Fossili (foto di Pubblico Dominio)

Una pseudo-scienza ancora semplice teoria piena di contraddizioni

Evoluzionismo: una verità tutta da provare
di Antonello Cannarozzo

Quando parliamo di scienza intendiamo un sistema, una ricerca condotta con metodi rigorosi riproducibili attraverso delle prove, dunque una descrizione oggettiva in grado di consentire anticipazioni e previsioni della realtà e delle leggi che regolano i fenomeni, dove nulla, per dirla in parole povere, viene lasciato al caso.

Nonostante questo assioma, da oltre cento anni è stata creata una pseudo- scienza che prende il nome di evoluzionismo, una teoria, perché tale è e rimane a tutt’oggi, ma che ideologicamente è diventata addirittura legge scientifica.

Al momento, in mancanza di prove certe, non sappiamo se è una teoria con un fondo di verità, ma sappiamo che mettersi contro questa idea che considera la vita un continuo evolversi è, secondo gli evoluzionisti, negare addirittura la scienza, il progresso, essere di fatto contro la civiltà della conoscenza, privi di seri argomenti per contestare ciò che invece è la “perfetta legge (sic) dell’evoluzionismo”.

Ora è comico se non fosse tragico per i risvolti che esso comporta, accettare supinamente una idea del genere e sottostare alla dittatura della conoscenza.

Purtroppo, si deve prendere atto, e questo vale per tutti noi esseri umani, che abbiamo solo una minima conoscenza della nostra vita attuale, da dove veniamo e dove andiamo nessuno lo sa, salvo le persone di fede, ma questa non è un ambito scientifico, ciò nonostante con questo immenso vuoto di informazioni ci arroghiamo il potere di sapere come è nata la Terra, come si è evoluta, i suoi primi abitatori e così via, parlando di qualcosa vecchia di alcuni miliardi di anni, ma con la sicumera di sapere esattamente cosa sia successo agli albori della nascita del pianeta ed anche oltre.

È come avere - scrive il fisico Mariano Artigas una moviola per ricostruire le fasi di una partita di calcio, ma a disposizione abbiamo pochissimi frammenti, per di più sfigurati dal tempo (e qui si parla di centinaia di milioni di anni. Ndr). In simili condizioni gli studiosi devono mescolare molte cognizioni, talento e tanta fantasia per coprire i pezzi mancanti, (anzi crateri, ndr) di conoscenza dei fatti.”, e per comprendere come l’evoluzionismo poi si sia affermato, ancora Artigas afferma che: “In effetti Darwin non ha dimostrato la verità delle sue teorie, ma è stato convincente”.

Quando il Caso è più intelligente degli scienziati

In realtà il padre di questa nuova branca del sapere propose una teoria sull’evoluzione senza alcuna prova fondata, una vera contraddizione scientifica, come, tra l’altro, l’affermazione che in una specie vivente possano comparire organi e funzioni nuove prodotte a sua volta da una nuova e complessa informazione genetica, ma in che modo poi si dovesse generare questa nuova informazione genetica la risposta è alquanto contraddittoria perché tutto dipende dal caso il quale dimostra però, nonostante gli evoluzionisti, una intelligenza e un progetto eccezionali.

È come se avendo una macchina complessa, ad esempio un aereo caccia ultima generazione, e affermiamo che le migliaia di componenti del velivolo si sono assemblati casualmente da soli e se poi vola è sempre e solo per caso.

Non crediamo che occorra una mente elevata ai massimi sistemi per comprenderne le incongruenze e i luoghi comuni e le fantasie di certe argomentazioni.

Un assurdo, ma è così che alcuni evoluzionisti, non tutti per fortuna, argomentano le proprie convinzioni.

Ciò nonostante finalmente si fanno avanti nuove generazioni di ricercatori che viste le prove, senza citare Dio o la Creazione, parlano ormai apertamente di una progettazione intelligente in antitesi alla casualitàche coinvolge anche gli evoluzionisti come il matematico dell’università Notre Dame, William Dembski, afferma che questa progettazione: “è una teoria pienamente scientifica che formuliamo come tale”.

Una delle asserzioni che sembrano vincenti nel campo evoluzionista è l’ultima frontiera della scienza ancora tutta da esplorare come il Dna nel quale, secondo gli evoluzionisti, avvengono continue mutazioni casuali.

Il genetista di fama come James Shapiro ricorda invece che proprio il Dna è forse la struttura più stabile nell’universo ed eventuali mutazioni sono fenomeni rarissimi. In realtà esso si riproduce sempre uguale proprio per difendersi da ogni modificazione e, dunque, dal degrado come avviene per ogni cosa sulla Terra, altro che continuo cambiamento od evoluzione.

Il Dna e le manipolazioni dell’uomo

Se proprio vogliamo essere precisi le uniche modifiche frequenti al Dna sono quelle che vengono manipolate in laboratorio e ne sa qualcosa il piccolo Drosophilia o moscerino della frutta che da oltre ottant’anni viene studiato perché ogni mese produce una nuova generazione grazie alla quale in poche settimane si possono osservare i risultati degli esperimenti sul povero animaletto.

Purtroppo, ogni mutazione intervenuta sul suo Dna ha causato non certo una evoluzione, ma situazioni tragiche come la nascita di insetti senza zampe, senza occhi, senza ali costretti a vivere solo in laboratorio, inoltre in natura non avrebbero mai potuto trasmette queste modifiche al loro patrimonio generico alle future generazioni e meno che mai, nonostante i milioni di interventi, ha dato vita ad una nuova specie.

Un altro caso particolare che dovrebbe essere esplicativo per gli evoluzionisti è un piccolo animale della famiglia dei granchi, il limulo, la cui presenza è datata da alcuni fossili vecchi di trecento milioni di anni, ebbene questa creatura ieri come oggi non ha mai subito alcuna evoluzione, è rimasta sempre la stessa con una struttura già perfetta per la propria esistenza senza alcuna variazione.

Così come avremmo dovuto trovare tra milioni di reperti almeno un elemento per provare questa transizioni e invece niente come afferma onestamente Colin Paterson, paleontologo e autore tra l’altro proprio del libro ‘Evoluzione’, che afferma: “Concordo pienamente con i commenti al libro in cui si sottolinea l’assenza di prove dirette di transizione evolutive. Se mi fosse stata nota l’esistenza di un fossile di questo tipo, l’avrei incluso tra le mie argomentazioni - e conclude amaramente – Ma non ne esistono”.

Gli fa eco un altro evoluzionista come Stephen Stanley il quale dichiara:”In effetti, non esiste un solo reperto fossile che sia in grado di documentare in modo convincente la transizione da una specie all'altra."

A questo punto possiamo citare il famoso esempio esposto dal biochimico Michel Behe quella della trappola per topi. Una macchina estremamente semplice formata da cinque soli pezzi dall’esca alla molla, per intenderci, ma proprio la sua semplicità non può essere ridotta, se viene a mancare anche un solo pezzo la macchina non ha un funzionamento difettoso, semplicemente non funziona più. Pertanto, non può essersi formata a poco a poco inserendo nuovi miglioramenti. La trappola, afferma Behe, è nata così fin dall’inizio con una funzione ben precisa altrimenti non potrebbe esistere.

Manca sempre la prova regina 

Una conferma a questo esempio viene dal paleontologo Mark Czarnecki, evoluzionista, che ha spiegato come la vita complessa appaia improvvisamente nella documentazione fossile:

"Un grave problema nel provare la teoria proviene dalla documentazione fossile, cioè le impronte delle specie scomparse preservate nelle formazioni geologiche. Questo ambito non ha mai rivelato tracce delle ipotetiche varianti intermedie di Darwin, mentre prova che le specie appaiono e scompaiono bruscamente, e tale anomalia ha alimentato la tesi creazionista secondo cui ogni specie sia stata creata da Dio."

Anche l'evoluzionista Stephen J. Gould dell'Università di Harvard ha dovuto constatare che i dati scientifici veri affermano che le specie non mutino.

Ecco cosa ha dichiarato lo scienziato in una conferenza presso lo Hobart e William Smith College:

"Ogni paleontologo sa che la maggior parte delle specie non mutano. Ciò è fastidioso ammetterlo ... mette addosso una terribile angoscia. Possono diventare un po' più grandi o irregolari, ma restano comunque le stesse specie. Eppure le prove di questa notevole stasi sono state ignorate. Se le specie non mutano, non è possibile parlare di evoluzione."

Vogliamo concludere con un articolo ripreso dalla prestigiosa rivista ‘Le Scienze’ del 18 luglio 2015 in risposta ai cosiddetti anti evoluzionisti con una una serie di repliche alle critiche.

Tra queste c’è sembrata interessante la seguente affermazione: “L'evoluzionenon può spiegarecome è apparsa la vita sulla Terra. L'origine della vita rimane un mistero, ma i biochimici hanno imparato molto su come si possono essere formati acidi nucleici, amminoacidi e altri elementi primigeni alla base della vita e come si sono organizzati in unità auto-replicanti e autosufficienti, gettando le basi della biochimica cellulare. Le analisi astrochimiche suggeriscono che un bel po' di questi composti potrebbe aver avuto origine nello spazio per poi cadere sulla Terra con le comete, uno scenario che può risolvere il problema di come questi componenti abbiano fatto la loro comparsa nelle condizioni che prevalevano quando il nostro pianeta era giovane”.

Affermazioni tutte, come leggiamo, al condizionale, dunque, sempre teorie che vanno suffragate da prove certe, altrimenti con questo sistema possiamo aggiungere, senza tema di smentita, tra i fattori che hanno determinato la vita sulla Terra o nell’universo anche le scie chimiche, gli alieni e mago Merlino.

Il problema è e rimane lo stesso, pur ammettendo l’origine della vita grazie alle comete, alla biochimica cellulare e così via, rimane il dubbio di come si sono a loro volta manifestati questi elementi e cosa li ha spinti a creare elementi tanto complessi.

Tra le cause, teoria per teoria, scusandoci con gli evoluzionisti ci permettiamo di fare una domanda per loro scandalosa: “Ma in tutto questo caos non sarebbe più logica la presenza di Dio?

 

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