Ancona, piazza del teatro - macerie di palazzo Trionfi dopo i bombardamenti del 1943 (pubblicazione storica della regione Marche del 2004)

Col bombardamento della marina austriaca

Ancona: la prima vittima italiana della Grande Guerra
di Antonello Cannarozzo

Quest’anno si conclude il centenario della fine della prima Guerra mondiale che vide protagonista l’Italia, non solo per la per la travolgente controffensiva di Vittorio Veneto dopo la catastrofe di Caporetto, ma anche per il tributo altissimo di sangue: ben 650mila morti ed oltre un milione di mutilati. Cifre pazzesche se pensiamo alla drammatica situazione economica e sociale del Paese, dopo tre anni di guerra.

Il conflitto cominciò la mattina del 23 maggio con la presentazione della dichiarazione di guerra da parte del nostro ambasciatore a Vienna dopo che il nostro primo ministro Sidney Sonnino aveva pochi giorni prima, il 4 maggio, denunciato all’Austria e alla Germania la fine della ‘Triplice Alleanza’ per la loro entrata in guerra l’anno precedente.

Gli austriaci non aspettavano altro, erano mesi preparavano una guerra contro l’Italia e la sera stessa del 23 maggio, con la dichiarazione di guerra, scatenarono l’inferno, ma non sul fronte delle Alpi come si sarebbe pensato, ma dall’Adriatico.

Fino ad allora le guerre si erano combattute tra eserciti, coinvolgendo raramente la popolazione civile se non erano in prossimità dei campi di battaglia, qui, invece, la flotta austriaca, di stanza a Pola, lanciò una offensiva di bombardamenti verso i porti italiani per di più non militari come Rimini, Senigallia, Fano, Pesaro, Porto Recanati, scendendo fino alle Puglie colpendo Manfredonia.

Ma la città martire di quei primi momenti di guerra fu Ancona che forse pochi ricordano, con oltre 60 morti e decine di ferite senza contare le distruzioni agli edifici, ma un’altra catastrofe ancora peggiore colpirà la città con migliaia di morti grazie ai bombardamenti degli anglo-americani il primo novembre del 1943.

La città picena fu un facile bersaglio per le forze militari della marina austriaca, anche per la sua conformazione morfologica e con una minima difesa militare che però, come vedremo, seppe difendere la città.

In poche ore venne messa in ginocchio dal cannoneggiamento dal mare che colpì, tra l’altro, il Duomo, il cantiere navale, le navi dei pescatori ormeggiate al porto, la caserma della Guardia di Finanza e vari quartieri della città.

La prima vittima di questa incursione e anche del conflitto fu una donna di 62 anni, Filomena Naspetti, che morì “in seguito a ferite prodotte da schegge di proiettile di artiglieria alle 4.50 del 24 maggio 1915”, come troviamo scritto sul suo certificato di morte. 

Dopo una notte di bombardamenti, la città alle prime luci dell’alba non solo contava i suoi primi morti, i tanti feriti e le macerie che ormai si accumulavano lungo le strade della città, ma, soprattutto, l’angoscia e la paura della gente che non aveva capito inizialmente cosa stava succedendo.

Fu in questo frangente, come già accennato, che le nostre batterie militari poste sulla costa cominciarono a sparare e anche se non colpirono alcun bersaglio bellico riuscirono comunque a distogliere i bombardamenti dalla città verso di loro, sacrificandosi al posto dei civili.

La mattina del 24 era di nuovo cominciata con i bombardamenti dal mare e i gas fumogeni sganciati da un aereo austriaco, atti che avevano reso la vita della città in poche ore un vero inferno.

Ma come per ogni storia che si rispetti anche in questa c’è il lieto fine con il classico “arrivano i nostri”, cioè l’aviazione italiana.

Dopo i bombardamenti austriaci si ebbe un silenzio irreale nella città, come narrano le cronache, quando all’improvviso si sentì in lontananza l’arrivo di aerei, dopo una iniziale paura per quello che avevano vissuto, gli anconetani esultarono quando si accorsero che erano aerei del nostro esercito, ma l’emozione più grande ci fu quando in cielo si stagliò il grande dirigibile ‘Città di Ferrara’ decollato da Jesi.

L’entusiasmo a quel punto fu incontenibile e la gente sembrava impazzita di gioia, la guerra, pensavano, era finita, mentre, purtroppo, non era ancora neanche cominciata e si dovrà aspettare altri tre anni di sofferenze per poter esultare per la fine del conflitto.

Quel giorno avvenne anche un episodio drammatico che trasformò comprensibilmente la gioia per la fine dei bombardamenti in rabbia contro gli austriaci che li avevano provocati.

Dalle parti del porto fu catturato un soldato austriaco, forse faceva parte di una compagnia d’assalto, in breve l’uomo venne preso e linciato dalla popolazione come capro espiatorio di ciò che era successo.

Fu solo la prontezza e il coraggio dei carabinieri a sottrarlo da morte certa.

Pochi giorni dopo il fronte si spostò sul confine alpino e divenne la guerra quel massacro che tutti conosciamo e i sessanta morti di Ancona vennero ben presto dimenticati e con lei la prima vittima di Guerra: Filomena Naspetti.

La guerra nell’Adriatico durò però quasi per tutto il periodo dell’ostilità. L’allora Regia Marina, infatti, adottò il blocco dell’Adriatico, in particolare nel suo punto d'accesso presso il Canale d'Otranto, insieme all’alleata marina inglese.

Lo scopo di questo sbarramento era di impedire i rifornimento via mare all'Impero austriaco che fece di tutto, ma inutilmente, per sbloccare la situazione con scontri navali assai violenti da ambo le marine con l’affondamento di navi anche quelle adibite al trasporto di truppe, come il nostro piroscafo Principe Umberto, silurato nelle acque di Valona l'8 giugno 1916, che trascinò in fondo al mare quasi duemila uomini.

La Marina italiana, è bene ricordare, non attuò solo azioni offensive come anche di salvataggio come nel gennaio 1916, quando riuscì a salvare gli uomini dell’esercito serbo in fuga dalle forze armate austriache e turche.

Circa 200.000 soldati serbi e 30.000 loro prigionieri austro-ungarici si salvarono grazie al ponte navale italiano che dalle coste albanesi li portò sani e salvi in quelle pugliesi.

Anche questa fu la Grande Guerra che è bene ricordare.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.