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Olismo: ultima spiaggia?
Luisanna Tuti

Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la depressione, nelle sue forme più varie, sarà la malattia del futuro più diffusa nella parte più ricca del mondo. Più forte nei Paesi  produttivi, come il Nord Europa ed in quelli con meno tutele sociali come gli USA.

La condizione di disagio globale che si riscontra oggi, come il cibo spazzatura, i lavori sempre più precari, il traffico,  il valore dato ai beni materiali, provoca nell'individuo un tale stress da rendere sempre più difficile stare al passo con i tempi senza “cedere”.

Per difendersi, ( secondo i ricercatori scientifici di teorie alternative), è urgente e necessario produrre degli anticorpi, cioè delle strategie di “resistenza individuale” che non possono essere cercate nelle pillole, pubblicizzate dalle case farmaceutiche come promesse miracolose di guarigione dei nostri malesseri, bensì nella ricerca interiore.

E' a questo punto che nasce l'olismo, corrente scientifica e filosofica che sostiene l'unità totale ed inscindibile degli esseri viventi, nei quali ogni organo è strettamente connesso a tutti gli altri.

Secondo questa teoria un caso di depressione non può essere curato con psicofarmaci che agiscono sul  funzionamento del cervello, bensì indagando nell'insieme della persona: stile di vita, alimentazione, ambiente di lavoro, famiglia.

L'uomo deve essere considerato nella sua unità di corpo, mente e spirito, riportandolo alla consapevolezza del momento che sta vivendo, affrontando con capacità di piena presenza le esperienze del presente.

L'olismo è quindi una disciplina strettamente connessa alla meditazione, discendente da discipline orientali, ma liberata da ogni retorica religiosa. Serve per metterci in relazione con il disagio  e il dolore che prima o poi tutti sperimentiamo e dobbiamo affrontare; ci insegna a non respingere e a non negare nessuno stimolo, traendone invece motivo di crescita e di creatività.

Vivere le esperienze del presente, senza lasciarle correre via. Accettare le sue gioie e difficoltà e senza rifugiarsi  nei ricordi e nei pensieri che ci fanno sentire meglio, pianificando un futuro immaginario irrealizzabile.

Secondo i sostenitori di questa filosofia, è indiscutibile il valore della meditazione nell'incremento dell'attività del lobo prefrontale sinistro, area da cui partono le sensazioni positive del cervello, riuscendo a gestire emozioni come la paura. Allo stesso modo le discipline meditative sono in grado di rinforzare il sistema immunitario, diminuire i livelli di invecchiamento cerebrale e cellulare,  migliorando il decorso di alcune patologie invalidanti come l'Alzheimer.

In conclusione sembra dimostrato e non contestabile che l'approccio olistico e meditativo migliora il funzionamento del nostro corpo e la nostra capacità di reagire in maniera positiva agli ostacoli che la vita ci pone dinanzi.

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