queste provenienti dalla Terra del Fuoco, dove ne esistevano pochi esemplari, ma il direttore del giardino aveva fatto alle autorità locali una proposta che non si poteva rifiutare ed erano finite così a Merano.
In pratica erano delle piante di alto fusto, molto ramificate, vagamente somiglianti ai ficus giganti presenti nel Sud Italia. Avevano una fitta chioma che sembrava ondeggiasse al vento, ma in effetti erano loro che muovevano i rami. Non solo, avevano notato che i loro movimenti cambiavano a seconda delle condizioni meteorologiche: erano lenti, quasi tristi, quando il tempo era cattivo ed invece vivaci quando splendeva il sole.

- Guarda un po' che stranezza, pensava Ferdinand mentre si avvicinava alle piante con Anita sottobraccio.
Mentre si avvicinavano i movimenti della pianta più vicina divennero più vivaci.
- Forse gli siamo simpatici, sussurrò Anita.
- Ma non dire sciocchezze, credi anche tu nella sensibilità delle piante?
- Beh, non lo escludo, rispose lei, inconsapevole che di lì a poco ne avrebbe avuta la dimostrazione pratica.

In effetti più loro si avvicinavano più i rami degli alberi si muovevano. Compivano dei movimenti strani, quando rotatori quando oscillatori, a volte i rami erano coordinati, altre volte no e si cozzavano spesso l'uno contro l'altro. Lo spettacolo era bello ma, a dire il vero, un po' inquietante.
Non si poteva prevedere infatti cosa avrebbero fatto.
Ferdinand e Anita erano però così rapiti che si avvicinarono molto a loro, fin quasi a toccarle. Mentre erano in contemplazione i rami iniziarono a sfiorarli, quasi coprendoli di carezze.
A dire la verità le carezze erano indirizzate soprattutto ad Anita, che inizialmente era molto divertita da questo fenomeno. I rami divennero così intraprendenti da accarezzarle i capelli con le loro foglie, mentre un profumo inebriante si diffondeva per l'aria. Mano a mano i rami si allungavano sempre di più fin quasi ad abbracciarla completamente. Anita a questo punto cominciò a preoccuparsi e cercava di liberarsi da quel l'abbraccio che cominciava a diventare soffocante.

- Ferdinand, aiutami a liberarmi, supplicava lei.

Lui cercava disperatamente di scioglierla dai rami, ma con la sola forza delle braccia non ci riusciva, così come i guardiani accorsi velocemente alle prima grida. Niente da fare!

La situazione cominciava a diventare preoccupante, con Anita prigioniera della pianta.
- Portate le seghe elettriche! Tuonò il capo giardiniere.
Alla vista delle seghe che si avvicinavano, la pianta sollevò Anita in aria e se la portò fin sulla cima .
- Ed ora cosa facciamo?
- Tagliamola tutta, buttiamola giù! Tuonò il capo.
Ma la pianta, come se avesse capito tutto si sradicò dal terreno ed iniziò a scappare tenendosi stretta Anita fra la sua chioma. Gli elicotteri del soccorso alpino non poterono fare altro che seguire la fuga dell'albero che attraversando i campi si dirigeva verso Bolzano.
Sia la radio che la televisione si collegarono con quello stranissimo ed unico avvenimento e mandarono in onda trasmissioni in diretta che tutta la popolazione iniziò a seguire incuriosita e spaventata.

L'albero a grandi falcate arrivò in città e si diresse verso il centro. Non solo il traffico, ma tutta la città era in subbuglio. La corsa si fermò in Piazza Walter a ridosso della Cattedrale, che la pianta iniziò a scalare assestandosi sopra la navata centrale, radicandosi ben bene nella muratura.
Anita, spaventatissima, in tutto questo si sentiva come la protagonista del film King Kong, solo che a posto del gorilla c'era l'albero, che non mancava di coprirla di carezze, che a dire la verità a lei provocavano solo un grande prurito.

Tutte le forze dell'ordine intervennero su disposizione del Sindaco e del Landeshauptman; gli Schützen , gli Alpini ed i Feuerwehr iniziarono la scalata della cattedrale, ma tutti venivano respinti dalle radici che l'albero usava a mo' di clave. Dall'alto gli elicotteri non potevano intervenire per paura di ferire Anita prigioniera.
Ferdinand a questo punto si ricordò di Re Laurino, che già in un'altra occasione lo aveva aiutato. Fattosi trasportare da un elicottero sul Rosengarten, dopo aver indossato la sua tuta protettiva fatta con squame di pesce, iniziò ad attraversare il giardino incantato facendo attenzione a non farsi pungere dalle rose.
Una volta arrivato in fondo comparve adirato Re Laurino che tuonò: ancora tu, Ferdinand!
- Mi disturbi sempre nella mia tranquillità! Sai benissimo che non voglio più occuparmi di voi uomini.
Ferdinand sapeva però come ingraziarselo e iniziò a stappare una bottiglia di Zirmtschurtschenschnaps dal cartone che si era portato dietro.
- Ehm, ehm iniziava a balbettare Re Laurin. Farabutto, tu conosci il mio punto debole, cosa vuoi questa volta?
Ferdinand gli raccontò tutto e gli chiese il suo mantello che lo rendeva non solo invisibile, ma anche senza peso, perché voleva andare a salvare Anita.
- Ma da dove viene questa pianta maledetta?
- Viene dal Sud!
- Anche le piante ora! Non bastavano tutti questi meridionali arrivati nelle nostre terre ad inquinare la nostra razza, le nostre tradizioni e la nostra cultura!
- Vai! Ecco il mantello ed inoltre chiederò a Vladimir di mandare un aereo ad abbattere l'albero non appena tu avrai liberato la donna.
Così ritornato in Piazza Walter, avvolto nel mantello magico di Re Laurino, si arrampicò fino alla cima dell'albero, dalla quale si lanciò con un parapendio con Anita fra le braccia, mentre un Sukhoi inviato da Putin, comparso dal nulla tranciava di netto l'albero innamorato.
Ennesima vittima dell'amore.


Le radici rimaste si pietrificarono all'istante sul Duomo e costituiscono ancora una testimonianza di questo ennesimo dramma sentimentale nonché meta di pellegrinaggio votivo per persone innamorate.

 

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