Ragazzi assorti in videogiochi, foto lavanguardia.com, Creative Commons

Non tutti sono d’accordo nel considerarla una malattia mentale

Dipendenza da gioco online
di Massimo Predieri

Guardate intorno a voi quando siete al bar, nella metropolitana, sul marciapiede affollato del centro, al ristorante: se metà delle persone che vedete ha il capo inclinato in avanti e lo sguardo ipnotizzato dal piccolo schermo luminoso tenuto in mano, non ci vuole molto a supporre che molti di loro, soprattutto i più giovani e i maschietti, siano in preda ad una qualche forma di sortilegio che li isola completamente dal mondo circostante. Sono assenti, immersi nell’universo virtuale del videogioco, con potenziali conseguenze devastanti su molti aspetti della loro vita: il rendimento scolastico e lavorativo, la vita sociale, l’umore.

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha recentemente inserito nell’elenco delle patologie mentali la dipendenza da videogiochi, definita come "una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita".

Molti esperti, tuttavia, non sono d’accordo nel considerare l’ininterrotta e persistente attività di gioco online una malattia diagnosticabile. Diversi psicologi sono scettici che si tratti di un problema a se stante. I criteri diagnostici sono ancora imprecisi, affermano, con un alto rischio di sovradiagnosi.

La definizione che dà l’OMS è: il disturbo da gioco è caratterizzato da uno schema comportamentale di gioco persistente o ricorrente, che si manifesta con compromissione del controllo sui giochi, crescente priorità data al gioco, tanto che questo finisce per avere la precedenza su altri interessi della vita e attività quotidiane, e continuazione o escalation dei giochi nonostante il verificarsi di conseguenze negative.

Come base diagnostica, argomentano molti psicologi, lascia troppo spazio all’interpretazione. Stime teoriche sulla sua prevalenza, porterebbero portare alla conclusione che decine di milioni di individui in tutto il mondo, soprattutto giovani, sono affetti da disturbo mentale.

Il problema che pongono alcuni psicologi è la relazione causa – effetto dei disturbi di umore. Essi potrebbero essere la causa del videogioco compulsivo, non la conseguenza.

I critici accusano gli esperti dell’OMS di essersi fatti prendere da un “panico moralista”, una paura ingiustificata delle nuove tecnologie, che ricorda le accuse di genitori ed esperti rivolte molti anni fa alla televisione, e prima ancora alla radio, per i suoi presunti effetti dannosi sulla mente.

Naturalmente la questione non è se il videogioco compulsivo sia una cosa buona o cattiva, ma se e quando tale comportamento debba essere curato come una malattia, con terapie psichiatriche e farmacologiche.

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