Negativi Sacra Sindone (fonte: Wikipedia)

Esperimento controverso sulla reale caduta del sangue lungo il corpo di Cristo

Sindone: ancora dubbi sull'autenticità
di Antonello Cannarozzo

Ci sono notizie che sembrano degli scoop, poi a leggere bene ci si accorge che sono notizie quanto meno da ridimensionare.

La scorsa settimana, ad esempio, ha fatto scalpore la notizia sulla Sacra Sindone che affermava: “Nuovi studi mettono in discussione l'autenticità”.

Una notizia non da poco che coinvolge la fede di milioni di cattolici verso una reliquia tra le più importanti della Chiesa.

Lo scoop rilanciato in tutto il mondo, nasce dalle nuove ricerche effettuate da due noti ricercatori, Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli che però, come affermano: “Non abbiamo analizzato la sostanza che ha formato le macchie, ma abbiamo voluto verificare come potrebbero essersi formate sulla figura della Sindone".

Dunque, ciò che si contesta non è la natura delle macchie, ma alla loro posizione in contrasto con un corpo crocifisso.  

Secondo l’indagine, infatti, l’impronta ematica del corpo sulla Sindone non corrisponderebbe a quella di una persona crocefissa, ma nemmeno a quella di un cadavere ancora sanguinante deposto in una tomba.

La ricerca importante perché Matteo Borrini, oltre a essere dottore di ricerca in Biologia, è archeologo ed antropologo forense, svolge attività di consulente per differenti Procure della Repubblica per la ricerca, e direttore del corso di laurea presso la Liverpool John Moores University in Gran Bretagna e Luigi Garlaschelli chimico, ha lavorato presso il Politecnico di Milano, lavora al Dipartimento di Chimica Organica della stessa università milanese. Insomma un alto livello professionale tanto che l'esperimento è stato pubblicato sul Journal of Forensic Sciences.

Usando tecniche forensi di BPA (analisi della traccia di sangue - analisi della forma delle macchie di sangue) Borrini e Garlaschelli hanno verificato, quale dovrebbe essere la postura esatta di un corpo umano in modo che i rivoli di sangue siano come appaiono sull'impronta umana nella Sindone di Torino.

In conclusione, i risultati di questi test dimostrerebbero che le tracce di sangue sulla Sindone di Torino non sarebbero coerenti con la posizione attuale del corpo sindonico, dunque, o il sangue “fuori posto” è falso o è stato posto lì in un secondo tempo, ma non si dice che il sangue sia falso o una pittura medievale.

Come avviene in questi casi si sono creati gli schieramenti chi a favore e chi contro.

Tra le tante contestazioni al modello di ricerca, è stato fatto osservare, tra l’altro, che un conto è prendere una persona sana ed eseguire su di lui le fasi di “caduta” del sangue e dall’altro avere una persona con tante piaghe, ecchimosi, ferite profonde, disidratazione, un corpo contratto da atroci dolori e fare lo stesso percorso del sangue.

Ma a parte questi rilievi scientifici, il vero miracolo della Sindone è come un lenzuolo di lino, studiato da quasi cento anni sotto ogni aspetto ad ogni indagine, ci parla sempre di nuove scoperte.

Più si va a fondo nella ricerca e più diventa un oggetto misterioso e apparentemente contraddittoria, come la famosa datazione del carbonio 14 che faceva risalire questo lino al XIV secolo per poi accorgersi, come fece lo scienziato ateo Richard Dawkins, confessare che la datazione era fasulla insieme ai molti dubbi sulla validità dei test per la loro complessità. 

Le analisi si concentrarono su campioni testati chimicamente diversi dall'intero tessuto e il risultato del 1988 nasce dal fatto che c’era una miscela di vecchi e nuovi fili intrecciati nel tessuto per le varie riparazioni avvenute specialmente nel medioevo.

Philip Ball, ex editor di scienze della rivista internazionale Nature quando sono stati pubblicati i risultati della datazione al carbonio, ha recentemente scritto: "È giusto dire che, nonostante i test apparentemente definitivi del 1988, lo status della Sindone di Torino è più oscuro che mai."

Per aggiungere altri elementi a questa controversia ricordiamo che lo scorso anno sulla Sindone è stato fatto uno studio di assoluta avanguardia per le tecnologie utilizzate.

Lo studio è stato condotto da due istituti del Cnr, l’Istituto Officina dei Materiali (IOM-CNR) di Trieste e l’Istituto di Cristallografia (IC-CNR) di Bari, insieme al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova che ha potuto evidenziare altri elementi biologici sulla reliquia di Torino.

Dalla lunga e complessa spiegazione scientifica prendiamo solo le ultime e definitive parole del prof Giulio Fanti, dell’Università di Padova, e tra i curatori della ricerca, che ha affermato: “come le particelle osservate, per dimensione, tipo e distribuzione, non possano essere degli artefatti realizzati nei secoli sul tessuto della Sindone”,

Una risposta interessante perché, nonostante questi test, per quanto approfonditi, per chi ha fede quella è e rimane l’immagine del Cristo morente e per chi non ha fede rimane, al di là di ogni possibile dubbio, solo un misero falso medievale.

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